giovedì 10 giugno 2021

RECENSIONE " E VERRA' UN ALTRO INVERNO " di MASSIMO CARLOTTO, UN NOIR CHE SOVVERTE LE REGOLE.

 




In questo nuovo romanzo di Massimo Carlotto assistiamo a un capovolgimento dell’ambientazione a cui eravamo abituati con i suoi libri. I protagonisti di questo noir sono tutte persone perbene. In “ E verrà un altro inverno “ non ci sono delinquenti, a parte il Righetti, detto Riga, che però è una mezza tacca. Il suo ruolo, infatti, sarà solo quello di fornire una pistola che servirà a uccidere. 

I protagonisti di questo romanzo sono invece gente “normale”, perbene, che nelle varie classi sociali sente l’orgoglio di vivere in una valle dove “i problemi vanno sistemati fra di noi.” 

L’unico che non appartiene al sistema è Bruno Manera, ricchissimo imprenditore edile che, rimasto vedovo a 50 anni, ha sposato in seconde nozze Federica Pesenti, che di anni ne ha 35. E proprio per farla contenta Bruno Manera si trasferisce dalla città a quel microcosmo valligiano, dove rimarrà per sempre un “foresto”. E si sa che la gente che viene da fuori non può aver fatto tutti quei soldi in modo onesto.

Alla base della piramide sociale ci sono Robi e Michi Vardanega, due cugini che hanno sposato le sorelle Sabrina e Alessia. Entrambi sono rimasti disoccupati ma non hanno intenzione di andare a cercare lavoro fuori dalla valle, quasi fosse un disonore. 

Bruno Manera diventa il bersaglio delle loro frustrazioni e miserie, finché non si intromette Manlio Giavazzi. Quest’ultimo, guardia giurata della banca principale del paese, dal suo punto di vista privilegiato della piazza, osserva e sa tutto di tutti: pettegolezzi, affari, tradimenti. E’ lui stesso ad andare da Bruno Manera con la promessa di dargli protezione dai due cugini Vardanega. 

Da questo punto in poi si scatena una serie di crimini, falsità, giochi pericolosi che, come sempre con i libri di Massimo Carlotto, non lasciano un attimo di tregua.

Nell’insieme le donne si dimostrano più furbe e coraggiose degli uomini, in particolare Federica Pesenti e le due sorelle Sabrina e Alessia. 

Ma non si creda che, dopo una serie di crimini, colpi di scena e strategie criminali poste in essere, qualcosa cambi nel piccolo paese della valle.

Con perfetta circolarità, le brave persone tornano a essere le stesse brave persone che erano all’inizio del romanzo. E l’inverno che verrà sarà uguale a tutti gli altri inverni. 

Romanzo imperdibile per tutti i fan di Massimo Carlotto e per chi vuol leggere un noir che sovverte tutte le regole.



" E verrà un altro inverno " di Massimo Carlotto, edizioni Rizzoli, 350 pagine da leggere sia in versione cartacea sia in ebook.






sabato 17 aprile 2021

" Later " di Stephen King, e l'adolescenza di un ragazzo "diverso" dagli altri.






In questo romanzo Stephen King si occupa di uno dei temi in cui, secondo me, riesce al meglio: l’adolescenza. “Later” racconta la crescita e la maturazione di un bambino, Jamie, che ha una dote particolare: riesce a vedere e comunicare con le anime dei morti al momento della loro dipartita. La madre Tia gli impone di non parlare mai con nessuno di questo “dono”, perché non verrebbe compreso. Tia è un’agente letteraria e ho l’impressione che l’autore si sia divertito parecchio a creare questo personaggio, magari ispirandosi alla sua stessa agente, alla quale il romanzo è dedicato.

Tia è una madre single che ha rilevato l’agenzia letteraria del fratello quando questi si è ammalato di demenza precoce. A quel punto Tia ha dovuto farlo ricoverare in una clinica privata, anzi in varie cliniche a seconda dell’andamento delle sue finanze.

All’inizio del romanzo, infatti, Tia vive con il figlio in un lussuoso appartamento in una delle più belle zone di New York e ha anche un appartamento che gli serve come ufficio per l’agenzia letteraria. Ma l’incauto investimento delle finanze sue e di suo fratello in una società truffaldina, causerà la perdita di tutti i suoi risparmi. Tia e Jamie saranno costretti a lasciare l’appartamento e l’ufficio, e a spostare lo zio in una clinica assai meno costosa. 

Sarà proprio Jamie, con il suo dono speciale, a salvare la madre dalla bancarotta quando il suo principale cliente, uno scrittore di saghe, muore improvvisamente d’infarto.

Altro personaggio importante del romanzo è Liz, la compagna di Tia, e King è molto abile nel mostrare il rapporto che si crea fra lei e Jamie quando Liz va a vivere da loro. Purtroppo il personaggio di Liz è in lotta fra il bene e il male, e a farne le spese per molti anni sarà proprio Jamie.

Anche se il protagonista ripete spesso “questo è un romanzo dell’orrore”, come in tutti i libri di King le tematiche che entrano in gioco, oltre all’eterno opporsi fra bene e male, sono parecchie, per esempio l’abuso di droga e di alcol, il rapporto fra madre e figlio, le relazioni fra scrittori e agenti letterari (almeno negli USA). 


“Later” è tradotto da Luca Briasco e ha meno pagine rispetto ai soliti libri di Stephen King (circa 300), ma sicuramente è un romanzo da non sottovalutare. E i colpi di scena non mancano, anche quello finale che ci svela chi è il padre di Jamie.


sabato 27 marzo 2021

" Lo specchio macchiato dal tempo " di Stefania Convalle, quando realtà e fantasia coincidono.

 






Ho centellinato le pagine di "Lo specchio macchiato dal tempo" di Stefania Convalle, come faccio sempre con i libri che so in anticipo che mi piaceranno. Sono entrata in punta di piedi nella vita dei personaggi: Alice, Minerva, Vittoria e tutti gli altri. Perché è così che Stefania Convalle ci fa conoscere i suoi personaggi, capitolo dopo capitolo, con profondità introspettiva e leggerezza insieme.

In questo modo, dato che non conosciamo i personaggi fino in fondo dall’inizio (e nemmeno loro conoscono se stessi veramente), si crea un mistero attorno a loro e alle loro vicende.

Alice è una cameriera, non possiede un cellulare ma la notte scrive a macchina (e non sappiamo cosa). Conosce Vittoria, una cliente assidua del ristorante dove lavora, e subito prova per lei affetto, senza sapere nulla della sua vita. Vittoria giocherà un ruolo importantissimo nella vita di Alice, per poi apparentemente sparire nel nulla.

Poi c’è Minerva, detta Minnie, un’attrice che sta interpretando un ruolo in un film che si sta girando, e questo ruolo sembra essere proprio la vita di Alice. Quando le due donne si incontreranno fortunosamente, la realtà e la fantasia della sceneggiatura del film si mischieranno, e il lettore si ritrova di fronte a una matassa un po’ ingarbugliata.

Con grande maestria l’autrice scioglie davanti ai nostri occhi tutti i nodi, e in modo assai verosimile. Così ci lascia meditare, capitolo dopo capitolo, sul senso della vita e sulla possibilità che ciascuno di noi possiede di cambiare il proprio destino.

Come in uno specchio macchiato dal tempo, Alice, Minnie e Vittoria riescono a vedere il proprio passato e scoprono che si può porre rimedio ai propri errori e intanto continuare a vivere in una Milano romantica che fa da contraltare a tutti i personaggi. 

Lungo tutto il romanzo scorre il filo rosso della maternità, a volte rifiutata, a volte cercata a ogni costo, più spesso una maternità che nasce fra persone che non hanno legami di sangue.

Stefania Convalle ci consegna un libro dal quale è difficile staccarsi, perché si ritrova un pizzico di noi stessi in ciascuno dei personaggi, che alla fine rimangono come persone in carne e ossa nei nostri pensieri.


“ Lo specchio macchiato dal tempo “ di Stefania Convalle, Edizioni Convalle, lo potete trovare in edizione cartacea dal sito della casa editrice o su IBS.



domenica 7 marzo 2021

" Una giornata di nebbia a Milano " di Enrico Vanzina, e la nostalgia letteraria per ogni lettore.

 




Il protagonista di "Una giornata di nebbia a Milano" è Luca Restelli. Anzi, i protagonisti sono due, perché c’è anche Finnekans (omaggio a Joyce); dietro questo pseudonimo l’autore ha celato Andrea G. Pinketts. 

E’ proprio lo scrittore milanese, prematuramente scomparso, a fare e disfare il caso. Perché di omicidio si tratta e l’assurdo è che il giornalista che deve scriverci un articolo è proprio il figlio della vittima. Giovanni Rastelli, anni sessantasei, morto ammazzato con 3 colpi di pistola in una giornata di nebbia in corso Vercelli. La nebbia a Milano, una rarità, ormai.

Il lettore si diverte molto, nonostante si tratti di un giallo con tutti i crismi, a seguire questa strana coppia di investigatori: l’uno con il padre ammazzato e la madre ritenuta colpevole, l’altro che ci trascina fra i più famosi autori di capolavori noir e non solo. 

E’ un libro molto colto, questo romanzo giallo di Enrico Vanzina, ma nel senso migliore del termine. Chi sa riconoscere tutti i riferimenti letterari sorride; chi non ha letto tutti i libri nominati da Finnekans prende nota per leggerli, finalmente.

E le suggestioni non sono solo letterarie, ma anche cinefile: la fidanzata di Luca, Valentina, insegna storia del cinema, e per spiegare l’amore tira in ballo niente meno che “ L’avventura “ di Michelangelo Antonioni. 

Così fra suggestioni cine-letterarie e girovagare nei locali preferiti da Finnekans alias Pinketts, non si riesce a capire se la madre di Luca sia veramente colpevole (esiste una testimone oculare) né perché avrebbe ucciso il padre.

Nel frattempo, come in tutte le migliori famiglie, Luca scopre che né suo padre né sua madre erano felici ed entrambi avevano i loro piccoli (o grandi) segreti.

Alla fine sarà proprio Finnekans a offrire a Luca la soluzione, o una delle soluzioni, perché la letteratura è a volte più vera della realtà.

Ma qui mi fermo e consiglio di leggere questo romanzo a chi ama la bella scrittura, a chi ha nostalgia di Milano con la nebbia e a chi ama Pinketts.



" Una giornata di nebbia a Milano " di Enrico Vanzina, 208 pagine godibilissime anche da chi non legge gialli, edizioni HarperCollins in brossura o ebook.



Recensione scritta originariamente per MilanoNera e infatti la trovate anche  qui:







lunedì 22 febbraio 2021

"Autobiografia di Petra Delicado " di Alicia Gimenez- Bartlett, ovvero la vita di un personaggio di carta.

 




Questo nuovo romanzo della Bartlett, come si intuisce dal titolo, non è un giallo ma proprio l’autobiografia del personaggio Petra Delicado. L’autrice comincia con il raccontarci della famiglia di Petra, che ha due sorelle molto diverse da lei, un padre di sinistra e una madre conservatrice. 

Mi sono molto immedesimata nella giovanissima Petra, perché è andata a scuola dalle suore in una classe femminile, proprio come la sottoscritta. Anche lei, come me, mal sopporta la disciplina, le messe obbligatorie e tutto il corollario di una scuola religiosa, ma non ne viene mai espulsa perché ha ottimi voti. 

Un altro fattore che influenza l’infanzia e l’adolescenza di Petra è il potere politico ancora in mano a Franco. Solo quando si iscriverà all’università, Petra si troverà a osteggiare il regime insieme agli altri studenti. E proprio durante una manifestazione conosce il suo primo marito Hugo. Già dal rapporto con Hugo si intuisce il carattere apparentemente ribelle, in pratica facilmente manipolabile di Petra. 

Infatti Hugo la convince a lasciare la facoltà di lettere e filosofia, che non porta a sbocchi lavorativi secondo lui, per farla iscrivere a giurisprudenza come lui. Il tutto per costituire un futuro insieme, che si rivelerà poi consistere nell’avere in coppia uno studio d’avvocatura di successo. 

Ben presto Petra capisce che il matrimonio per Hugo non è altro che lavoro, lavoro e ancora lavoro, e l’amore per lui scompare. Dopo averlo tradito un paio di volte, Petra comprende di rivolere la sua liberà e di odiare il lavoro di avvocata.

E’ interessante come la Bartlett riesca a rappresentare al meglio le varie fasi di un matrimonio fra due persone che non avrebbero dovuto sposarsi tra loro. Petra non cade nel vittimismo, anzi ci sono alcune pagine davvero divertenti nelle quali descrive i suoi improbabili amanti.

Chiuso il capitolo del matrimonio con Hugo, Petra si trova a dover scegliere cosa fare anche della sua vita professionale. Dopo aver ascoltato alcuni poliziotti che conversano fra loro sulla loro attività, Petra comincia a pensare a una carriera nella polizia. Si iscrive quindi al corso per entrare in polizia, che dura tre anni e si svolge in un piccolo paese, e dove ci sono solo 7 donne e tutti gli altri sono uomini, 

La parte del corso è molto interessante, anche perché ci si stupisce di come Petra, refrattaria alla disciplina delle monache, riesca a seguire la disciplina militare. 

Chi ha letto i libri con protagonista Petra Delicado, sa che si è sposata 3 volte: “ per primo un uomo che cercava una figlia come moglie; per secondo uno che cercava una madre e non una moglie” e poi finalmente Marcos, il terzo marito. Che porterà con sé ben 4 figli, contravvenendo alla regola di Petra che non aveva mai voluto figli. 

Ho amato molto le pagine nelle quali l’autrice descrive la vita sentimentale di Petra, perché vi è una notevole introspezione anche dei personaggi maschili, e dei compromessi che Petra affronta nei primi due matrimoni, ma senza successo.

In sostanza un libro che gli aficionados di Petra Delicado non possono lasciarsi sfuggire: io mi sono divertita molto leggendolo, e ho anche trovato alcuni interessanti punti di riflessione sui rapporti uomini/donne e sull’amicizia.



" Autobiografia di Petra Delicado" di Alicia Gimenez-Bartlett, 464 pagine molto accattivanti in brossura o in ebook, pubblicato da Sellerio.


Recensione pubblicata anche su MilanoNera.

martedì 9 febbraio 2021

" La pazienza del diavolo " di Roberto Cimpanelli, e l'astuzia degli uomini.

    




Questo libro è il romanzo d’esordio di Roberto Cimpanelli, che è regista e distributore cinematografico.  Il protagonista è Ettore D’Amore, detto anche Herman per via della madre americana. Ermanno è un ex-poliziotto che ora gestisce la libreria di famiglia a Trastevere. Ad aiutarlo la giovane Francesca Salsa, che sta per finire gli studi universitari ed è appassionata di cinema e di gialli. Francesca, che è senza genitori, è cresciuta con la zia Giulia Maffei che, oltre ad essere una vicina di casa di Ermanno, è stata anche la sua professoressa di lettere al liceo. 

Ermanno ha subito un grosso trauma nel corso dell’ultimo caso su cui aveva investigato, ecco perché ha lasciato la polizia. E’ in cura dallo psichiatra Bruno Fracassi, che scopriremo avere un duplice ruolo nel romanzo. Lo psichiatra ha prescritto come cura a Ermanno un’intensa attività sessuale e la cura della libreria di famiglia. 

Improvvisamente ricompare nella vita di Ermanno Walter Canzio, che è stato il suo partner in polizia. Questi ha bisogno del suo aiuto perché c’è un serial killer, munito di fiocina da sub, che sta uccidendo dei delinquenti rei di crimini sessuali che l’hanno fatta franca con la giustizia.  E questi delinquenti erano stati arrestati proprio da Ermanno e Walter, che si sentono chiamati in causa loro malgrado. Ermanno dapprima non ne vuole sapere, poi cominciano ad arrivare dei DVD indirizzati a loro, sui quali sono registrati con una telecamera GOPRO gli omicidi del serial killer.

A fare da contraltare alla coppia c’è il commissario Gaetano Brugliasco, che non vede di buon occhio le loro indagini da indipendenti: fra i tre uomini non era mai corso buon sangue. Ora però c’è un serial killer inafferrabile da catturare, e i tre passano sopra i ricordi del passato. 

Tra i vari personaggi del romanzo un posto particolare lo occupa padre Sinisa, curato di campagna, che intavola con Ermanno discussioni teologiche, e gioca un ruolo fondamentale nel corso delle indagini.

Il romanzo è molto ben scritto e ogni personaggio opportunamente forgiato (per me Francesca e Giulia sopra tutti) e ha un ritmo travolgente. C’è anche una parentesi cubana, perché Walter deve andare a farsi operare là, dove vivono la sua donna e suo figlio.

C’è una giusta dose di particolari horror nei video che vengono recapitati e il protagonista rischia di lasciarci la pelle.

Ma la caratteristica principale che vi farà amare questo romanzo è che fino all’ultimo niente e nessuno é come appare e i colpi di scena vi lasceranno senza fiato.




" La pazienza del diavolo " di Roberto Cimpanelli, 448 pagine edito da Marsilio, disponibile sia in brossura sia in epub.




lunedì 14 dicembre 2020

“Buonvino e il caso del bambino scomparso” di Walter Veltroni, un giallo...romano.

 




Il commissario Buonvino, dopo aver brillantemente risolto il caso precedente, che gli ha dato notorietà, ritorna alla routine del suo commissariato di Villa Borghese. E’ un protagonista simpatico, questo commissario pacioso e mite, che dirige una squadra che parrebbe di “sfigati”.

Nel frattempo al commissariato sono arrivati due nuovi agenti a rimpinguare il gruppo: Stefano Cavallito e Veronica Viganò. Mentre il primo riesce ad attirarsi subito le antipatie del resto del gruppo, la Viganò colpisce al cuore Buonvino. Infatti lui vede nella bellissima ragazza una copia del suo ideale femminile, Alida Valli, di cui conserva una foto nel portafoglio.

Un giorno, mentre passeggia nel parco, una ragazza sconosciuta gli si avvicina e, dopo essersi assicurata che lui sia il commissario Buonvino, gli chiede di parlargli di un fatto grave accaduto proprio lì, qualche anno prima. 

Buonvino decide quindi di accogliere in commissariato la giovane Daniela. Lei gli dà un vecchio DVD: un filmato della sua famiglia, padre, madre e fratellino, che passeggiano per il parco di domenica. Poi spiega che quello stesso giorno suo fratello è scomparso vicino alla loro casa, e chiede al commissario di indagare su questa sparizione avvenuta nel 2009. 

L’indagine si rivela non facile, nonostante Buonvino incarichi le due donne della squadra, Robotti e Viganò, di farsi raccontare tutta la storia dalla ragazza. E l’autore è bravo a farci sentire il senso di colpa che prova Daniela, perché non ha accudito il fratellino al momento di tornare a casa, e poi perché il padre si è suicidato davanti ai suoi occhi, quasi ad accusarla. 

Le due agenti capiscono che la ragazza nasconde qualcosa ma non riescono a carpirle tutta la verità. Nel frattempo fanno conoscenza con la madre, che vive in casa in un mondo tutto suo, passando il tempo a dipingere quadri. Questo della madre è sicuramente uno dei personaggi meglio riusciti del romanzo, con la sua follia iraconda che sfoga su tutti, poliziotte comprese. 

Buonvino riesce anche a far collaborare il nuovo arrivato Cavallito con il collega Cecconi, dopo che il primo aveva fatto delle avances alla Robotti, che con Cecconi è fidanzata. E i due scoprono di lavorare bene insieme.

"Buonvino e il caso del bambino scomparso" prosegue con un suo ritmo gradevole grazie ai personaggi che risultano tutti accattivanti. Ma alla fine i colpi di scena non mancano e lasciano il lettore letteralmente a bocca aperta.

Un giallo piacevole che consiglio anche a chi di solito non legge i libri di questo genere: l’umorismo e l’ambientazione romana faranno il resto. 


" Buonvino e il caso del bambino scomparso " di Walter Veltroni, è un giallo gradevole, edito da Marsilio e disponibile in brossure e in ebook.



Recensione scritta originariamente per MilanoNera e infatti lo trovate anche  qui:




giovedì 3 dicembre 2020

Mariani e le ferite del passato di Maria Masella, ovvero le colpe dei padri ricadono sempre sui figli?

 



In questo nuovo libro di Maria Masella troviamo il commissario Mariani in congedo per malattia, dopo aver rischiato di morire nell’esondazione del fiume Cerusa. Questo periodo di forzata inattività lo rende nervoso e risente della freddezza nei suoi riguardi da parte della moglie Francesca. E’ molto brava l’autrice a raccontarci con pudore questa crisi coniugale, senza spiegarci da subito cosa turba Francesca e perché non vuole più dormire nello stesso letto del marito. Quando la madre del commissario gli chiede di aiutarlo in una questione delicata, Mariani è quasi contento di poter uscire dalle mura domestiche.

Accompagna così la madre Emma a Nizza Monferrato per parlare con Giuditta, la figlia di Noemi, una sua amica fino dai tempi della seconda guerra mondiale e deceduta qualche mese prima. Emma era una staffetta partigiana, mentre Noemi, essendo ebrea, viveva nascosta. 

Prima di morire Noemi aveva raccontato a Emma come alcuni suoi parenti fossero stati individuati, grazie alla delazione di qualche spia, e poi deportati. Chi aveva denunciato i Pinto, si era poi appropriato della loro bella casa a Torino. Noemi era preoccupata che un erede dei Pinto potesse vendicarsi di quella famiglia.

E qui arriviamo al presente: sulle alture di Bolzaneto una donna e il suo bambino sono stati crudelmente uccisi, e la donna era discendente di quei delatori. In aggiunta a ciò, i due cadaveri sono stati messi in modo da fare defluire il loro sangue, come usano gli ebrei nella macellazione degli animali.

A questo punto il lettore comincia a interrogarsi: è giusta la vendetta, e dopo così tanti anni? E per di più su un bambino innocente? Sarà veramente collegato il duplice omicidio con quella storia antica di delazione, deportazione e morte?

Il commissario Mariani si fa affidare l’inchiesta e torna al lavoro: sente di dover risolvere il caso anche per accontentare la madre.

Riesce così a rintracciare l’erede della famiglia ebrea, e lo incontra. Questi è sfuggente e non l’aiuta nelle indagini.

Ma stanno veramente così le cose? O il movente dell’omicidio è da ricercare nel passato ambiguo della giovane donna uccisa? O forse il colpevole è il marito?

Maria Masella, come sempre, crea un dedalo di possibilità e di dubbi che devono sbrogliare il commissario Mariani e la sua valente squadra.

Ma l’autrice ha una straordinaria abilità nel tirare il coniglio fuori dal cilindro alla fine de “Mariani e le ferite del passato“, e questa caratteristica mi piace, così come mi è piaciuto il girovagare del commissario Mariani nel Monferrato, terra che amo molto.

A ogni modo, i dubbi etici e filosofici che il romanzo suscita nel lettore, non scompaiono alla fine del libro, e sono materiale molto utile anche ai giorni nostri.





Diaponibile in versione cartacea ed ebook, " Mariani e le ferite del passato ", 240 pagine pubblicate dall'editore Frilli, che si leggono tutte d'un fiato.



Recensione scritta originariamente per il sito di MilanoNera e infatti la trovate anche qui:



giovedì 8 ottobre 2020

" Gli occhi dell'assassino " di Hakan Nesser, e l'importanza dei legami di sangue in Svezia.

                                                 







Il nuovo romanzo di Hakan Nesser è un giallo psicologico dove gli “investigatori” sono tre professori: Igor, Ludmilla e Leon. Incuriositi dalle indagini sono anche Andrea, una giovane studentessa, con il suo compagno di classe Charlie. L’ambiente è un ginnasio in un piccolo paese svedese, dove è morto improvvisamente e misteriosamente il professor Kallmann, anche lui insegnante nella stessa scuola. Un posto importante nella trama del romanzo lo occupa Ulrika, che è la madre di Andrea.

Leon, che è stato chiamato a sostituire il professor Kallmann, si è trasferito in questo posto sperduto per sfuggire al dolore della perdita della moglie e della figlia, morte durante una vacanza a Zanzibar.

E’ proprio Leon, mentre riordina la sua scrivania, che prima apparteneva a Kallmann, a trovare una serie di diari scritti dal suo predecessore. Per curiosità comincia a leggerli e scopre che il professore affermava di avere il dono di scoprire se aveva di fronte un assassino, solo guardandolo negli occhi. In effetti tutti i suoi colleghi gli confermano che, mentre parlava con le persone, sfuggiva lo sguardo di tutti. Ritrovato anche l’ultimo diario a casa del professore, scritto proprio nei mesi precedenti alla morte, Leon, e con lui Igor e Ludmilla, si convincono che Kallmann avesse trovato un assassino libero e intendesse forse denunciarlo. 

Il luogo stesso dove è stato ritrovato morto, una casa abbandonata e diroccata, darebbe ragione ai tre colleghi. Infatti in quella casa, decenni prima, si era insediata una setta religiosa, il cui capo spirituale era misteriosamente scomparso. Forse il professore aveva scoperto l’assassino di quell’uomo. 

Al ginnasio intanto si respira una brutta aria: messaggi razzisti contro i ragazzi di origini straniere, scherzi crudeli ai danni degli stessi da parte di un gruppo di naziskin, finché si ritrova il capo di questo gruppo impiccato a un albero vicino alla scuola. I tre professori temono che qualche ragazzo straniero, troppo vessato dagli appartenenti al gruppo, abbia deciso di vendicarsi.

Andrea cerca di indagare sulla morte del professore per conto suo, chiedendo aiuto al compagno Charlie, che le fa domande strane sulla sua famiglia, in particolare sui suoi nonni. Ma non ottiene alcuna informazione e il personaggio di Charlie, rimarrà misterioso fino alle ultimissime pagine del libro. 

E la polizia? Come si suol dire, la polizia brancola nel buio: sia per la morte del professor Kallmann, sia per quella del giovane naziskin non si trovano colpevoli.

Toccherà al lettore dipanare la matassa, piuttosto complessa, e leggere tutto il libro per scoprire che niente è, anzi, niente era come sembrava. 

In " Gli occhi dell'assassino " Nesser ci racconta le usanze svedesi che ci paiono molto diverse dalle nostre. Per esempio Leon, che è in lutto per la perdita di moglie e figlia, impiega assai poco a consolarsi con la collega Ludmilla che, pur essendo sposata con due figli, non esita a buttarsi fra le sue braccia. Dall’altra parte Andrea, quando scopre dalla madre Ulrika che il padre che l’ha cresciuta non è suo padre biologico, vorrebbe partire per cercare in Inghilterra il vero padre. Pare insomma che per l’autore siano i legami di sangue quelli che veramente contano, più di quelli creati dalle istituzioni. E infatti anche il dramma e il mistero del professor Kallmann ruotano attorno a un fatto di sangue famigliare, che sarà svelato solo alla fine, ma che aveva condizionato tutta la sua vita. Forse il modo di sentire i legami di sangue non é poi così diverso nel popolo svedese e in quello italiano, e questo romanzo ci dà vari spunti per rifletterci sopra.



"  Gli occhi dell'assassino " di Hakan Nesser, edizioni Guanda, è un giallo psicologico intrigante e appassionante, lo trovate sia in cartaceo (528 pagine), sia in ebook.


Recensione scritta originariamente per MilanoNera e infatti la trovate anche  qui





 

giovedì 17 settembre 2020

" Omicidio al Roadhouse " di James Ross, un hard boiled da non perdere.

 

                                                    




Nella prefazione a questo romanzo Joe R.Lansdale dice di ritenersi un figlio illegittimo di James Ross, pur avendo letto il libro solo molti anni dopo la sua uscita. E in effetti ci sono molte analogie fra lo stile e la tipologia dei personaggi di questi due scrittori.

In “ Omicidio al Roadhouse ” la voce narrante è quella di Jack MacDonald, un contadino oberato dai debiti a cui non sa come far fronte. Per caso gli capita un’offerta di lavoro da parte di Smut Mulligan, che lo vuole come cameriere/tuttofare nel Roadhouse che intende costruire accanto al suo distributore di benzina. Mulligan ha in mente un locale dove si possa mangiare, bere (soprattutto) e anche ballare grazie a un jukebox. Siamo nel Sud degli Stati Uniti, e lo vediamo anche da come sono considerati i neri dai loro datori di lavoro e da tutti in genere.

In questo noir sembrerebbe che il protagonista Jack riesca a risolvere i suoi problemi, lascia la casa ai debitori, cede i terreni che non producono più cotone, vende il mulo e si trasferisce nel Roadhouse in costruzione.

Il rapporto fra Jack e Smut è quello di un’amicizia che può durare finché entrambi ne ricavano guadagno ma, purtroppo, Smut, nella sua mania di grandezza, contrae debiti per i mobili, per l’arredamento dei bungalow (a disposizione delle coppie che vanno a ballare) e per tutta l’attrezzatura del Roadhuse.

Capita però che quando gli uomini bevono troppo, svelano segreti che dovrebbero tenere per sé. Così Smut scopre che un suo cliente custodisce parecchie migliaia di dollari sotterrati nel terreno attorno a casa sua.

Senza nemmeno spiegare prima a Jack in quale disavventura lo sta trascinando, Smut uccide l’uomo e trova il denaro, che però non spartisce con Jack. Non aggiungo altro alla narrazione della vicenda perché gli avvenimenti diventano sempre più tumultuosi pagina dopo pagina.

Il senso amaro di “ Omicidio al Roadhouse ” è che certe persone, con o senza soldi, con sogni più o meno grandi, non potranno mai elevarsi o trovare fortuna sulla loro strada. Un noir davvero accattivante che sarete costretti a leggere in breve tempo per scoprire come finisce la vicenda.


" Omicidio al Roadhouse " di James Ross, tradotto da Seba Pezzani, sono 382 pagine nude e crude in brossura o in ebook, per la casa editrice Perrone.



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lunedì 7 settembre 2020

" Il primo cadavere " di Angela Marsons, la prima indagine di Kim Stone e la sua squadra.


                               




Esce in Italia il nuovo romanzo di Angela Marsons, scrittrice amatissima nel nostro Paese, tanto da aver vinto il Premio Bancarella 2020 con il suo  “Le verità sepolte”.

“ Il primo cadavere ” può essere considerato un prequel, perché ci racconta il primo incontro e i primi giorni di lavoro di Kim Stone, la protagonista, nella nuova stazione di polizia a Halesowen. Una nuova stazione dopo averne girate tante a causa del suo carattere non molto accomodante, vuol dire un nuovo capo, Woodword, e una nuova squadra da dirigere. 

Questo romanzo è quindi il libro ideale per chi vorrebbe iniziare a leggere i libri della Marsons, ma teme di non comprendere le dinamiche esistenti fra i vari personaggi e, soprattutto, il carattere di Kim Stone, non avendo letto i primissimi libri usciti in Italia. Ma è un romanzo adatto anche a chi, come la sottoscritta, ha letto nell’ordine tutti i suoi libri fin dall’inizio, perché qui ho scoperto dettagli sulle situazioni famigliari e sui caratteri dei personaggi che non erano mai stati narrati precedentemente.

Assistiamo così all’incontro di Kim Stone con il sergente Bryant, sicuro di sé e affidabile, una sicurezza come compagno di lavoro; poi il sergente Dawson, al contrario scansafatiche, arrogante e desideroso di fare carriera; e infine Stacey Wood, la giovanissima agente investigativa, esperta di ricerche al pc.

Naturalmente c’è anche l’indagine, il primo cadavere per la prima indagine della squadra, che ben presto si troverà a indagare su altri omicidi tutti legati dallo stesso filo rosso. Un’indagine che metterà a dura prova la squadra di Kim Stone, dapprima raccogliticcia, poi sempre più coesa ed efficace nel lavoro.

Nel romanzo entra anche una parte che tratta delle donne e dei bambini maltrattati, tema assai caro a Kim Stone (e ad Angela Marsons). Viene infatti raccontato di  un centro dove si nascondono e curano le vittime di violenza, in modo assolutamente gratuito, grazie alle donazioni di persone facoltose. E questo centro avrà un ruolo fondamentale nello svolgimento delle indagini.

“ Il primo cadavere “ è, come sempre nel caso della Marsons, un ottimo thriller dalla trama intricata e assicuro, senza fare spoiler, che solo alla fine scoprirete l’assassino. Inoltre chi non ha mai letto i libri dell’autrice, può cominciare da questo e poi leggere i precedenti anche non in ordine cronologico, oppure aspettare il prossimo come farà la sottoscritta!


" Il primo cadavere " di Angela Marsons, tradotto da Erica Farsetti, sono 206 pagine ad alto tasso adrenalinico, disponibili in versione ebook o cartacea per la Newton Compton Editori.



Questa recensione è stata scritta originariamente per MilanoNera e infatti la trovate qui


mercoledì 2 settembre 2020

" BERSAGLI " di Tony Kent, un avvincente legal thriller.

 




" Bersagli “ di Tony Kent è un avvincente legal thriller pieno di adrenalina. Il primo omicidio del romanzo dà i brividi al lettore e a tutta Londra: un famoso giudice in pensione viene ucciso e crocifisso  in casa sua. Poi tocca a un avvocato con lo stesso modus operandi.

L’ispettore capo Joelle Levy deve ripassare tutti i casi che le due vittime avevano in comune, e deve farlo con le poche risorse che lo stato assegna a Scotland Yard. L’obiettivo è trovare un nemico comune che sia uscito dal carcere e abbia deciso di vendicarsi di entrambi.

Durante le sue indagini la Levy incrocia la reporter tv Sarah Truman e il suo compagno Michael Devlin, un rampante avvocato di successo, entrambi con un passato doloroso alle loro spalle.

Michael Devlin sta difendendo un piccolo gangster, accusato di duplice omicidio, della cui innocenza è fermamente convinto. Deve quindi impegnarsi al massimo in tribunale, ma anche contemporaneamente nella ricerca dell’omicida seriale, perché questi arriva a colpire di nuovo e vicino a lui.

Il ritmo della narrazione è sempre elevato, ma è interessante anche leggere le digressioni con le quali l’autore ci spiega, in modo discorsivo, il complesso sistema legale britannico, come per esempio le differenze tra i vari barrister.

I colpi di scena sono molteplici, e l’omicida pare invincibile e inafferrabile. Non sarà per nulla facile per Joelle, Michael e Sarah riuscire a fermare il serial killer, soprattutto quando arriverà a minacciare proprio Michael e Sarah. Nello stesso tempo Michael sarà costretto a fare i conti con un’ombra nel suo passato, che risale ai tempi in cui lavorava come apprendista avvocato. 

In questo caso non tutto è bene quel che finisce bene: le ultimissime pagine del libro lasciano il lettore, giustamente, con l’amaro in bocca e con la speranza di leggere presto un terzo libro con gli stessi protagonisti. 



" Bersagli " di Tony Kent, edizioni Solferino, sono 432 pagine avvincenti, è disponibile in edizione brossurata o in ebook. 



Recensione scritta originariamente per MilanoNera e infatti la trovate anche qui

giovedì 27 agosto 2020

" Il mio interesse per i casi insoluti: intervista a Massimo Lugli per MilanoNera. "

 

1. Il prossimo mese di agosto ricorre il trentesimo anno dal delitto di Via Poma. C’è qualche altro motivo per il quale tu e Antonio Del Greco avete deciso di scrivere questo giallo?

Il trentesimo anniversario dell’omicidio di via Poma è stata l’occasione per realizzare un progetto che ci era venuto in mente mentre scrivevamo “Città a mano armata”. Il libro era una sorta di viaggio attraverso una serie di casi eclatanti che avevamo seguito, Antonio come investigatore, io come cronista, su binari paralleli. L’omicidio di Simonetta era uno di quelli che hanno fatto più scalpore e, come per il “Canaro della Magliana” o “Quelli cattivi”, abbiamo pensato di trasformarlo in un romanzo.

2. Secondo te, se non ci fossero stati casi di omertà e depistaggi all’epoca, si sarebbe potuto scoprire il vero colpevole?

Non credo che i depistaggi o le ingerenze abbiamo seriamente compromesso l’inchiesta. Per la maggior parte sono state solo perdite di tempo come avviene spesso in queste circostanze. L’indagine è fallita per una serie di altri motivi tra cui, probabilmente, il ruolo di Pietrino Vanacore, mai chiarito del tutto.

3. Qual è l’elemento che, a tuo parere, ha colpito di più l’immaginario degli italiani, che per tanti anni hanno seguito l’evoluzione delle indagini?

Sicuramente a rendere il caso più clamoroso è stata proprio la vittima, Simonetta: una ragazza giovane, bella, riservata e dalla vita assolutamente priva di ombre. La personalità dell’uccisa, la brutalità dell’omicidio e il fatto che sia avvenuto in un ambiente chiuso hanno suscitato una grande emozione corale e attirato l’interesse dei media. Se ci si fa caso, quasi tutte le grandi storie di cronaca nera sono quelle in cui la vittima è una donna

4. Nel libro c’è un episodio, piuttosto divertente, nel quale il vicequestore Elleni si “libera” di una falsa prova. Erano davvero così “improvvisate” le perquisizioni nei casi di omicidio in quell’epoca?

Teniamo conto che siamo nel primo anno dell’introduzione del nuovo codice di procedura penale. Gli investigatori giocano con regole completamente nuove: la polizia giudiziaria, che in precedenza dirigeva le indagini, viene in qualche modo assoggettata al ruolo del Pm, che diventa titolare dell’inchiesta. Tutto era piuttosto confuso e spesso polizia e carabinieri ricorrevano a metodi usati con disinvoltura fino a pochi mesi prima.

5. “Il giallo di via Poma” evidenzia, come nei tuoi libri precedenti, la collaborazione fra la stampa, con il cronista di nera di Repubblica Marco Scalesi, e la polizia, nella persona del vicequestore Tommaso Elleni. Chi è che ci ha guadagnato di più da questa collaborazione nel frangente dell’omicidio di via Poma?

Il rapporto cronisti-investigatori è centrale in tutti i nostri libri. Era una collaborazione basata sul vantaggio reciproco ma anche su amicizia e stima che si creavano negli anni. Noi giornalisti cercavamo notizie fresche e attendibili, gli inquirenti supporto e visibilità. Una sorta di “do ut des”. Ma il rispetto dei reciproci ruoli e la professionalità nel gestirli erano, a mio parere, più solidi rispetto a quello che avviene oggi. Io e Antonio, in questo, siamo due veterani un po’ nostalgici.

6. Capita spesso che personaggi importanti facciano pesare la loro ostilità quando si cerca di indagare o intervistare i loro parenti?

No, questo avviene piuttosto raramente e di solito senza reali conseguenze. Nel nostro sistema penale, soprattutto a Roma, è molto difficile influenzare e depistare un’indagine, soprattutto per omicidio. C’è stato qualche caso sporadico ma non è certo la regola. Chiaramente una famiglia agiata e potente può mettere in campo una difesa più agguerrita con penalisti di grido ma questo fa parte del gioco.

7. Questo libro è scritto da due autori e la vostra è una collaborazione che dura da parecchio tempo: come riuscite a farla funzionare al meglio?

Il segreto è questo: Antonio e io ci divertiamo da matti. Scrivere insieme è una gioia e una scoperta: ci incontriamo, parliamo, ci telefoniamo diverse volte al giorno manco fossimo fidanzati… Nelle scelte creative, nello stile, nei tempi e nella scansione dei romanzi siamo in perfetta sintonia. Io personalmente ho scritto a quattro mani solo “Lo chiamarono Gladiatore” con Andrea Frediani ma in realtà ognuno di noi ha redatto una parte diversa del testo, quindi non è stata una vera e propria collaborazione. Personalmente mi considero un autore individualista. 

8. I casi di cronaca nera insoluta danno la possibilità a te come autore di scriverne, utilizzando anche la fantasia, come nel romanzo “Il giallo Pasolini”. Ma come giornalista non ti sei mai sentito sconfitto o deluso per non aver potuto mettere la parola “fine” a un caso di cronaca nera? E se sì, in quale o quali casi?

Parecchi casi insoluti mi hanno fatto riflettere per anni. Il più atroce fu l’omicidio di Ida Pischedda, negli anni 70: la ragazza, incinta, fu mutilata e straziata. Il fidanzato e sua madre vennero coinvolti, processati e infine assolti: caso mai risolto. Ma anche il giallo di Pier Paolo Pasolini e alcuni aspetti del delitto di Balsorano (l’assassinio di Cristina Capoccitti, 5 anni, per cui venne condannato lo zio Michele Perruzza) mi sono rimasti indelebilmente nella memoria. Detto questo, in tanti anni di cronaca nera si acquisisce, inevitabilmente, una sorta di impermeabilizzazione alle emozioni, altrimenti non si potrebbe andare avanti nel lavoro. Succede sia ai cronisti sia ai poliziotti.

9. Nel libro c’è un personaggio, di cui non parlo per non fare spoiler, che accusa Marco Scalesi di non aver dato, sul giornale, il giusto spazio alla sua assoluzione. Pensi mai al potere che avete voi giornalisti quando decidete di dare un notizia piuttosto che un’altra, e con maggiore o minore risalto?

Ebbene sì, ci penso spessissimo. Una notizia di due colonne sul giornale può rovinare una vita e spesso chi viene stritolato dai media non ha possibilità di rifarsi. Anche Antonio ne sa qualcosa visto che venne accusato, a torto, di complicità con la Banda della Magliana e poi completamente scagionato. Ho cercato di tener presente questo aspetto durante tutta la mia vita professionale.

10. Nei prossimi mesi è prevista l’uscita di un altro tuo libro: di cosa tratterà e sarai l’unico autore? 

Sì, dovrebbe chiamarsi “L’Avvoltoio” (il titolo provvisorio è Narcoroma) e doveva uscire a marzo ma è stato bloccato dal lockdown. E’ una storia di fantasia su una serie di omicidi sessuali vagamente ispirata a una vicenda del passato ma ambientata ai giorni nostri. Nel romanzo compaiono due personaggi a cui siamo affezionati: Tommaso Elleni, alter ego di Antonio e Angela Blasi, investigatrice di punta che, invece, è di pura fantasia e che, secondo me, è una figura femminile riuscita benissimo, con le sue nevrosi e le sue contraddizioni. Mi innamorerei all’istante di una così, se esistesse.

11. Seguendo la tua pagina Facebook, ho visto che nel periodo di lockdown del Covid hai fatto volontariato. A parte questa scelta ammirevole, come è cambiato, se è cambiato, il tuo punto di vista, come uomo e come scrittore, sul mondo e sulla società italiana?

Il volontariato, con l’Associazione italiana sclerosi multipla e la Croce Rossa è stata una scelta a cui pensavo da tempo. La pandemia mi ha dato l’occasione di agire e scendere in campo: non avrei resistito all’inerzia e sentivo l’obbligo di fare qualcosa. Un’esperienza che mi ha cambiato, mi ha fatto vedere molte cose in prospettive completamente diverse e mi ha fatto riflettere sul dolore, la povertà, il bisogno di aiuto. Questo, probabilmente, si rifletterà anche sul mio piccolo lavoro di scrittore. Ovviamente continuerò a prestare la mia umile opera di volontario, soprattutto con l’Aims.

12. Pensi che tu e i tuoi colleghi autori in futuro sarete costretti a fare i conti con la pandemia del Covid, nelle trame e nello stile delle vostre opere, oppure tutto rimarrà invariato?

Non so quanti scrittori stiano scrivendo romanzi ispirati al Covid. Uno, sicuramente, sì: il sottoscritto. Sono a pagina 110 di un libro ambientato in uno scenario catastrofico, dove l’intera umanità è divisa in due grandi fazioni: chi ha tutte le comodità e la tecnologia e chi è ridotto a livello di cavernicoli. Malattie, carestia, animali feroci, montagne di rifiuti, strade distrutte, ville circondate da eserciti privati ecc…Ho ripreso un pochino le tematiche dei miei primi romanzi, quelli con “Lupo Solitario”, con un tocco di post catastrofismo in più. Speriamo funzioni, inshallah.

13. Se ti proponessero di produrre un film o una serie tv da uno dei tuoi libri, quale pensi sarebbe più adatto a una trasposizione e perché? 

Sicuramente la trilogia “Stazione omicidi” su cui ha lavorato una produzione televisiva. I diritti de “Il Criminale” sono stati invece acquistati da un giovane e talentuoso regista e potrebbero diventare una serie tv. Ma il libro più “cinematografico” tra i miei 21 romanzi pubblicati è certamente “Il Guardiano” cui sono particolarmente affezionato perché è incentrato sulle arti marziali, seconda grande passione della mia piccola vita. La prima è la scrittura.


martedì 4 agosto 2020

" Il giallo di via Poma " di Massimo Lugli e Antonio Del Greco....trent'anni dopo.







Con “ Il giallo di Via Poma ” Massimo Lugli e Antonio Del Greco raccontano in modo romanzato, ma seguendo il filo delle indagini, uno dei delitti più brutali accaduti in Italia, e rimasto insoluto: l’omicidio di Simonetta Cesaroni. 

Il prossimo mese ricorrono i trent’anni da quel delitto, e trent’anni sono tanti, se non fosse che quel delitto è rimasto scolpito nel cuore degli italiani. In parte per la giovanissima età della vittima, una ragazza tranquilla, come poteva essere la figlia della vicina di casa o la collega d’ufficio. In parte anche perché si sono susseguiti molti colpi di scena nelle indagini e anche molti presunti colpevoli, poi assolti o giudicati estranei. 

Il romanzo segue con ritmo serrato l’ondivaga ricerca di un colpevole, e si affida, come sempre nei romanzi di questa coppia di autori, a due voci nella narrazione: quella della polizia, nella figura di Tommaso Elleni, vicequestore della sezione omicidi, e la voce della stampa, nella figura di Marco Scalesi, cronista di nera della “Repubblica”. 

Fin dall’inizio le indagini risultavano complesse a causa di due fattori: il luogo, un grande palazzo anonimo con decine di inquilini, e il fattore tempo:  l’omicidio è avvenuto il 7 agosto, quando tutta Roma era deserta, tutti erano in vacanza e risultava  impossibile trovare testimoni. 

I primi a essere interrogati sono infatti il portiere e sua moglie, che daranno risposte vaghe e contraddittorie. Lo stesso metodo di ricerca della polizia non è quello dei RIS attuali e quindi qualche errore può essere stato commesso. Penso ad esempio all’episodio in cui il vicequestore capisce che l’impronta di una suola insanguinata su un muro, è stata lasciata involontariamente proprio da un suo sottoposto.

Per capire come già lavoravano sugli omicidi i poliziotti americani rispetto ai nostri, è molto divertente il racconto dello stesso vicequestore, invitato a Quantico per un corso di aggiornamento, e costretto poi ad accettare l’amicizia e l’ospitalità molto “alcolica” dei suoi colleghi americani.

Il lettore segue le indagini rendendosi conto in prima persona che la volontà di arrestare il colpevole c’era sicuramente, ma troppi silenzi, mezze verità, innocenti finiti in carcere, hanno finito per rendere la vicenda sempre più intricata.

Ho presente come fosse ieri, una foto, pubblicata in prima pagina su un giornale, di Simonetta Cesaroni sdraiata in spiaggia: era il delitto dell’estate. Ma per me, che ero al mare come lei in quella foto, è stato l’interesse e il dispiacere insieme nel seguire per anni delle indagini che non hanno portato a identificare il colpevole. 

Non so se ci sarà qualche “miracolo” come è successo nelle indagini sull’omicidio della contessa dell’Olgiata, avvenuto l’anno successivo. Indagini che si sono concluse con l’assassino identificato sia grazie alle prove del DNA sia grazie alla testardaggine del marito della contessa.

“ Il giallo di via Poma ” racchiude in effetti un eclatante colpo di scena, che potrebbe modificare la storia, ma non racconto nulla per non fare spoiler. Lascio a voi tutto il piacere della lettura di questo avvincente giallo.




" Il giallo di via Poma " di Massimo Lugli e Antonio Del Greco, edizioni Newton Compton, un libro di 288 pagine che potete trovare in versione cartacea ed ebook. Il giallo dell'estate! 



Recensione scritta originariamente per MilanoNera e infatti la potete trovare anche qui






venerdì 31 luglio 2020

" A proposito di niente ", la divertentissima autobiografia di Woody Allen.









" A proposito di niente ", l'autobiografia di Woody Allen, non delude i suoi fan, e nemmeno gli appassionati di cinema. A partire dall'esilarante descrizione dei genitori e di tutta la sua famiglia, che pare uscita da una delle sue sceneggiature. Di pari passo scopriamo che il giovanissimo Woody Allen fino a diciassette anni non aveva letto altro che fumetti. 

Era anche un appassionato di radio e di cinema e i suoi film preferiti erano, come le chiama lui, le "champagne comedies". Film ambientati in attici enormi dove uomini molto eleganti corteggiano donne bellissime: insomma quei film in cui recitavano Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Cary Grant e così via. Ma il film capolavoro per lui è sempre rimasto " Un tram che si chiama desiderio" (come non dargli ragione?). 

L'incontro di Woody Allen con i libri avviene quando comprende che per fare la corte alle ragazze deve leggere quei libri di cui tutte le ragazze parlano. 

La carriera artistica di Woody Allen inizia invece come illusionista a quattordici anni. Contemporaneamente scrive dei temi scolastici che contengono battute che fanno ridere tutti, e allora comincia a inviarle ai giornali. Da questo a diventare autore di battute per i più famosi comici dell'epoca fino a essere lui stesso stand-up comedian, il passo è breve.

Il lato interessante della narrazione è che non sembra di leggere l'autobiografia di uno dei registi più famosi del mondo, perché l'ironia e la leggerezza con la quale Allen racconta degli incontri fortunati, come del costante, giornaliero lavoro di scrittura, ce lo fanno apparire come uno di noi.

Ovviamente ci sono ampi stralci dedicati alla sua vita privata: dal primo matrimonio, giovanissimo, terminato in modo cordiale, alla relazione con Diane Keaton. E qui è curioso scoprire che uno dei miei film preferiti " Io e Annie " è stato girato quando i due già si erano separati e lei si era trasferita in California, proprio come nel film (c'è molto del Woody Allen privato nei suoi film).

Quindi è davvero illuminante scoprire quali siano i film che lui ha amato di più e che spesso sono quelli che hanno avuto meno successo al botteghino. Poi ci sono i problemi con i produttori, e con gli attori (anche se di questi ultimi Allen parla sempre con grande ammirazione e stima). 

A un certo punto avviene l'incontro con Mia Farrow e una buona parte del libro è dedicata alla relazione e alla causa che ne seguì, con le terribili accuse che la Farrow rivolse al regista.

Questa parte avrebbe potuto essere noiosa, invece è piena di sarcasmo (e di grande amore per tutti i ragazzi coinvolti loro malgrado): alla fine non si può che essere convinti della sua innocenza.

L'ultima parte è dedicata alla sua vita con Soon Yi, con la quale è sposato ormai da 22 anni, e con le due figlie, anch'esse adottive. 

In conclusione, un libro scoppiettante e arguto, che vi farà ridere, sorridere e anche meditare (sui rapporti fra uomini e donne, per esempio). Da leggere assolutamente. 






mercoledì 15 luglio 2020

" La perla nera " di Liza Marklund, o del paradiso terrestre.







Il nuovo romanzo della Marklund è ambientato in un paradiso terrestre: una piccolissima isola al largo delle isole Cook. La protagonista, Kiona, insieme alla sua famiglia, vive dell’allevamento di ostriche da perle.  La descrizione di questo luogo così come delle usanze e dei cibi di questa comunità Maori, è veramente suggestivo e verrebbe voglia di partire subito per andarci a vivere.

Ma l’isola è tagliata fuori dal mondo, dato che da alcuni anni nemmeno le navi di trasporto merci ci fanno scalo. La popolazione ha dovuto necessariamente diventare autarchica in tutto e per tutto, e non per propria volontà. 

Un giorno, durante un ciclone, un yacht s’incaglia sugli scogli dell’isola. Unica persona a bordo Erik, uno svedese che viene salvato dalla gente del posto. E’ inevitabile che nasca una storia d’amore fra Kiona ed Erik, dalla quale nascono due figli: Johan e Iva. 

Kiona vorrebbe andarsene da lì, studiare altrove, conoscere la Svezia. Erik invece è completamente pacificato e felice, come se il suo passato, di cui non parla mai, sia un pericolo da cui tenersi alla larga.

Ma alcuni anni dopo arriva sull’isola un altro yacht, con uomini armati a bordo, e questi prelevano Erik e lo portano via. Che cosa avrà mai combinato nella sua vita precedente? Toccherà a Kiona scoprirlo, mettendosi sulle sue tracce, arrivando a Los Angeles per raggiungere Londra, per poi arrivare a Dar er Salam per approdare infine in Svezia. 

Liza Marklund è molto brava nel tenere il tasso adrenalinico sempre elevato e anche i personaggi secondari sono ben delineati. Sotto la storia d’amore, c’è una chiara critica al potere delle banche internazionali e all’influsso che il denaro ha sulla vita e sull’anima delle persone.

Un thriller che offre senz’altro spunti di riflessione al lettore, senza perdere di vista il suo compito principale, e infatti i colpi di scena sono fino all’ultima pagina.


" La perla nera " di Liza Marklund edizioni Marsilio, sono ben 512 pagine tradotte da Laura Cangemi, e potete trovarlo in entrambe le versioni, ebook e cartaceo.




Recensione scritta originariamente per MilanoNera e infatti la trovate anche qui:










domenica 5 luglio 2020

" L'isola di Lark " di Julie Mayhew o delle forze primordiali della natura.






“ L’isola di Lark “ è sperduta nell’Oceano Atlantico del Nord e per sette mesi non vi arrivano né partono navi a causa delle nebbie in cui è avvolta. Proprio in quest’isola decidono di trasferirsi Viola e sua madre, dopo un lutto molto doloroso.

Ma gli isolani sono molto chiusi e sospettosi nei confronti di chi arriva dalla terraferma, e questo vale anche per il nuovo insegnante Ben Hailey. Il fatto che il professore susciti attenzione nel gruppo delle “Ragazze  più grandi “, sue studentesse, mentre Viola entra a far parte dello stesso gruppo pur essendo giovane e straniera, non migliora la situazione.Si mormora infatti che le ragazze eseguano dei riti antichi e sacrileghi, in totale contrasto con la fede conservatrice che lega la maggior parte degli abitanti dell’isola. 

Un personaggio fondamentale è Miss Leah Cedars, un’altra insegnante che però sull’isola è cresciuta e ha studiato. Sarà proprio lei ad attirare l’attenzione del nuovo professore, fra lo scandalo degli altri abitanti.

L’andamento del romanzo è molto particolare, con l’alternarsi del punto di vista di Leah, e i capitoli sono intestati a lei, e altri capitoli definiti dalle carte dei tarocchi, perché sull’isola c’è anche una donna che legge i tarocchi, mal tollerata dagli altri.

E così l’atmosfera è veramente torbida fra streghe presunte, uomini che osservano e spiano, donne che esercitano il loro potere dando le provviste razionate nell’unico negozio dell’isola, le stesse donne che hanno accesso all’unico pub esistente solo una sera alla settimana.

Alla voce giovane e priva di paura di Viola, una rarità sull’isola per via dei suoi capelli rossi, dato che tutti hanno i capelli nerissimi, fa da contrasto la figura di Leah, che è ormai una donna ma è piena di insicurezze e teme che il suo amato professore venga irretito dalle ragazze più grandi.

Tutto parrebbe ricondurre a una storia di pettegolezzi e maldicenze, fino a quando nel cerchio magico, un luogo dove solo le donne possono entrare, viene ritrovato morto un ragazzo. Questo scatenerà una serie di scoperte molto drammatiche, che da anni venivano tollerate o erano sconosciute ai più sull’isola. E i colpevoli diventano improvvisamente anche delle vittime.

E così si scopre anche il naufragio capitato anni prima, in cui erano morti molti uomini dell’isola, non era avvenuto per caso, così come il padre di Leah siedeva nel consiglio dell’isola solo per proteggere la figlia.

Un romanzo che ha notevole adrenalina, da ascrivere al genere dark o noir, che si legge con attenzione per scoprire come si vive in un’isola sperduta nell’oceano dove la morale, o le morali, non sono le stesse della terraferma. I personaggi femminili sono molto particolari e ben delineati, si potrebbe trarre un dramma teatrale dal romanzo di Julie Mayhew.




" L'isola di Lark "  di Julie Mayhew edizioni Corbaccio, sono 360 pagine avvolte nel mistero, disponibili in ebook e cartaceo rilegato.



Recensione scritta origianariamente per MilanoNera e infatti la trovate anche qui






lunedì 15 giugno 2020

" La memoria del lago " di Rosa Teruzzi, e dei misteri del passato.






Ormai sono così affezionata al trio delle "Miss Marple del Giambellino", che appena esce un nuovo libro di Rosa Teruzzi, devo leggerlo subito.

In " La memoria del lago ", come si evince dal titolo, le investigazioni di Iole e Libera sono ambientate non tanto a Milano, quanto a Colico, sul lago di Como. E' proprio da quel paese che proviene Iole, e dove Libera trascorreva le vacanze da bambina. 

Tutta la vicenda prende il via da un vecchio dossier di polizia che Libera si ritrova sul tavolo del suo laboratorio. Non sa chi possa averlo portato lì, ma i documenti che contiene attengono al caso della morte di una giovane donna a Colico, nell'immediato dopoguerra.

Quella morte riguarda da vicino la sua famiglia e in particolare Iole. Per questo motivo Libera si sente obbligata a scoprire la verità dietro quella morte, aiutata da Iole, dapprima riluttante, dalla giovane cronista Irene, detta la Smilza, con il suo capo detto Cagnaccio (o Dog). 

Il romanzo mi ha particolarmente colpito perché anche io, pur essendo nata e cresciuta a 20 km di distanza dal lago di Como, ho spesso sentito raccontare storie affini a quelle su cui indaga Libera. Uomini che, in cambio di denaro e gioielli, aiutavano gli ebrei o altri fuggitivi, a passare il confine fra l'Italia e la Svizzera, passando da sentieri nascosti su per il lago. 

In questo libro Rosa Teruzzi divide equamente il suo amore per il lago, data l'ambientazione, e quello per Milano, con numerose citazioni di Enzo Jannacci e di Alda Merini. Il libro mantiene però la sua omogeneità nello stile poetico e nella leggerezza, nel senso migliore del termine, con la quale l'autrice tratteggia tutti i suoi personaggi.

E poi c'è finalmente una svolta nella vita privata di Libera, ma non voglio fare spoiler. Immagino ne sapremo di più nel prossimo libro!



" La memoria del lago " di Rosa Teruzzi, edizioni Sonzogno, 144 pagine che si leggono in un soffio, disponibile in cartaceo ed ebook. 






lunedì 8 giugno 2020

" I cieli di Philadelphia " di Liz Moore, e le strade disagiate di Kensington.







Liz Moore ci fa conoscere Kensington, una delle zone più malfamate e devastate dall’uso di droghe di tutta Philadelphia, ma per farlo non si serve del solito binomio poliziotto buono con fratello delinquente. Difatti in “ I cieli di Philadelphia ” le protagoniste sono due ragazze, una poliziotta, Michaela detta Mickey, e la sorella Kacey, ormai persa da anni nel gorgo dell’eroina e della prostituzione.

Con l’alternarsi fra l’allora e l’adesso, l’autrice è brava nel mostrarci come avere una madre e un padre entrambi tossicodipendenti, non ti lascia molta speranza di avere una vita normale, anche se sei in una famiglia irlandese. 

In questa famiglia c’è anche una nonna, che è quanto di più lontano dagli stereotipi si possa immaginare. Gee ha sofferto molto per la figlia, e cerca in tutti i modi di far capire alle due nipoti che là fuori ci sono solo lupi. Così maltratta le ragazzine, è anaffettiva, arriva a impedire a Michaela di iscriversi all’università.

Mickey diventa così una poliziotta, ma anche fra i suoi colleghi ci sono i lupi, non crediate agli eroi con i distintivi. Un lupo lo incontra anche lei, ma è convinta sia un angelo, perché è il primo uomo che bacia a diciott’anni, mentre la sorella ha baciato un ragazzo per la prima volta a dodici anni.

Mickey e Kacey, il sole e la luna, le due facce della stessa medaglia, che non potrebbe esistere senza entrambe. E infatti Mickey controlla Kacey, che si prostituisce per strada, si preoccupa e va a cercarla quando sparisce.

E poi c’è Thomas, il piccolo figlio di Mickey, la sua ragione di vita, il suo raggio di sole nelle giornate gelide di dicembre. E quanto è difficile fare la poliziotta da mamma single, e lasciare tuo figlio nelle mani di baby sitter improvvisate. 

Mickey però è in gamba, e infatti si accorge per prima che a Kensington c’è un omicida seriale che uccide le prostitute. Il suo primo pensiero è per la sorella, e per ritrovarla si caccia in situazioni molto rischiose.

“ I cieli di Philadelphia ” si legge come se fosse un film che scorre davanti ai nostri occhi, e Mickey è la versione giovane, donna e ancora incorrotta del Travis di “Taxi driver”. Dall’auto della polizia si vedono solo case abbandonate, negozi-tutto-a-un-dollaro e bar sporchi e mal frequentati. Eppure anche a Kensington a volte arriva un filo di speranza, e chi è bravo ad aggrapparcisi può avere salva la vita. 




Recensione scritta originariamente per MilanoNera e la trovate infatti anche qui





venerdì 5 giugno 2020

" La follia dei Flood ", ovvero come risolvere le follie altrui scansando le proprie.






Tutto in questo romanzo è stravagante e straordinario. A partire dal lavoro che svolge la protagonista Maud: avete presente quelle serie tv americane sugli accumulatori seriali? Ecco, lei viene inviata dal’assistenza sociale londinese a cercare di rendere vivibili le case di uomini e donne che per vent’anni e più hanno accumulato ogni sorta di ciarpame, nonché di spazzatura nelle loro abitazioni.  

“ La follia dei Flood ” di Jess Kidd è però così ironico fino all’humour più nero, e poetico nel contempo, che non si prova schifo, leggendo come è ridotta la casa del suo ultimo assistito, Cathal Flood, ma solo pietà per la fragilità umana. 

Come se non bastasse Maud ha un’amica transgender che ama gli abbigliamenti stravaganti, è agorafobica e appassionata di libri gialli. Maud ha anche una schiera di angeli e arcangeli che la seguono, da S.Raffaele a S.Valentino, fino ai santi irlandesi più misconosciuti, che anziché proteggerla la prendono in giro per le sue fissazioni. Fin qui tutto chiaro, ma dove sta il giallo o il thriller? 

Di gialli ce ne sono addirittura due: il primo riguarda la sparizione di Deidre, la sorella adolescente di Maud, svanita senza lasciare tracce quando lei era bambina. Il secondo giallo riguarda la moglie di Cathal Flood, morta molti anni prima: Maud è infatti convinta che sia stata uccisa e che ci sia un legame fra quella donna e la sorella scomparsa.

Non aggiungo altro, perché ci sono altri personaggi interessanti ma se ve ne racconto potrei creare degli spoiler. Il noir, con tocchi di gotico, è davvero a tratti esilarante a tratti agghiacciante, ma alla fine Maud risolverà tutto, o quasi.


" La follia dei Flood " di Jess Kidd, edizioni Bompiani, traduttore Sergio Claudio Perroni, è un romanzo insolito di 368 pagine che potete trovare sia in cartaceo sia in ebook. 





Recensione scritta originariamente per MilanoNera e infatti la trovate anche qui