giovedì 16 novembre 2017

" La donna nella pioggia" di Marina Visentin e di una donna alla ricerca delle proprie radici.







“La donna nella pioggia” di Marina Visentin, è un romanzo che spariglia le carte in tavola più volte, mantenendo però la  suspense  necessaria a definirlo un thriller. In effetti la protagonista e voce narrante, Stella, ci racconta di una serie di piccoli incidenti e traumi che fanno pensare a un giallo psicologico. Lei, illustratrice di libri per bambini, è una donna apparentemente realizzata, con due bambine, un marito che la ama e una bellissima casa nel centro di Milano.

Gli incidenti apparentemente banali sembrano il campanello d’allarme di una crisi interiore, di una frustrazione irrisolta o di traumi del passato che non vogliono riemergere dall’inconscio. Stella comincia a sentirsi estranea alla sua vita quotidiana, perde contatto con la realtà, non è più in grado di svolgere il suo lavoro e seguire le bambine. Non bastano né l’aiuto psicologico di farmaci né la presenza in casa di Nina, una cameriera ucraina anche troppo efficiente, a farla stare meglio.

La pioggia incessante su Milano sembra far presagire un esaurimento nervoso al limite del borderline. Improvvisamente l’autrice vira e ci stupisce: Stella non è poi così visionaria, e la sua vita non è così perfetta come sembrava: il marito la tradisce da anni e proprio con la sua migliore amica, la scrittrice per la quale crea i suoi disegni.

In verità assistiamo solo all’apertura del vaso di Pandora, perché Stella comincia  a dubitare anche del suo padre adottivo, del passato che le è stato raccontato, della verità sulla morte di sua madre.E’ proprio qui che inizia, a parer mio, la parte più interessante e meglio riuscita del romanzo: Marina Visentin accompagna Stella a ritroso nella sua vita di bambina, facendole incontrare persone che appartengono a un passato famigliare che non ha avuto modo di conoscere. 

Per scoprire la verità sulla morte della madre, la protagonista deve anche indagare sul suo vero padre, che forse non è morto, contrariamente a quanto raccontato dal padre adottivo. Le indagini di Stella le fanno affrontare un passato storico che affonda le radici nel terrorismo nero, a volte colluso con le forze dell’ordine.

A un certo punto Stella affida le figlie al quasi ex marito e parte per l’Argentina. Quest’ennesima svolta nel romanzo mi è piaciuta molto, forse perché l’Argentina e la Terra del Fuoco sono due luoghi che desidero visitare da sempre. Marina Visentin è abile nel descriverci il cambiamento dei paesaggi in contrasto con l’evoluzione della protagonista: da mamma ansiosa e priva di fiducia in se stessa, a donna coraggiosa che non ha più paura né di viaggiare sola né di scoprire la verità sul suo passato.  I colpi di scena non mancano, e fino all’ultimo si rimane con il fiato sospeso: non aggiungo nulla sul finale a Ushuaia, perché il cerchio si chiude in maniera violenta ma perfetta.

Un romanzo che mi ha stupito davvero, per la scrittura attenta ai dettagli psicologici ma capace di mantenere un ritmo e una tensione elevati fino alla fine. E nella figura della protagonista molte donne potranno rintracciare elementi in cui rispecchiarsi.

" La donna nella pioggia " di Marina Visentin edito da PIEMME è disponibile sia in ebook sia in versione cartacea.



Recensione scritta originariamente per MilanoNera: la potete leggere anche sul sito cliccando qui



giovedì 9 novembre 2017

" Copenaghen" , verità imperfette e ricerche scientifiche che distruggono il genere umano.





“Penso che sarebbe stato un errore imperdonabile pensare di dar vita a una Compagnia teatrale che porti il mio nome senza pensare all’opportunità di rimettere in scena uno spettacolo come Copenaghen“ racconta Umberto Orsini, interprete con Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice del celebre testo di Michael Frayn

Con questa frase Orsini ha motivato la scelta di portare a teatro una piéce già rapresentata una decina di anni fa dallo stesso trio di attori. Il testo continua a risultare estremamente attuale per due motivi: perché analizza il dilemma etico che dilaniò (forse) gli scienziati che progettavano la bomba atomica e perché ce lo racconta attraverso tre narrazioni differenti di un evento avvenuto nel passato. L’episodio che è il fulcro della pièce è avvenuto nel 1941 a Copenhagen, nella Danimarca occupata dai nazisti.  Il fisico danese Niels Bohr e sua moglie Margrethe accolgono Werner Haisenberg, fisico tedesco dapprima allievo poi collega di Bohr.

Richiamandosi alle teorie fisiche dell’indeterminazione i tre personaggi evocano l’incontro in modo assai diverso, con un metodo che ricorda la narrazione dei testimoni di Rashomon. Chi ha impedito davvero l’utilizzo della bomba atomica da parte della Germania nazista? Heisenberg che, volontariamente o per incapacità, tergiversò su importanti scoperte di altri suoi colleghi? O Bohr, che fuggì dalla Danimarca occupata per rifugiarsi negli Stati Uniti, dove però contribuì alla costruzione della bomba atomica che distrusse Hiroshima? Il gioco dialettico fra i 3 protagonisti è intenso ma frizzante, colmo di sottintesi dove l’ironia di Popolizio fa propendere gli spettatori per la tesi di Heisenberg.


Il palcoscenico è costruito come un’aula universitaria, arredata solo con 3 sedie ed enormi lavagne dove formule incomprensibili (per chi è digiuno di fisica come la sottoscritta) vengono spiegate e poi modificate dei due fisici. 

L’impianto drammaturgico è classico, austero ma non algido grazie al ritmo e all’intensità espressiva dei tre straordinari attori. Giuliana Lojodice raccoglie l’empatia del pubblico femminile sia raccontando aneddoti sulla vita famigliare, sia mostrando un distacco critico verso entrambi gli uomini. Massimo Popolizio e Umberto Orsini, sull’altro fronte, si rimproverano errori nella ricerca e mancanze etiche, in un crescendo di dialogo fra allievo e maestro che ci lascia alla fine con il dubbio irrisolto “Chi è stato davvero sincero? “ e ancora “ Esiste un’unica verità?” ...


Uno spettacolo superbo da vedere per poi riflettere; al Teatro Argentina fino a domenica 12 novembre e poi in tournée.


Copenhagen

di Michael Frayn
traduzione Filippo Ottoni e Maria Teresa Petruzzi
regia Mauro Avogadro
con Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice 



sabato 7 ottobre 2017

" La ragazza scomparsa " di Angela Marsons, una nuova indagine di Kim Stone.







Il terzo libro con le indagini di Kim Stone arriva finalmente in Italia. “ La ragazza scomparsa “ segna una svolta nel modus operandi della spigolosa detective della Black Country. Per la prima volta deve occuparsi del rapimento di due bambine,  Charlie e Amy, su richiesta di Karen, madre di Amy, una donna che arriva dal passato di Kim.

Ma la sfida più difficile per lei è quella di doversi trasferire con tutto il suo team nella casa di una delle due famiglie delle bambine rapite. Vivere 24 ore su 24 a diretto contatto con il suo team e, soprattutto, con i genitori angosciati  e tutt’altro che entusiasti del modo di indagare, sembra essere davvero un ostacolo in più per la soluzione del caso.

In questo romanzo Angela Marsons è particolarmente brava a mostrarci come anche le amicizie più sincere o i matrimoni più felici vengono messi a dura prova quando è in gioco la vita di un figlio. E il gioco sadico dei rapitori delle due bambine è proprio quello di mettere i genitori l’uno contro l’altro, lasciando capire con sms sibillini che una sola delle bambine verrà rilasciata dopo il pagamento di un ingente riscatto.

Kim Stone si convince, leggendo i messaggi, che dietro questo crimine non ci siano solo i soldi come motivazione. E un caso analogo di duplice rapimento avvenuto nella stessa zona, risoltosi senza pagamento di alcun riscatto ma con la liberazione di una sola delle bambine, diventa il punto di partenza delle sue indagini meticolose e poco ortodosse nel contempo.

La detective deve anche fare i conti con i sensi di colpa perché durante la vicenda un testimone oculare importante viene ucciso. In aggiunta allo stress per il tempo ristretto in cui deve riuscire a salvare le bambine, è costretta a ritornare con la memoria agli anni della sua adolescenza, vissuta come Karen passando da una famiglia affidataria all’altra.

Angela Marsons ci fa penetrare nella mente e nei segreti dei vari personaggi con la sua solita maestria. Il tasso adrenalinico è così elevato che dovrete finire il libro il più in fretta possibile, per scoprire se le bambine verranno salvate e i sadici colpevoli arrestati. Alcuni colpi di scena davvero inaspettati vi lasceranno però in sospeso fino alle ultime pagine.

Brava Angela Marsons, si merita il successo di lettori anche in Italia. Aspettiamo con curiosità il capitolo n. 4 delle indagini di Kim Stone, che è diventata uno dei personaggi di crime fiction che amo di più. 



" La ragazza scomparsa " di Angela Marsons è disponibile sia in versione cartacea sia in versione ebook e lo potete acquistare anche dal sito della Newton Compton  Editori qui


Recensione scritta originariamente per MilanoNera: la potete leggere anche sul sito cliccando qui




mercoledì 27 settembre 2017

" Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone " di Maurizio de Giovanni, un audiolibro letto da Peppe Servillo !





Dopo il dibattito mai sopito fra i lettori di libri in cartaceo e i lettori di ebook, ecco che ci troviamo di fronte a una nuova (almeno in Italia) modalità di lettura: gli audiolibri. Io, che sono curiosa per natura e che ho già sperimentato l’ascolto di grandi romanzi con il programma Ad Alta Voce di Radio3, ho voluto provare. Sono stata anche molto fortunata: ho scelto “ Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone ” di Maurizio de Giovanni, letto da Peppe Servillo, per gli audiolibri Emons. Sono un’appassionata dei romanzi della serie di Pizzofalcone, ma sono anche un’ammiratrice di Peppe Servillo, che ho ascoltato dal vivo  più volte con i suoi Avion Travel e di cui ho tutti i CD.

Ascoltare la prosa precisa e, nello stesso tempo, calda e avvolgente dell’autore con la voce “magica” di Peppe Servillo è stata davvero una piacevole scoperta. Pareva davvero di camminare nei vicoli di Napoli o di assistere alle scaramucce fra i vari personaggi in commissariato. 

Chi non ha visto la serie televisiva può immaginarsi Lojacono, Piras e Aragona ascoltando la voce suadente di Peppe Servillo. Chi invece, come la sottoscritta, non si è persa una puntata, li rivedrà vivere davanti agli occhi esattamente come alla Tv, ma con un diverso punto di vista. Insomma leggendo il romanzo o guardando la serie vediamo i personaggi “dal di fuori”, con la voce di Servillo ci sembra di entrare, capitolo dopo capitolo, con leggerezza nella mente e nel cuore di Lojacono e di tutti gli altri.

Io non riesco a leggere ascoltando musica, le note mi distraggono, devo avere il silenzio quasi assoluto attorno a me. Con l’audiolibro Emons, mi è successo invece il contrario: ho ascoltato metà romanzo bloccata per 3 ore sul raccordo romano, e le vicende dei Bastardi di Pizzofalcone mi hanno soccorso portandomi altrove. 

L’altra metà del romanzo l’ho ascoltata camminando in spiaggia e anche lì tutta la realtà attorno a me si è volatilizzata. Quindi esperimento audiolibro riuscito: oltretutto non so più dove sistemare nuovi libri in casa, e l’audiolibro ha un ingombro assai ridotto.


Che cosa chiedere di più? Ora mi piacerebbe proprio ascoltare un altro autore che amo molto, Georges Simenon, letto da Giuseppe Battiston, o “Ragazzi di vita” letto da Fabrizio Gifuni, oppure Kundera letto dal mio attore preferito, Fabrizio Bentivoglio, oppure…. Grazie Emons audiolibri



Potete comprare questo e tutti gli altri audiolibri Emons anche direttamente sul sito della Casa Editrice



Recensione scritta originariamente per MilanoNera: la potete leggere sul sito cliccando qui







domenica 27 agosto 2017

" La donna di ghiaccio " di Robert Bryndza e le prime indagini dell'investigatrice Erika Foster in una Londra multiforme.







Niente di meglio per sfuggire al caldo torrido di queste settimane che tuffarsi nel gelo invernale londinese leggendo “ La donna di ghiaccio ” di Robert Bryndza. Infatti è proprio nell’acqua ghiacciata di un parco di Londra che viene trovato il cadavere di Andrea Douglas-Brown. Figlia bellissima e molto viziata di un politico laburista, pare essere stata vittima di una doppia vita di cui né il fidanzato né la famiglia erano a conoscenza.

La detective Erika Foster, però, non si lascia ingannare dalle apparenze e indaga senza farsi alcuno scrupolo anche nell’ambiente famigliare altolocato. Un bel personaggio questa Erika: non più giovane, ha visto morire davanti a sé il marito durante un’azione di polizia. Viene richiamata a lavorare a Londra in parte per la sua abilità investigativa, in parte perché è slovacca come la madre della giovane vittima. Ma entrambe queste caratteristiche diventano subito un’arma a doppio taglio. Erika, con il suo piglio deciso, si inimica subito i famigliari della vittima e anche alcuni nuovi colleghi per il suo metodo di indagini poco ortodosso.

E’ interessante vedere come l’autore riesce a mostrarci le differenze profonde e visibili fra un quartiere e l’altro di Londra, anche quando sono abbastanza contigui. Nello stesso tempo proprio perché Erika Foster, la protagonista, è inglese ma di origine straniera, attraverso le sue vicissitudini comprendiamo le disparità di trattamento, anche da parte della polizia, verso le classi sociali elevate rispetto ai meno abbienti, che finiscono spesso ai margini della società.

Il thriller comunque ha un notevole ritmo narrativo e vari colpi di scena inaspettati prima di arrivare alla cattura del colpevole (o dei colpevoli, lascio in sospeso per i lettori…). La figura anonima che segue la protagonista per buona parte del romanzo è sicuramente un escamotage che aggiunge suspense alla vicenda. 

Quello che forse manca è un maggiore approfondimento sul carattere e sul passato di Erika Foster, ma essendo il primo giallo di Robert Bryndza con questa protagonista e visto il grande successo fra i lettori inglesi e le numerose traduzioni in altri paesi, mi aspetto di trovare un personaggio più definito nel prossimo libro con la stessa protagonista.


" La donna di ghiaccio " di Robert Bryndza tradotto dall'inglese da Sandro Ristori è pubblicato in Italia da Newton Compton Editori: 370 pagine di brividi che potete leggere sia in versione cartacea sia in versione ebook. 

Robert Bryndza è uno scrittore inglese che, dopo aver scritto vari romanzi di genere rosa, ha esordito nel thriller con " La donna di ghiaccio ", il primo di una serie con Erika Foster protagonista. 



Recensione scritta originariamente per MilanoNera: la potete leggere sul sito cliccando qui





venerdì 4 agosto 2017

Intervista a Rosa Teruzzi: scopriamo di più sull'autrice de "La fioraia del Giambellino"







Il caldo torrido imperversa in tutta Italia. Istruzioni di sopravvivenza: bere molta acqua, non uscire nelle ore più calde e..... scegliere libri con i brividi: gialli, noir, thriller. E magari leggere anche le mie INTERVISTE DA BRIVIDO. Una nuova rubrica, un nuovo tag del mio blog, dove troverete riunite le mie interviste ad autrici e autori di questi generi letterari, effettuate dalla sottoscritta grazie alla collaborazione con MilanoNera. 
Partiamo subito con Rosa Teruzzi, la bravissima (e simpatica) scrittrice milanese, che ci parla del suo ultimo romanzo "La fioraia del Giambellino". Se non avete ancora letto la mia recensione del giallo, la potete trovare sia sul sito di MilanoNera sia sul blog cliccando qui

P.s. Persone bene informate mi dicono che Rosa Teruzzi è già al lavoro sul prossimo libro con le tre scatenate investigatrici. Siete ancora in tempo per mettervi alla pari con le puntate precedenti...

In questo romanzo giallo le protagoniste sono tre donne: pensi che la figura dell’investigatrice sia ancora poco sfruttata dagli autori italiani?
Alcuni dei miei detective letterari preferiti sono donne: la Precious Ramotswe di Alexander Mc Call Smith, per esempio. Oppure Agatha Raisin, Petra Delicado, per non parlare dell’inarrivabile Miss Marple. E ci sono figure di investigatrici donne nei romanzi di Carlo Lucarelli, Grazia Verasani, Elisabetta Bucciarelli e tra i Bastardi di De Giovanni, per citarne solo alcuni. Forse però mancava un terzetto di detective composto da mamma (Libera), nonna (Iole) e figlia (Vittoria).  Non c’è stata nessuna scelta ideologica o di marketing  nel formare un trio così. Le mie donne mi si sono semplicemente presentate e trovo affascinante farle interagire. Spesso sono io la prima ad essere sorpresa dalle loro uscite.

Nel romanzo seguiamo anche le vicende sentimentali di Iole, Libera e Vittoria. Ritieni che i tuoi romanzi gialli siano più adatti a un pubblico di lettrici o pensi che anche uomini amanti del genere possano affezionarsi a questi tre personaggi?
Alcuni lettori maschi mi hanno confessato di trovare intrigante l’indecisione sentimentale di Libera tra Gabriele, il poliziotto, e Furio, il cuoco e ancora di più la faccia tosta di Iole con i suoi amanti. Ho ricevuto commenti piuttosto pepati su quest’argomento. Però sì, sono convinta di avere molte più lettrici donne. Alcune di loro si immedesimano nelle storie incasinate di mamma, nonna e figlia.

La tua esperienza come giornalista di cronaca nera per La Notte e come caporedattore di Quarto Grado è stata indispensabile per scrivere i tuoi romanzi, oppure hai cercato di servirtene solo come spunto di partenza?
In realtà io scrivo gialli da prima di diventare giornalista, ho sempre e solo scritto gialli perché amavo leggerli. Nei miei romanzi non mi sono mai ispirata a una storia di cronaca che ho seguito per lavoro. Troverei ripugnante attribuire alla vittima, alla sua famiglia (ma anche ai carnefici) pensieri, propositi o emozioni di fantasia. Ma è indubbio che tanti anni passati sui faldoni di documenti legali e a contatto diretto con le persone coinvolte nei fatti di cronaca siano entrati nel mio bagaglio di scrittore. E naturalmente lo stesso è successo per le tecniche di investigazione: Libera e Iole non hanno a disposizione provette di Dna o tabulati telefonici. Devono basare le loro inchieste sull’osservazione dei luoghi e l’ascolto delle persone, proprio come facevamo noi, vecchi cronisti di nera.


A volte si dice che gli scrittori mettano un po’ di sé in ogni personaggio che descrivono. Se è così, quali caratteristiche del tuo carattere si possono ritrovare nelle tre donne di “La fioraia del Giambellino” ?
A Vittoria, la giovane poliziotta, ho prestato la mia sete di giustizia e il mio rigore che mi fanno talvolta passare per una rompiscatole. A Libera, l’indole romantica e sognatrice e la passione per i romanzi e la natura. Iole è il mio personaggio preferito: le ho attribuito la leggerezza che non ho, la capacità di giocare il gioco della vita con l’intensità dei bambini e la loro gioia.

Nelle descrizioni accurate di Milano si percepisce nettamente il tuo amore per la città in cui vivi e lavori. Riesci a immaginare di poter scrivere, in futuro, un giallo con le stesse protagoniste ma ambientato altrove?
Una parte del prossimo romanzo sarà ambientato sui monti della Sila, in Calabria e una parte sul lago di Como, nel paese che ho scelto come luogo della scrittura. Io so raccontare solo quello che conosco: per “La fioraia del Giambellino” ho visitato più volte Pasturo, il piccolo centro della Valsassina dov’e’ sepolta una poetessa che amo, Antonia Pozzi. Forse in futuro Libera, Vittoria e Iole indagheranno in trasferta, non lo escludo. Ma il loro cuore (e il mio) resta a Milano, la città severa e generosa che mi ha accolto a vent’anni dandomi l’occasione di conoscere persone straordinarie e di realizzare molti dei miei obiettivi. Una città lontana dallo stereotipo di capitale della finanza, della moda e degli happy hour, dove vecchio e nuovo si mescolano e c’è spazio per inaspettati angoli di poesia.

Attendiamo con curiosità la pubblicazione del tuo prossimo romanzo, avremo forse alcune risposte precise sulla morte di Saverio, il marito di Libera?
Penso che le avrete. Io le ho avute. E mi hanno sorpreso.



Intervista per MilanoNera, la potete leggere anche in originale sul sito cliccando qui



sabato 15 luglio 2017

" La verità " di Melanie Raabe, ovvero dell'amore come organismo che si ammala e guarisce.






Melanie Raabe costruisce un thriller psicologico davvero raffinato nel suo secondo romanzo  “ La verità ”. La protagonista non può che attirare le nostre simpatie fin dalle prime pagine: da sette anni vive sola con il piccolo Leo, da quando il marito è scomparso durante un viaggio d’affari in Sud America. E’ emozionante scoprire nelle prime due pagine come è nato l’amore fra Sarah e Philipp, durante un concerto dei Radiohead, reso unico da un’eclissi solare. E subito dopo vedere Sarah oggi, che va dal parrucchiere per tagliare i lunghissimi capelli, primo step per decidersi a riprendere in mano la sua vita. E’ necessario per Sarah affermare finalmente che Philipp è morto e non tornerà più, ora deve riprendere a invitare amici a casa, forse può innamorarsi di nuovo.  

E invece proprio in questo momento così fondante della sua vita, una notizia sconvolge Sarah: Philipp è ancora vivo, era stato sequestrato in Colombia da una banda di rapitori. Il fatto che non sia mai stato chiesto un riscatto, dove sia stato rinchiuso in tutti quegli anni… tutto passa in secondo piano. Sarah, felice ma frastornata, si prepara con Leo ad accogliere il marito Philipp all’aeroporto di Amburgo. Ma la felicità si trasforma subito in terrore, quando dalla scaletta dell’aereo scende un uomo che tutti salutano come Philipp. Tutti tranne Sarah, perché quell’uomo sconosciuto non è certo suo marito.

Da questo punto inizia una guerra di nervi davvero logorante, e non a caso lo Sconosciuto ha con sé nel bagaglio “L’arte della guerra“ di Sun Tzu. Chi è quest’uomo e chi fine ha fatto il vero Philipp? Perché questo sconosciuto finge di essere il marito di Sarah e si è installato in casa sua come se ne fosse veramente il padrone? La tensione cresce durante la lettura, e pare che nessuno possa aiutare Sarah: la sua migliore amica non ha mai conosciuto Philipp;  Constanze, la madre di Philipp, è malata di Alzeiheimer e non riconosce nessuno; non ci sono fotografie di Philipp perché era una persona molto schiva. Sarah precipita in un thriller in stile Hitchcock: è terrorizzata da quell’uomo che si ritrova in casa, ma non può denunciarlo alla polizia perché, in passato, ha sofferto di problemi nervosi e non verrebbe creduta. Lo Sconosciuto le fa capire che il suo comportamento poco razionale gli darebbe la possibilità di rinchiuderla in qualche clinica. Sarah perderebbe tutto: suo marito, suo figlio, la sua casa. 

Melanie Raabe è stata molto brava a farci entrare dapprima nell’animo e nelle paure di Sarah per poi farci conoscere, con piccoli capitoli inseriti lentamente nel romanzo, la verità dello Sconosciuto. Il titolo del romanzo avrebbe potuto essere “Le verità”, come ha spiegato Melanie Raabe in un’intervista a Roma durante il Krimi Festival. Non c’è una verità oggettiva, i due protagonisti hanno ciascuno la loro versione dei fatti, così come  i ricordi sembrano diversi. E proprio nei ricordi che riemergono dal passato di Sarah sta la chiave per comprendere il mistero del marito scomparso e dello Sconosciuto che ne ha preso il posto. Se apparentemente Sarah sembra essere invischiata in una tela di ragno tessuta proprio dallo Sconosciuto, ben presto comprendiamo che la verità, appunto, non sta tutta da una parte. E a cosa è dovuto tutto il risentimento che lo Sconosciuto prova verso Sarah, se davvero non l’ha mai incontrata prima?

“ La verità “ è un romanzo con un livello di tensione altissimo, dove i colpi di scena non mancano. E tuttavia la parte forse più significativa è quella che porta a riflettere sui rapporti umani, in particolare sulla mancanza di comunicazione e di sincerità all’interno di una coppia. Il crimine vero è il silenzio e la mancanza di empatia che hanno caratterizzato il matrimonio di Sarah e Philipp, e da lì scaturisce tutto il dramma di un marito scomparso che lascia il posto a uno Sconosciuto. Non aggiungo altro per non fare spoiler sul finale, di certo un romanzo ben scritto e con notevoli intuizioni sull’animo umano e sull’amore. Come afferma Melanie Raabe, l’amore è un organismo, può ammalarsi e guarire o morire, e lei è riuscita a farci comprendere benissimo queste mutazioni in “ La verità “.


“ La verità “ di Melanie Raabe è tradotto dal tedesco dalla brava Leonella Basiglini e appena pubblicato in Italia da Corbaccio. E’ un romanzo di 380 pagine molto avvincenti che potete leggere sia in versione cartacea sia in ebook.



Melanie Raabe è nata a Jena e cresciuta in Turingia; ha studiato Scienze della comunicazione e Letterature comparate a Bochum. Oggi vive a Colonia. È blogger, giornalista e autrice di racconti e testi teatrali. “ La trappola “, il suo primo romanzo, è stato venduto in oltre dieci paesi prima ancora di essere pubblicato e i diritti cinematografici sono stati acquistati a Hollywood. 




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domenica 2 luglio 2017

" Nero assoluto " di Andreas Pflüger e di come si possa uscire dall'oscurità grazie alle regole dei samurai.





Andreas Pflüger, sceneggiatore tedesco di successo, con " Nero assoluto ", il suo secondo romanzo ma primo pubblicato in Italia, ha creato con Jenny Aaron un personaggio assolutamente unico che sconcerta e attrae fin dalle prime pagine. Il nero assoluto del titolo è l’oscurità totale in cui vive la protagonista, unica donna in un corpo speciale della polizia tedesca, che rimane cieca dopo essere stata ferita in una missione a Barcellona.

Scoprire come ha poi re-imparato a muoversi, essere autonoma e “sentire” persone e oggetti anche meglio di una persona vedente, è davvero affascinante. Si comprende subito che lo scrittore ha studiato a lungo l’adattamento e la rieducazione alla vita normale delle persone che hanno perso la vista. Ma Aaron è molto più di una ex-poliziotta che riprende a vivere dopo un terribile incidente: lei è una samurai donna, che segue le regole del Bushido, il codice di condotta dei samurai giapponesi. Sia per chi conosce un poco le regole del Bushido, come la sottoscritta, sia per chi non ne ha mai sentito parlare, è davvero interessante vedere come tutta la vita di Aaron si adatti alle norme etiche del samurai e, nello stesso tempo, ne tragga forza e coraggio per vivere dopo l’incidente che le ha sconvolto la vita.  

Grazie alla sua straordinaria determinazione Aaron arriva ad essere una profiler, pur essendo cieca, e mantiene sia le sue eccezionali doti di combattimento corpo a corpo sia la capacità di fare sempre centro al poligono con la sua pistola. Eppure l’oscurità non è solo attorno a lei, ma anche nella sua anima: in quella missione a Barcellona è stata costretta a lasciare sul campo l’uomo di cui era innamorata. Nonostante lui si sia poi salvato, Aaron è convinta di aver trasgredito le regole del Bushido, prima ancora di quelle della polizia, anche se ha perso parte dei ricordi di quanto accaduto. I suoi ex colleghi richiedono però il suo aiuto proprio per catturare Holm, il feroce assassino che l’ha resa cieca. Proprio grazie a questa durissima caccia all’uomo, Aaron potrà finalmente scoprire cosa sia successo quel giorno a Barcellona.

Ma attraverso digressioni qua e là Andreas Pflüger ci fa comprendere meglio il carattere della protagonista: vediamo l’elenco degli odori preferiti, dei rumori che odia, degli oggetti che ama toccare Aaron. E scopriamo l’umanità di Aaron nei rapporti con il collega Pavlick e la moglie Sandra, che sono la sua unica famiglia dopo la morte del padre, ex comandante di un corpo speciale della polizia. E’ lì che Aaron, sempre chiamata per cognome come tutti i suoi colleghi dall’autore, diventa per noi Jenny, e da donna quasi invincibile nonostante la cecità, mostra i suoi sentimenti e debolezze.

Ma non si pensi che Andreas Pflüger abbia scritto un thriller psicologico: “Nero assoluto” è uno dei romanzi più adrenalinici che io abbia mai letto, e le azioni e i colpi di scena si intrecciano in maniera così veloce e appassionante, nonostante l’arco di tempo di sole 36 ore, che non si riesce ad abbandonare il libro. Si finisce con il “sentire” le persone come le sente Aaron, ci si trova appostati in mezzo alla neve per cercare di liberare ostaggi, si cerca di capire, attraverso ricerche spasmodiche e intuizioni geniali, chi e perché voglia vendicarsi di Aaron.

E si finisce anche con il lottare per la vita insieme ad Aaron, nella consapevolezza che l’essere umano è dotato di straordinarie capacità di cui spesso non è consapevole, tanto che, verso la fine, non ci si stupisce di leggere che Aaron guidi un’auto: la sua cecità non è più un handicap ma un punto di forza rispetto ai suoi colleghi.

Aaron riuscirà anche a uscire dall’oscurità interiore in cui era caduta dopo la missione a Barcellona, e a perdonarsi per quell’atto che credeva vile. E lo farà in modo doloroso e imprevisto perché Andreas Pflüger sa usare i colpi di scena e i capovolgimenti di fronte in maniera davvero magistrale. Spero non solo di leggere presto un nuovo romanzo con Jenny Aaron come protagonista, ma mi auguro anche che diventi personaggio di un film o di una serie tv: lo stile emozionante e la notevole introspezione psicologica nella scrittura dell'autore sono fattori vincenti.



Andreas Pflüger nato nel 1957 in Turingia, vive a Berlino ed è uno dei più apprezzati sceneggiatori tedeschi: ha firmato la sceneggiatura de “Il nono giorno” e “ Strajk” di Volker Schloendorf e venti episodi della popolare serie poliziesca televisiva Tatort. Arrivato in finale al Crime Cologne Award 2016, “ Nero Assoluto ” è il suo secondo romanzo, e il primo di una serie con Jenny Aaron come protagonista. 


“ Nero assoluto “ è tradotto ottimamente da Monica Pesetti ed è pubblicato in Italia dalla Emons Italia: 416 pagine che vi trascineranno in un vortice di azioni e colpi di scena. E’ disponibile sia in versione cartacea sia in ebook e potete acquistarlo direttamente sul sito della  Emons  qui:



Recensione scritta originariamente per MilanoNera, la potete leggere anche sul sito qui:

lunedì 12 giugno 2017

" La fioraia del Giambellino " di Rosa Teruzzi o del trio di investigatrici scatenate.





Oggi voglio parlarvi de " La fioraia  del Giambellino " , romanzo finalista all'ottava edizione del PREMIO NEBBIAGIALLA per letteratura noir e poliziesca. E’ il secondo giallo scritto da Rosa Teruzzi che ha come protagonista il personaggio di Libera, ex libraia che per vivere confeziona estrosi bouquet da sposa nella zona del Giambellino a Milano. A dire la verità le protagoniste del romanzo sono tre, perché insieme alla madre Iole, eterna figlia dei fiori allergica alle convenzioni come alla biancheria intima, e a Vittoria, la figlia poliziotta, l’autrice ha creato una famiglia di investigatrici tutta al femminile.

Da un ex casello ferroviario Libera ha ricavato una casa per tutte e tre e anche la sua bottega-laboratorio, e la convivenza fra le tre donne non è certo facile: tanto è effervescente e libertina Iole, nonostante i quasi settant’anni, quanto riservata e pudica Libera, che è rimasta vedova molto giovane e con la figlia ancora piccola. Tocca proprio a Vittoria mediare fra le due, in parte perché è diventata poliziotta sulle orme del padre, e per questo esige il rispetto della legge e delle regole (o almeno così parrebbe), in parte perché fra le tre donne è la più pragmatica e dotata di buon senso. Infatti è costretta più volte a richiamare all’ordine sia la nonna sia la madre che, anche stavolta, si sono improvvisate detective dilettanti.

Nel nuovo romanzo a Libera viene commissionata la ricerca del padre da Manuela, una sua cliente che vuole conoscere suo padre prima di sposarsi. Questa “indagine “ riporta a galla nell’animo di Libera ricordi dolorosi sulla morte del marito, complice il ritrovamento di un biglietto anonimo con un appuntamento, scritto proprio nel giorno in cui l’uomo è stato ucciso. Libera si trova quindi a dover indagare contemporaneamente su due padri: uno scomparso, quello della sua cliente, e il padre di sua figlia.

Tuttavia la malinconia e i dubbi che pervadono l’animo di Libera nel romanzo sono ben diluiti in un clima scanzonato e allegro, grazie alla presenza di Iole e dei due spasimanti di Libera: Gabriele, che del marito era collega e migliore amico, e Furio, chef che lavora in un centro sportivo nelle vicinanze del casello.

Le atmosfere di una Milano di periferia, deserta in un agosto piovoso, sono un bel fondale per le avventure investigative delle tre donne, così come le escursioni nella vicina Brianza e in Valsassina, meta privilegiata delle vacanze montane dei milanesi qualche decennio fa.

Ma le indagini? Il giallo mantiene un suo ritmo, nonostante le divagazioni sentimentali delle tre donne, e arriva a un finale coerente ma assolutamente imprevedibile che lascia letteralmente a bocca aperta. E qui si vede l’esperienza di Rosa Teruzzi, che ha lavorato come giornalista a La Notte, e da anni è caporedattore del programma Tv Quarto Grado

Ma se il mistero sul padre di Manuela viene svelato, non altrettanto avviene per le circostanze nelle quali Saverio, il marito di Libera, è stato ucciso vent’anni prima. E questo ci fa intuire, con piacere, che presto potremo leggere un altro romanzo giallo con le tre insolite investigatrici. 


A proposito del PREMIO NEBBIAGIALLA, fra i quattro romanzi finalisti c'è anche  " Il turista " di Massimo Carlotto, che ho letto l'estate scorsa e amato molto (come tutti i libri di Carlotto...) e se non l'avete ancora fatto, potete leggere la mia recensione  qui


" La fioraia del Giambellino " di Rosa Teruzzi è stato appena pubblicato dalla Sonzogno ed è disponibile sia in ebook sia in versione cartacea in tutte le librerie e anche online. 



Recensione scritta originariamente per MilanoNera, la potete leggere anche sul sito qui





sabato 3 giugno 2017

" Il mistero della Cattedrale " e la scoperta di un'ampolla dal contenuto miracoloso.




" Il mistero della Cattedrale ", romanzo di esordio di Miriam Briotti, è un giallo avventuroso che si sviluppa su un fondale di ricerche storiche. Ci sono degli antichi documenti custoditi in una cassetta di sicurezza del British Museum a Londra, dove si descrive un’antica ampolla custodita nella cattedrale di Wells. Un cimelio che non ha solo un valore storico, ma con un contenuto segreto: il sangue di un sopravvissuto all'epidemia di peste del 1665, che partì da Londra e devastò il piccolo paese di Eyam, nella campagna inglese. Il professor Carlisle Higgins sta restaurando l’interno della cattedrale di Wells quando si ritrova fra le mani l’ampolla, che potrebbe servire a creare un vaccino per sconfiggere definitivamente la peste nel mondo. 

Il ritrovamento causa una serie di eventi sgradevoli e pericolosi, perché ci sono altre persone che vogliono impossessarsi di una eventuale cura contro la peste, con motivazioni assai più egoistiche e meschine. Ad aiutare il professor Higgins nei restauri ci sono alcuni  ricercatori, fra i quali anche una giovane italiana, Elena Gallo. La protagonista del romanzo risulta subito simpatica a chi legge: la passione per il suo lavoro di restauratrice, l’amore per i monumenti italiani e inglesi, l’impulsività e la sincerità sfacciata fanno da contraltare al carattere flemmatico e a volte naif del professor Higgins. Sarà proprio Elena insieme a Darren, il figlio del professore, ad aiutare Higgins nella ricerca della verità, rischiando sia la vita sia il suo lavoro.

Non voglio raccontarvi altro sulla trama, perché i colpi di scena sono parecchi, e coinvolgono anche le vite personali di Higgins, Darren ed Elena. E la scoperta di un vaccino non è più una mera ricerca scientifica quando la peste arriva in modo inatteso e minaccioso a colpire proprio gli abitanti del centro di Londra.

Nonostante il ritmo elevato e i numerosi cambi di scenario fra Londra, Wells, Eyam e persino New York, Elena rimane coinvolta anche sentimentalmente: dapprima si invaghisce e viene “sedotta e abbandonata” da un collega dell’equipe di restauratori. Poi si sente attratta sia da Higgins sia da suo figlio, ma i tre non riescono a chiarire i loro sentimenti e alla fine della vicenda Elena ritorna a casa, a Milano. Ho l’impressione che i tre siano destinati a incontrarsi nuovamente nel prossimo romanzo di Miriam Briotti.



Un giallo brillante e godibile, lo consiglio soprattutto a chi, come la sottoscritta, ama la storia, la cultura e i monumenti inglesi e non manca di fare una visita al British Museum quando visita Londra. Il libro esce in questi giorni per la Newton Compton Editori in versione sia cartacea sia ebook e potete acquistarlo direttamente anche  qui :





venerdì 12 maggio 2017

" Tutto quello che non ricordo " di Jonas Hassen Khemiri o di come essere uno, nessuno e centomila.




Ho "conosciuto" l'autore del libro qualche mese fa, in un interessante reportage televisivo con interviste ad alcuni scrittori svedesi. Mi aveva molto colpito la sua affermazione che in Svezia sia presente una certa dose di razzismo verso gli immigrati o verso chi è nato da coppie miste come lui (madre svedese, padre tunisino). Jonas Hassan Khemiri vive a Stoccolma, ha pubblicato 6 libri, tradotti in varie lingue, e 6 drammi teatrali: ha ricevuto vari premi in entrambe le categorie. Nel 2013 ha avuto enorme notorietà la sua lettera aperta al Ministro di Giustizia svedese, dove spiegava come in Svezia è molto più facile essere arrestati se si hanno la pelle scura e i capelli lunghi come lui. Quando mi è capitato fra le mani il suo ultimo libro "Tutto quello che non ricordo", l'ho letto quindi subito con molta curiosità. 

La struttura del romanzo a prima vista sembra essere quella del genere giallo, ma non c'è nulla in comune con le opere dei più famosi scrittori nordici: qui la vittima è proprio il protagonista, Samuel, e lo scopriamo nelle prime pagine. All'autore non interessa infatti farci scoprire chi ha ucciso Samuel, anche lui figlio di madre svedese e padre arabo, ma piuttosto indagare su chi fosse veramente il ragazzo. 

Jonas Hassan Khemiri pare volerci svelare chi sia Samuel attraverso il punto di vista di varie persone che lo hanno conosciuto, narrazioni che vengono raccolte da uno scrittore senza nome, alter ego dell'autore, con apparente casualità. Ma più proseguiamo nella lettura del romanzo, e più l'immagine complessiva del protagonista si sfuma, diventa contraddittoria e ambigua. 

Samuel mi è apparso come l'antagonista perfetto di Faber, protagonista dell'omonimo romanzo di Tristan Garcia (se non avete ancora letto " Faber ", ve lo consiglio di nuovo e potete saperne di più leggendo la mia recensione qui ). Laddove Faber, orfano di genitori algerini in Francia, è affascinante, seduttore e leader già da ragazzino, il Samuel di " Tutto quello che non ricordo " è un novello Zelig di alleniana memoria (non conoscete il film....non so che dire, guardatelo più tardi da qui ). Desideroso di imparare quante più cose possibili sulla vita umana, anche le più assurde e inutili, Samuel viene descritto da alcuni come un ragazzo generoso, da altri come estremamente tirchio; per qualcuno è empatico, anzi fin troppo attento alle esigenze altrui, per qualcun altro egocentrico ed egoista; fin troppo maturo per la sua giovane età ma a volte infantile e narcisista. Tutte le descrizioni e le sfaccettature contrastanti di Samuel, vere o funzionali ai bisogni e al senso di colpa di chi le narra, non ci aiutano a capire chi fosse veramente il ragazzo o perché è morto. Attraverso i vari personaggi narranti, che paiono usciti da una dramma pirandelliano, assistiamo a un affresco allegorico della società svedese, con zone d'ombra che paiono ingoiare tutti: svedesi e figli di immigrati, giovani e vecchi. 

E bravissimo è l'autore a farci arrivare, quasi per caso, all'autentico punto fermo: come Samuel era uno, nessuno e centomila e mai avremo certezze sulla sua vita e sulla sua morte, allo stesso modo sono cangianti gli altri personaggi del romanzo e la stessa società svedese. Un enigma nel e del romanzo che Jonas Hassan Khemiri lascia volutamente insoluto. Da leggere, lasciandosi trasportare dallo stile narrativo non usuale, per provare a comprendere cosa stia accadendo non solo nella società svedese ma in tutta la nostra vecchia Europa. 


Jonas Hassan Khemiri ha vinto l'importante premio svedese Augustpriset per " Tutto quello che non ricordo ", pubblicato all'inizio dell'anno in Italia da Iperborea, tradotto ottimamente da Alessandro Bassini. E' un romanzo di 252 pagine dense e struggenti che potete trovare sia in cartaceo sia in ebook nelle librerie oppure online anche qui 







domenica 2 aprile 2017

“ Non dirmi bugie “ di Rena Olsen e di come stare, per una volta, dalla parte del carnefice.




La prima pagina di questo thriller ci lascia subito senza fiato: assistiamo all’irruzione in una casa e all’arresto di un uomo, Glen, e di sua moglie Clara, la protagonista del romanzo. A dire la verità Clara viene chiamata Diana dai poliziotti che la arrestano, e lei non capisce perché la chiamino così e, soprattutto, il perché dell’arresto. L’idea davvero interessante dell’autrice americana Rena Olsen è di giocare a carte scoperte con il lettore. Nel giro di pochi capitoli riusciamo a capire di quali terribili crimini si siano macchiati sia Glen sia Clara. Eppure non tutto è come sembra: attraverso una scansione alternata dei capitoli Adesso e Prima, assistiamo al racconto di Clara in prima persona.

Nei capitoli Prima Clara ricorda come viveva con Glen, come allevava e addestrava le bambine che le venivano portate in casa. Una carnefice anche lei dunque, che neppure finge di essere vittima. Nei capitoli Adesso Clara è in prigione e vede lentamente sbriciolarsi i suoi ricordi, tutta la fiducia che riponeva nel marito e nel suo compito di “madre” adottiva di bambine rapite alle loro famiglie e tenute sotto custodia.

Come può non essersi accorta di quello che succedeva sotto i suoi occhi? O se ne era accorta e fingeva di non capire? Clara sapeva benissimo che le bambine che educava erano destinate a compiacere maturi e depravati uomini ricchi, che le compravano come schiave. Di questi traffici vivevano suo marito, i suoi genitori prima di lui, e lei stessa. Clara sapeva anche che le ragazze meno remissive venivano costrette a prostituirsi in un bordello vicino a casa sua. 

Si prova orrore leggendo le torture fisiche e psicologiche a cui venivano sottoposte le bambine, a volte è faticoso leggere. Eppure insieme a questo sentimento si sviluppa nel lettore, capitolo dopo capitolo, la compassione per Clara, che deve lentamente riscoprire la sua vera identità, ritornare a essere Clara, la bambina di 6 anni rapita alla sua famiglia proprio dai genitori di Glen.

Rena Olsen usa un punto di vista davvero unico per raccontarci come avviene la tratta delle giovanissime schiave sessuali, perché il romanzo vuole proprio accendere le luci su questo crimine internazionale poco conosciuto. Migliaia di bambine rapite per essere avviate alla prostituzione in tutto il mondo. Se vi è mai capitato di vedere film o serie televisive in cui vengono narrate storie simili, il punto di vista è dei poliziotti o delle giovani vittime. In “ Non dirmi bugie “ abbiamo una vittima che è diventata carnefice senza volerlo, una bambina a cui è stato cancellato tutto per farla diventare una giovane donna, anche lei schiava.

Un romanzo sconvolgente ed emotivamente intenso, con una stile asciutto e privo di cadute nel patetico, consigliato in particolare alle lettrici che amano leggere thriller ma sono anche attente ai problemi del mondo femminile.


" Non dirmi bugie " di Rena Olsen è appena uscito per Newton Compton Editori, lo trovate in tutte le librerie sia in versione cartaceo sia in ebook, lo potete acquistare online anche sul sito della casa editrice qui   


Recensione scritta originariamente per MilanoNera, la potete leggere anche sul sito





domenica 12 marzo 2017

"I Medici" di Matteo Strukul, una trilogia di romanzi storici avvincenti come un noir.







Nel mese di febbraio sono stata costretta a rimanere in casa per motivi di salute, così la necessità di uscire con la fantasia dalle quattro mura mi ha spinto a leggere più del solito. In particolare mi hanno aiutata a distrarmi i tre libri che Matteo Strukul ha dedicato alla dinastia dei Medici. Ho cominciato dal primo, e non sono riuscita a fermarmi fino a quando ho terminato l'ultimo. Vi consiglio quindi di fare lo stesso, anche se i tre romanzi sono comunque indipendenti e fruibili da soli, pur avendo, ovviamente, una rigida cronologia storica.

Ho intenzione di parlarvi del secondo romanzo " Un uomo al potere ", il mio preferito, più appassionante e ricco di introspezioni psicologiche rispetto al primo e più narrativamente complesso rispetto al terzo. L’autore racconta come Lorenzo de’ Medici sia quasi costretto a prendere le redini della città e dello stato di Firenze alla morte dal padre, e di come sia consapevole che questa decisione forzata cambierà il suo modo di essere e di rapportarsi anche con le persone a cui tiene.

Lorenzo deve quindi asservire con la violenza la città di Volterra e, anche se le crudeltà perpetrate dai mercenari del suo esercito non sono state da lui ordinate, questa terribile mattanza resterà indelebile sulla sua coscienza. Proprio il ricorso di Lorenzo alla guerra, per mantenere il precario equilibrio sul quale si regge Firenze, è il motivo principale che allontana da lui il giovane ma geniale Leonardo da Vinci, suo grande amico e protetto.

E’ davvero affascinante leggere le pagine nelle quali Matteo Strukul descrive lo straordinario artista che prima lavora nella bottega del Verrocchio, e poi si estrania da tutto e tutti per studiare l’anatomia umana al fine di rendere i suoi ritratti verosimili. Sembra poi di entrare insieme all’autore nel laboratorio privato di Leonardo, dove progetta e crea invenzioni strabilianti per l’epoca: l’ascensore, le ali per far volare un uomo, le balestre rivoluzionarie e molte altre.

Epoca di grandi artisti e straordinarie opere d’arte il Rinascimento, di grandi mecenati e soldati di ventura. Ma anche periodo di terribili guerre intestine, pestilenze, congiure e tradimenti, bagni di sangue, esecuzioni pubbliche. L’autore non ci nasconde nulla: con uno stile calato nell’epoca in cui vivono i personaggi storici narra, con dovizia di particolari, banchetti sontuosi e abiti lussuosi di cavalieri e nobildonne, ma anche drammatiche sequenze di spargimenti di sangue. E uso il termine sequenza non a caso, perché pare di avere davanti agli occhi una brillante serie TV.

Una caratteristica che mi ha conquistata nella prosa dell’autore è la descrizione attenta delle donne, che siano cortigiane o nobili, ma sempre estremamente intelligenti e furbe. Tutte in grado di indirizzare, e a volte piegare, i voleri dei loro mariti o amanti per soddisfare esigenze, capricci, a volte per raggiungere un bene superiore. In questo senso, ancor più di Clarice Orsini o Lucrezia Donati, le due donne fondamentali nella vita di Lorenzo il Magnifico, mi ha colpito la figura di Laura Ricci, che attraversa le vicende della famiglia medicea sia nel primo sia nel secondo romanzo. Da giovanissima prostituta da strada, poi cortigiana bellissima e scaltra, tutte le sue azioni sono votate alla vendetta contro i Medici, dapprima a causa di un errore di persona, poi perché colpevoli di avergli ucciso gli unici amori della sua vita.


Pur amando la storia e avendola studiata a lungo, non sono particolarmente attratta dai romanzi storici, eppure Matteo Strukul mi ha davvero stregata: finito il primo libro dedicato ai Medici, ho subito iniziato e finito il secondo, e ho “dovuto” iniziare subito dopo il terzo, che ha per protagonista Caterina de’ Medici. Lo stile di Matteo Strukul, ereditato del feuilleton ma tuttavia moderno e colto, storicamente ineccepibile, crea dipendenza: un romanzo tira l’altro.



La trilogia " I Medici" di Matteo Strukul comprende " Una dinastia al potere ", " Un uomo al potere " e " Una regina al potere ", editi dalla Newton Compton Editori  sia in versione cartacea, in tutte le librerie, sia in versione ebook che potete acquistare anche direttamente dal sito della Casa Editrice  qui



Recensione scritta originariamente per  MilanoNera, lo potete leggere anche sul sito :


lunedì 16 gennaio 2017

" Alaska " di Brenda Novak: una giovane psichiatra studia i serial killer tra nevicate e temperature estreme.






Brenda Novak, scrittrice del New York Times e autrice di numerosi romanzi di successo, ci presenta con il thriller “ Alaska ” una nuova protagonista: Evelyn Talbot.

Giovane psichiatra che studia sul campo i meccanismi mentali perversi dei peggiori criminali, i serial killer, Evelyn nasconde una ferita profonda sotto la corazza di scienziata rigorosa e solitaria. Lei stessa, quando era ragazza, è stata infatti brutalizzata da un serial killer insieme alle sue migliori amiche, e si è salvata a stento. Ma il dramma terribile è che quel maniaco era il suo fidanzato.

Nonostante il trauma, o proprio a causa di questo, Evelyn ha deciso di aprire in Alaska Hanover House, una clinica psichiatrica per poter studiare i più spietati serial killer in reclusione. Nel romanzo alla totale mancanza di empatia nei criminali psicopatici fanno da contrappunto la neve, il gelo e la temperatura esterna fino a meno 30 gradi, le poche ore di sole in cui vivono gli abitanti del piccolo villaggio di Hilltop. Un paesaggio naturale e un’atmosfera umana che isolano ancora di più la protagonista. Evelyn in effetti un amico ce l’avrebbe, anzi qualcosa di più di un amico: il sergente Amarok, che si è innamorato di lei appena è arrivata in quel posto sperduto. Evelyn però, dopo un iniziale coinvolgimento, lo tiene a distanza, perché non si sente ancora pronta per affrontare una storia d’amore.

Nonostante la sua ritrosia nell’accettare le avances di Amarok, Evelyn deve chiedere l’aiuto del poliziotto quando vengono ritrovati i resti di due donne, orribilmente torturate prima di essere uccise. L’identità delle due donne e il motivo per il quale sono state uccise, costringono la giovane psichiatra ad affrontare i fantasmi del suo passato. Il colpevole è forse il suo ex fidanzato, mai catturato e perennemente in fuga, o qualche detenuto dell’istituto psichiatrico?

“ Alaska “ è un romanzo che mette davvero i brividi a ogni pagina: nei passi dove è descritta la vita dura degli abitanti di Hilltop e nei punti dove la psichiatra affronta il clima all’interno dell’istituto, anche fra i suoi colleghi. Evelyn Talbot è un bel personaggio, pieno di fragilità per il suo doloroso passato, ma anche consapevole e fiera della sua competenza professionale.

I colpi di scena non mancano, e davvero non si riesce a intuire, fino alle ultime pagine, chi sia veramente il colpevole. Un finale che ci stupisce con un ulteriore coup de théâtre: il passato di Evelyn Talbot sta davvero ritornando, e a noi non resta che aspettare, con molta curiosità, il prossimo romanzo di Brenda Novak con questa intensa protagonista.



" Alaska " di Brenda Novak, (titolo originale "Her Darkest Nightmare"),  tradotto da Sergio Bortolussi per Giunti Editore, ha sia la versione cartacea sia la versione ebook e sono 470 pagine di brividi assicurati. Lo potete acquistare in libreria oppure online, anche sul sito della Casa Editrice qui


Recensione scritta e pubblicata originariamente per la rivista MilanoNera, la potete leggere anche direttamente   sul sito di MilanoNera





venerdì 30 dicembre 2016

" Il settimo manoscritto " di Fabrizio Santi, e di come un libro poco conosciuto possa essere determinante.







Dopo “ Il quadro maledetto ”, il primo romanzo di Fabrizio Santi (di cui potete leggere la mia recensione qui  ), ecco l’opera seconda, ambientata sempre a Roma ma con un protagonista differente. Giulio Salviati è uno scrittore romano di gialli, in crisi d’ispirazione dopo aver pubblicato alcuni libri di successo. Inaspettatamente uno sconosciuto gli propone, pagandogli una cospicua ricompensa, di indagare sul furto dell’Unicum, un manoscritto cinquecentesco trafugato dal monastero di S. Gregorio al Celio. Salviati, in parte perché ormai a corto di soldi, in parte perché non riesce a scrivere un nuovo romanzo, accetta la proposta.

Si ritrova così a indagare su questo manoscritto, che parrebbe senza valore né letterario né economico. Eppure nella vicenda lo scrittore troverà sul suo cammino ben due omicidi e una setta segreta dai fini misteriosi. Ad aiutarlo nel tentativo di risolvere il mistero c’è Elena, una giovane che lavora alla biblioteca Angelica, dove Salviati si reca per cercare tracce dell’ Unicum in altri libri.

Lo stile di Fabrizio Santi è sempre gradevole e la suspense è supportata da una buona dose di autoironia del protagonista. La caratteristica che ho apprezzato di più in questo giallo, come nel precedente, è la descrizione precisa, che non diventa mai fine a se stessa o pedante, di vie, luoghi, monumenti, dell’atmosfera stessa di Roma: si percepisce l’amore dell’autore per la sua città. 

Non manca, come nel romanzo precedente, un'aura di esoterismo che avvolge sia il manoscritto rubato, sia alcuni dei personaggi che il protagonista incontra nelle sue ricerche. E la fine del giallo, di cui non rivelo alcun particolare, lascia avvolto il lettore nel rinvio a un mistero imponderabile ma esistenziale che l'autore lascia intuire, così come era avvenuto ne " Il quadro maledetto ". 

Se c’è un neo nel romanzo è forse la descrizione della storia d’amore fra Salviati ed Elena, che vediamo nascere ma che pare rimanere sempre sospesa. Non penso che siano necessari dettagli “forti”, ma qualche cenno realistico, nei passaggi in cui il protagonista e la ragazza sono soli, avrebbe giovato all’impianto narrativo del romanzo e alla caratterizzazione dei due personaggi. Almeno secondo il mio personalissimo parere. 

Un romanzo che consiglio quindi agli appassionati del genere che non amano gli scenari pulp o le descrizioni troppo crude, ma che vogliono trovare rispettati i canoni dei gialli classici. Attendo comunque di leggere il terzo romanzo di Fabrizio Santi, al cui stile scorrevole ma a tratti erudito mi sono  già affezionata.





Il  romanzo, 335 pagine avvincenti, esiste in versione ebook e cartacea; lo potete trovare in tutte le librerie, fisiche e online, oppure direttamente sul sito della Newton Compton Editori  vedi qui