Il romanzo “Nero come il mare” della McConaghy è un libro multiforme: un thriller con accenni di noir, ma anche un romanzo ambientalista e attualissimo.
E’ ambientato sull’isola di Shearwater, che non esiste realmente, ma è la copia di un’isola vera nell’Antartico. Su quest’isola, insieme a leoni marini, foche, pinguini, balene e innumerevoli specie di uccelli, vive una famiglia composta da Dominic, il padre, Raff il figlio maggiore, Fen la seconda e Orly il più piccolo. Sono l’ultimo avamposto di una missione composta da vari studiosi, incaricata di selezionare e salvare i semi di tutte le specie naturali esistenti, per quanto possibile.
Questi semi dovrebbero servire nel caso di una catastrofe naturale, come un incendio globale o uno tsunami, a ricreare le forme di vita sulla terra. Ormai, però, l’isola è soggetta all’avanzamento dell’oceano e quindi la missione è stata abbandonata e sono rimasti solo i quattro familiari, che stanno facendo del loro meglio per salvare i semi in attesa che arrivi una nave a salvarli.
I contatti radio sono interrotti, e scopriremo nella lettura il motivo del guasto, e i quattro vivono isolati dal mondo, senza nemmeno più la corrente elettrica a causa del guasto dei pannelli solari. A turbare questa situazione, già di per sé non idilliaca, sopraggiunge una donna, Rowan, sbattuta sulle rocce dell’isola dalla tempesta.
La sua barca è andata distrutta, e il marinaio che la guidava è morto nel naufragio. Rowan viene salvata dai quattro e curata a lungo nel faro che è la loro abitazione. Ha profonde ferite subite sbattendo contro gli scogli, e Dominic non riesce a capire dove stesse andando con una barchetta non attrezzata per quei mari, e soprattutto perché fosse giunta fino a lì.
