sabato 15 luglio 2017

" La verità " di Melanie Raabe, ovvero dell'amore come organismo che si ammala e guarisce.






Melanie Raabe costruisce un thriller psicologico davvero raffinato nel suo secondo romanzo  “ La verità ”. La protagonista non può che attirare le nostre simpatie fin dalle prime pagine: da sette anni vive sola con il piccolo Leo, da quando il marito è scomparso durante un viaggio d’affari in Sud America. E’ emozionante scoprire nelle prime due pagine come è nato l’amore fra Sarah e Philipp, durante un concerto dei Radiohead, reso unico da un’eclissi solare. E subito dopo vedere Sarah oggi, che va dal parrucchiere per tagliare i lunghissimi capelli, primo step per decidersi a riprendere in mano la sua vita. E’ necessario per Sarah affermare finalmente che Philipp è morto e non tornerà più, ora deve riprendere a invitare amici a casa, forse può innamorarsi di nuovo.  

E invece proprio in questo momento così fondante della sua vita, una notizia sconvolge Sarah: Philipp è ancora vivo, era stato sequestrato in Colombia da una banda di rapitori. Il fatto che non sia mai stato chiesto un riscatto, dove sia stato rinchiuso in tutti quegli anni… tutto passa in secondo piano. Sarah, felice ma frastornata, si prepara con Leo ad accogliere il marito Philipp all’aeroporto di Amburgo. Ma la felicità si trasforma subito in terrore, quando dalla scaletta dell’aereo scende un uomo che tutti salutano come Philipp. Tutti tranne Sarah, perché quell’uomo sconosciuto non è certo suo marito.

Da questo punto inizia una guerra di nervi davvero logorante, e non a caso lo Sconosciuto ha con sé nel bagaglio “L’arte della guerra“ di Sun Tzu. Chi è quest’uomo e chi fine ha fatto il vero Philipp? Perché questo sconosciuto finge di essere il marito di Sarah e si è installato in casa sua come se ne fosse veramente il padrone? La tensione cresce durante la lettura, e pare che nessuno possa aiutare Sarah: la sua migliore amica non ha mai conosciuto Philipp;  Constanze, la madre di Philipp, è malata di Alzeiheimer e non riconosce nessuno; non ci sono fotografie di Philipp perché era una persona molto schiva. Sarah precipita in un thriller in stile Hitchcock: è terrorizzata da quell’uomo che si ritrova in casa, ma non può denunciarlo alla polizia perché, in passato, ha sofferto di problemi nervosi e non verrebbe creduta. Lo Sconosciuto le fa capire che il suo comportamento poco razionale gli darebbe la possibilità di rinchiuderla in qualche clinica. Sarah perderebbe tutto: suo marito, suo figlio, la sua casa. 

Melanie Raabe è stata molto brava a farci entrare dapprima nell’animo e nelle paure di Sarah per poi farci conoscere, con piccoli capitoli inseriti lentamente nel romanzo, la verità dello Sconosciuto. Il titolo del romanzo avrebbe potuto essere “Le verità”, come ha spiegato Melanie Raabe in un’intervista a Roma durante il Krimi Festival. Non c’è una verità oggettiva, i due protagonisti hanno ciascuno la loro versione dei fatti, così come  i ricordi sembrano diversi. E proprio nei ricordi che riemergono dal passato di Sarah sta la chiave per comprendere il mistero del marito scomparso e dello Sconosciuto che ne ha preso il posto. Se apparentemente Sarah sembra essere invischiata in una tela di ragno tessuta proprio dallo Sconosciuto, ben presto comprendiamo che la verità, appunto, non sta tutta da una parte. E a cosa è dovuto tutto il risentimento che lo Sconosciuto prova verso Sarah, se davvero non l’ha mai incontrata prima?

“ La verità “ è un romanzo con un livello di tensione altissimo, dove i colpi di scena non mancano. E tuttavia la parte forse più significativa è quella che porta a riflettere sui rapporti umani, in particolare sulla mancanza di comunicazione e di sincerità all’interno di una coppia. Il crimine vero è il silenzio e la mancanza di empatia che hanno caratterizzato il matrimonio di Sarah e Philipp, e da lì scaturisce tutto il dramma di un marito scomparso che lascia il posto a uno Sconosciuto. Non aggiungo altro per non fare spoiler sul finale, di certo un romanzo ben scritto e con notevoli intuizioni sull’animo umano e sull’amore. Come afferma Melanie Raabe, l’amore è un organismo, può ammalarsi e guarire o morire, e lei è riuscita a farci comprendere benissimo queste mutazioni in “ La verità “.


“ La verità “ di Melanie Raabe è tradotto dal tedesco dalla brava Leonella Basiglini e appena pubblicato in Italia da Corbaccio. E’ un romanzo di 380 pagine molto avvincenti che potete leggere sia in versione cartacea sia in ebook.



Melanie Raabe è nata a Jena e cresciuta in Turingia; ha studiato Scienze della comunicazione e Letterature comparate a Bochum. Oggi vive a Colonia. È blogger, giornalista e autrice di racconti e testi teatrali. “ La trappola “, il suo primo romanzo, è stato venduto in oltre dieci paesi prima ancora di essere pubblicato e i diritti cinematografici sono stati acquistati a Hollywood. 




Recensione scritta originariamente per MilanoNera: la potete leggere anche sul sito  qui


domenica 2 luglio 2017

" Nero assoluto " di Andreas Pflüger e di come si possa uscire dall'oscurità grazie alle regole dei samurai.





Andreas Pflüger, sceneggiatore tedesco di successo, con " Nero assoluto ", il suo secondo romanzo ma primo pubblicato in Italia, ha creato con Jenny Aaron un personaggio assolutamente unico che sconcerta e attrae fin dalle prime pagine. Il nero assoluto del titolo è l’oscurità totale in cui vive la protagonista, unica donna in un corpo speciale della polizia tedesca, che rimane cieca dopo essere stata ferita in una missione a Barcellona.

Scoprire come ha poi re-imparato a muoversi, essere autonoma e “sentire” persone e oggetti anche meglio di una persona vedente, è davvero affascinante. Si comprende subito che lo scrittore ha studiato a lungo l’adattamento e la rieducazione alla vita normale delle persone che hanno perso la vista. Ma Aaron è molto più di una ex-poliziotta che riprende a vivere dopo un terribile incidente: lei è una samurai donna, che segue le regole del Bushido, il codice di condotta dei samurai giapponesi. Sia per chi conosce un poco le regole del Bushido, come la sottoscritta, sia per chi non ne ha mai sentito parlare, è davvero interessante vedere come tutta la vita di Aaron si adatti alle norme etiche del samurai e, nello stesso tempo, ne tragga forza e coraggio per vivere dopo l’incidente che le ha sconvolto la vita.  

Grazie alla sua straordinaria determinazione Aaron arriva ad essere una profiler, pur essendo cieca, e mantiene sia le sue eccezionali doti di combattimento corpo a corpo sia la capacità di fare sempre centro al poligono con la sua pistola. Eppure l’oscurità non è solo attorno a lei, ma anche nella sua anima: in quella missione a Barcellona è stata costretta a lasciare sul campo l’uomo di cui era innamorata. Nonostante lui si sia poi salvato, Aaron è convinta di aver trasgredito le regole del Bushido, prima ancora di quelle della polizia, anche se ha perso parte dei ricordi di quanto accaduto. I suoi ex colleghi richiedono però il suo aiuto proprio per catturare Holm, il feroce assassino che l’ha resa cieca. Proprio grazie a questa durissima caccia all’uomo, Aaron potrà finalmente scoprire cosa sia successo quel giorno a Barcellona.

Ma attraverso digressioni qua e là Andreas Pflüger ci fa comprendere meglio il carattere della protagonista: vediamo l’elenco degli odori preferiti, dei rumori che odia, degli oggetti che ama toccare Aaron. E scopriamo l’umanità di Aaron nei rapporti con il collega Pavlick e la moglie Sandra, che sono la sua unica famiglia dopo la morte del padre, ex comandante di un corpo speciale della polizia. E’ lì che Aaron, sempre chiamata per cognome come tutti i suoi colleghi dall’autore, diventa per noi Jenny, e da donna quasi invincibile nonostante la cecità, mostra i suoi sentimenti e debolezze.

Ma non si pensi che Andreas Pflüger abbia scritto un thriller psicologico: “Nero assoluto” è uno dei romanzi più adrenalinici che io abbia mai letto, e le azioni e i colpi di scena si intrecciano in maniera così veloce e appassionante, nonostante l’arco di tempo di sole 36 ore, che non si riesce ad abbandonare il libro. Si finisce con il “sentire” le persone come le sente Aaron, ci si trova appostati in mezzo alla neve per cercare di liberare ostaggi, si cerca di capire, attraverso ricerche spasmodiche e intuizioni geniali, chi e perché voglia vendicarsi di Aaron.

E si finisce anche con il lottare per la vita insieme ad Aaron, nella consapevolezza che l’essere umano è dotato di straordinarie capacità di cui spesso non è consapevole, tanto che, verso la fine, non ci si stupisce di leggere che Aaron guidi un’auto: la sua cecità non è più un handicap ma un punto di forza rispetto ai suoi colleghi.

Aaron riuscirà anche a uscire dall’oscurità interiore in cui era caduta dopo la missione a Barcellona, e a perdonarsi per quell’atto che credeva vile. E lo farà in modo doloroso e imprevisto perché Andreas Pflüger sa usare i colpi di scena e i capovolgimenti di fronte in maniera davvero magistrale. Spero non solo di leggere presto un nuovo romanzo con Jenny Aaron come protagonista, ma mi auguro anche che diventi personaggio di un film o di una serie tv: lo stile emozionante e la notevole introspezione psicologica nella scrittura dell'autore sono fattori vincenti.



Andreas Pflüger nato nel 1957 in Turingia, vive a Berlino ed è uno dei più apprezzati sceneggiatori tedeschi: ha firmato la sceneggiatura de “Il nono giorno” e “ Strajk” di Volker Schloendorf e venti episodi della popolare serie poliziesca televisiva Tatort. Arrivato in finale al Crime Cologne Award 2016, “ Nero Assoluto ” è il suo secondo romanzo, e il primo di una serie con Jenny Aaron come protagonista. 


“ Nero assoluto “ è tradotto ottimamente da Monica Pesetti ed è pubblicato in Italia dalla Emons Italia: 416 pagine che vi trascineranno in un vortice di azioni e colpi di scena. E’ disponibile sia in versione cartacea sia in ebook e potete acquistarlo direttamente sul sito della  Emons  qui:



Recensione scritta originariamente per MilanoNera, la potete leggere anche sul sito qui:

lunedì 12 giugno 2017

" La fioraia del Giambellino " di Rosa Teruzzi o del trio di investigatrici scatenate.





Oggi voglio parlarvi de " La fioraia  del Giambellino " , romanzo finalista all'ottava edizione del PREMIO NEBBIAGIALLA per letteratura noir e poliziesca. E’ il secondo giallo scritto da Rosa Teruzzi che ha come protagonista il personaggio di Libera, ex libraia che per vivere confeziona estrosi bouquet da sposa nella zona del Giambellino a Milano. A dire la verità le protagoniste del romanzo sono tre, perché insieme alla madre Iole, eterna figlia dei fiori allergica alle convenzioni come alla biancheria intima, e a Vittoria, la figlia poliziotta, l’autrice ha creato una famiglia di investigatrici tutta al femminile.

Da un ex casello ferroviario Libera ha ricavato una casa per tutte e tre e anche la sua bottega-laboratorio, e la convivenza fra le tre donne non è certo facile: tanto è effervescente e libertina Iole, nonostante i quasi settant’anni, quanto riservata e pudica Libera, che è rimasta vedova molto giovane e con la figlia ancora piccola. Tocca proprio a Vittoria mediare fra le due, in parte perché è diventata poliziotta sulle orme del padre, e per questo esige il rispetto della legge e delle regole (o almeno così parrebbe), in parte perché fra le tre donne è la più pragmatica e dotata di buon senso. Infatti è costretta più volte a richiamare all’ordine sia la nonna sia la madre che, anche stavolta, si sono improvvisate detective dilettanti.

Nel nuovo romanzo a Libera viene commissionata la ricerca del padre da Manuela, una sua cliente che vuole conoscere suo padre prima di sposarsi. Questa “indagine “ riporta a galla nell’animo di Libera ricordi dolorosi sulla morte del marito, complice il ritrovamento di un biglietto anonimo con un appuntamento, scritto proprio nel giorno in cui l’uomo è stato ucciso. Libera si trova quindi a dover indagare contemporaneamente su due padri: uno scomparso, quello della sua cliente, e il padre di sua figlia.

Tuttavia la malinconia e i dubbi che pervadono l’animo di Libera nel romanzo sono ben diluiti in un clima scanzonato e allegro, grazie alla presenza di Iole e dei due spasimanti di Libera: Gabriele, che del marito era collega e migliore amico, e Furio, chef che lavora in un centro sportivo nelle vicinanze del casello.

Le atmosfere di una Milano di periferia, deserta in un agosto piovoso, sono un bel fondale per le avventure investigative delle tre donne, così come le escursioni nella vicina Brianza e in Valsassina, meta privilegiata delle vacanze montane dei milanesi qualche decennio fa.

Ma le indagini? Il giallo mantiene un suo ritmo, nonostante le divagazioni sentimentali delle tre donne, e arriva a un finale coerente ma assolutamente imprevedibile che lascia letteralmente a bocca aperta. E qui si vede l’esperienza di Rosa Teruzzi, che ha lavorato come giornalista a La Notte, e da anni è caporedattore del programma Tv Quarto Grado

Ma se il mistero sul padre di Manuela viene svelato, non altrettanto avviene per le circostanze nelle quali Saverio, il marito di Libera, è stato ucciso vent’anni prima. E questo ci fa intuire, con piacere, che presto potremo leggere un altro romanzo giallo con le tre insolite investigatrici. 


A proposito del PREMIO NEBBIAGIALLA, fra i quattro romanzi finalisti c'è anche  " Il turista " di Massimo Carlotto, che ho letto l'estate scorsa e amato molto (come tutti i libri di Carlotto...) e se non l'avete ancora fatto, potete leggere la mia recensione  qui


" La fioraia del Giambellino " di Rosa Teruzzi è stato appena pubblicato dalla Sonzogno ed è disponibile sia in ebook sia in versione cartacea in tutte le librerie e anche online. 



Recensione scritta originariamente per MilanoNera, la potete leggere anche sul sito qui





sabato 3 giugno 2017

" Il mistero della Cattedrale " e la scoperta di un'ampolla dal contenuto miracoloso.




" Il mistero della Cattedrale ", romanzo di esordio di Miriam Briotti, è un giallo avventuroso che si sviluppa su un fondale di ricerche storiche. Ci sono degli antichi documenti custoditi in una cassetta di sicurezza del British Museum a Londra, dove si descrive un’antica ampolla custodita nella cattedrale di Wells. Un cimelio che non ha solo un valore storico, ma con un contenuto segreto: il sangue di un sopravvissuto all'epidemia di peste del 1665, che partì da Londra e devastò il piccolo paese di Eyam, nella campagna inglese. Il professor Carlisle Higgins sta restaurando l’interno della cattedrale di Wells quando si ritrova fra le mani l’ampolla, che potrebbe servire a creare un vaccino per sconfiggere definitivamente la peste nel mondo. 

Il ritrovamento causa una serie di eventi sgradevoli e pericolosi, perché ci sono altre persone che vogliono impossessarsi di una eventuale cura contro la peste, con motivazioni assai più egoistiche e meschine. Ad aiutare il professor Higgins nei restauri ci sono alcuni  ricercatori, fra i quali anche una giovane italiana, Elena Gallo. La protagonista del romanzo risulta subito simpatica a chi legge: la passione per il suo lavoro di restauratrice, l’amore per i monumenti italiani e inglesi, l’impulsività e la sincerità sfacciata fanno da contraltare al carattere flemmatico e a volte naif del professor Higgins. Sarà proprio Elena insieme a Darren, il figlio del professore, ad aiutare Higgins nella ricerca della verità, rischiando sia la vita sia il suo lavoro.

Non voglio raccontarvi altro sulla trama, perché i colpi di scena sono parecchi, e coinvolgono anche le vite personali di Higgins, Darren ed Elena. E la scoperta di un vaccino non è più una mera ricerca scientifica quando la peste arriva in modo inatteso e minaccioso a colpire proprio gli abitanti del centro di Londra.

Nonostante il ritmo elevato e i numerosi cambi di scenario fra Londra, Wells, Eyam e persino New York, Elena rimane coinvolta anche sentimentalmente: dapprima si invaghisce e viene “sedotta e abbandonata” da un collega dell’equipe di restauratori. Poi si sente attratta sia da Higgins sia da suo figlio, ma i tre non riescono a chiarire i loro sentimenti e alla fine della vicenda Elena ritorna a casa, a Milano. Ho l’impressione che i tre siano destinati a incontrarsi nuovamente nel prossimo romanzo di Miriam Briotti.



Un giallo brillante e godibile, lo consiglio soprattutto a chi, come la sottoscritta, ama la storia, la cultura e i monumenti inglesi e non manca di fare una visita al British Museum quando visita Londra. Il libro esce in questi giorni per la Newton Compton Editori in versione sia cartacea sia ebook e potete acquistarlo direttamente anche  qui :





venerdì 12 maggio 2017

" Tutto quello che non ricordo " di Jonas Hassen Khemiri o di come essere uno, nessuno e centomila.




Ho "conosciuto" l'autore del libro qualche mese fa, in un interessante reportage televisivo con interviste ad alcuni scrittori svedesi. Mi aveva molto colpito la sua affermazione che in Svezia sia presente una certa dose di razzismo verso gli immigrati o verso chi è nato da coppie miste come lui (madre svedese, padre tunisino). Jonas Hassan Khemiri vive a Stoccolma, ha pubblicato 6 libri, tradotti in varie lingue, e 6 drammi teatrali: ha ricevuto vari premi in entrambe le categorie. Nel 2013 ha avuto enorme notorietà la sua lettera aperta al Ministro di Giustizia svedese, dove spiegava come in Svezia è molto più facile essere arrestati se si hanno la pelle scura e i capelli lunghi come lui. Quando mi è capitato fra le mani il suo ultimo libro "Tutto quello che non ricordo", l'ho letto quindi subito con molta curiosità. 

La struttura del romanzo a prima vista sembra essere quella del genere giallo, ma non c'è nulla in comune con le opere dei più famosi scrittori nordici: qui la vittima è proprio il protagonista, Samuel, e lo scopriamo nelle prime pagine. All'autore non interessa infatti farci scoprire chi ha ucciso Samuel, anche lui figlio di madre svedese e padre arabo, ma piuttosto indagare su chi fosse veramente il ragazzo. 

Jonas Hassan Khemiri pare volerci svelare chi sia Samuel attraverso il punto di vista di varie persone che lo hanno conosciuto, narrazioni che vengono raccolte da uno scrittore senza nome, alter ego dell'autore, con apparente casualità. Ma più proseguiamo nella lettura del romanzo, e più l'immagine complessiva del protagonista si sfuma, diventa contraddittoria e ambigua. 

Samuel mi è apparso come l'antagonista perfetto di Faber, protagonista dell'omonimo romanzo di Tristan Garcia (se non avete ancora letto " Faber ", ve lo consiglio di nuovo e potete saperne di più leggendo la mia recensione qui ). Laddove Faber, orfano di genitori algerini in Francia, è affascinante, seduttore e leader già da ragazzino, il Samuel di " Tutto quello che non ricordo " è un novello Zelig di alleniana memoria (non conoscete il film....non so che dire, guardatelo più tardi da qui ). Desideroso di imparare quante più cose possibili sulla vita umana, anche le più assurde e inutili, Samuel viene descritto da alcuni come un ragazzo generoso, da altri come estremamente tirchio; per qualcuno è empatico, anzi fin troppo attento alle esigenze altrui, per qualcun altro egocentrico ed egoista; fin troppo maturo per la sua giovane età ma a volte infantile e narcisista. Tutte le descrizioni e le sfaccettature contrastanti di Samuel, vere o funzionali ai bisogni e al senso di colpa di chi le narra, non ci aiutano a capire chi fosse veramente il ragazzo o perché è morto. Attraverso i vari personaggi narranti, che paiono usciti da una dramma pirandelliano, assistiamo a un affresco allegorico della società svedese, con zone d'ombra che paiono ingoiare tutti: svedesi e figli di immigrati, giovani e vecchi. 

E bravissimo è l'autore a farci arrivare, quasi per caso, all'autentico punto fermo: come Samuel era uno, nessuno e centomila e mai avremo certezze sulla sua vita e sulla sua morte, allo stesso modo sono cangianti gli altri personaggi del romanzo e la stessa società svedese. Un enigma nel e del romanzo che Jonas Hassan Khemiri lascia volutamente insoluto. Da leggere, lasciandosi trasportare dallo stile narrativo non usuale, per provare a comprendere cosa stia accadendo non solo nella società svedese ma in tutta la nostra vecchia Europa. 


Jonas Hassan Khemiri ha vinto l'importante premio svedese Augustpriset per " Tutto quello che non ricordo ", pubblicato all'inizio dell'anno in Italia da Iperborea, tradotto ottimamente da Alessandro Bassini. E' un romanzo di 252 pagine dense e struggenti che potete trovare sia in cartaceo sia in ebook nelle librerie oppure online anche qui 







domenica 2 aprile 2017

“ Non dirmi bugie “ di Rena Olsen e di come stare, per una volta, dalla parte del carnefice.




La prima pagina di questo thriller ci lascia subito senza fiato: assistiamo all’irruzione in una casa e all’arresto di un uomo, Glen, e di sua moglie Clara, la protagonista del romanzo. A dire la verità Clara viene chiamata Diana dai poliziotti che la arrestano, e lei non capisce perché la chiamino così e, soprattutto, il perché dell’arresto. L’idea davvero interessante dell’autrice americana Rena Olsen è di giocare a carte scoperte con il lettore. Nel giro di pochi capitoli riusciamo a capire di quali terribili crimini si siano macchiati sia Glen sia Clara. Eppure non tutto è come sembra: attraverso una scansione alternata dei capitoli Adesso e Prima, assistiamo al racconto di Clara in prima persona.

Nei capitoli Prima Clara ricorda come viveva con Glen, come allevava e addestrava le bambine che le venivano portate in casa. Una carnefice anche lei dunque, che neppure finge di essere vittima. Nei capitoli Adesso Clara è in prigione e vede lentamente sbriciolarsi i suoi ricordi, tutta la fiducia che riponeva nel marito e nel suo compito di “madre” adottiva di bambine rapite alle loro famiglie e tenute sotto custodia.

Come può non essersi accorta di quello che succedeva sotto i suoi occhi? O se ne era accorta e fingeva di non capire? Clara sapeva benissimo che le bambine che educava erano destinate a compiacere maturi e depravati uomini ricchi, che le compravano come schiave. Di questi traffici vivevano suo marito, i suoi genitori prima di lui, e lei stessa. Clara sapeva anche che le ragazze meno remissive venivano costrette a prostituirsi in un bordello vicino a casa sua. 

Si prova orrore leggendo le torture fisiche e psicologiche a cui venivano sottoposte le bambine, a volte è faticoso leggere. Eppure insieme a questo sentimento si sviluppa nel lettore, capitolo dopo capitolo, la compassione per Clara, che deve lentamente riscoprire la sua vera identità, ritornare a essere Clara, la bambina di 6 anni rapita alla sua famiglia proprio dai genitori di Glen.

Rena Olsen usa un punto di vista davvero unico per raccontarci come avviene la tratta delle giovanissime schiave sessuali, perché il romanzo vuole proprio accendere le luci su questo crimine internazionale poco conosciuto. Migliaia di bambine rapite per essere avviate alla prostituzione in tutto il mondo. Se vi è mai capitato di vedere film o serie televisive in cui vengono narrate storie simili, il punto di vista è dei poliziotti o delle giovani vittime. In “ Non dirmi bugie “ abbiamo una vittima che è diventata carnefice senza volerlo, una bambina a cui è stato cancellato tutto per farla diventare una giovane donna, anche lei schiava.

Un romanzo sconvolgente ed emotivamente intenso, con una stile asciutto e privo di cadute nel patetico, consigliato in particolare alle lettrici che amano leggere thriller ma sono anche attente ai problemi del mondo femminile.


" Non dirmi bugie " di Rena Olsen è appena uscito per Newton Compton Editori, lo trovate in tutte le librerie sia in versione cartaceo sia in ebook, lo potete acquistare online anche sul sito della casa editrice qui   


Recensione scritta originariamente per MilanoNera, la potete leggere anche sul sito





domenica 12 marzo 2017

"I Medici" di Matteo Strukul, una trilogia di romanzi storici avvincenti come un noir.







Nel mese di febbraio sono stata costretta a rimanere in casa per motivi di salute, così la necessità di uscire con la fantasia dalle quattro mura mi ha spinto a leggere più del solito. In particolare mi hanno aiutata a distrarmi i tre libri che Matteo Strukul ha dedicato alla dinastia dei Medici. Ho cominciato dal primo, e non sono riuscita a fermarmi fino a quando ho terminato l'ultimo. Vi consiglio quindi di fare lo stesso, anche se i tre romanzi sono comunque indipendenti e fruibili da soli, pur avendo, ovviamente, una rigida cronologia storica.

Ho intenzione di parlarvi del secondo romanzo " Un uomo al potere ", il mio preferito, più appassionante e ricco di introspezioni psicologiche rispetto al primo e più narrativamente complesso rispetto al terzo. L’autore racconta come Lorenzo de’ Medici sia quasi costretto a prendere le redini della città e dello stato di Firenze alla morte dal padre, e di come sia consapevole che questa decisione forzata cambierà il suo modo di essere e di rapportarsi anche con le persone a cui tiene.

Lorenzo deve quindi asservire con la violenza la città di Volterra e, anche se le crudeltà perpetrate dai mercenari del suo esercito non sono state da lui ordinate, questa terribile mattanza resterà indelebile sulla sua coscienza. Proprio il ricorso di Lorenzo alla guerra, per mantenere il precario equilibrio sul quale si regge Firenze, è il motivo principale che allontana da lui il giovane ma geniale Leonardo da Vinci, suo grande amico e protetto.

E’ davvero affascinante leggere le pagine nelle quali Matteo Strukul descrive lo straordinario artista che prima lavora nella bottega del Verrocchio, e poi si estrania da tutto e tutti per studiare l’anatomia umana al fine di rendere i suoi ritratti verosimili. Sembra poi di entrare insieme all’autore nel laboratorio privato di Leonardo, dove progetta e crea invenzioni strabilianti per l’epoca: l’ascensore, le ali per far volare un uomo, le balestre rivoluzionarie e molte altre.

Epoca di grandi artisti e straordinarie opere d’arte il Rinascimento, di grandi mecenati e soldati di ventura. Ma anche periodo di terribili guerre intestine, pestilenze, congiure e tradimenti, bagni di sangue, esecuzioni pubbliche. L’autore non ci nasconde nulla: con uno stile calato nell’epoca in cui vivono i personaggi storici narra, con dovizia di particolari, banchetti sontuosi e abiti lussuosi di cavalieri e nobildonne, ma anche drammatiche sequenze di spargimenti di sangue. E uso il termine sequenza non a caso, perché pare di avere davanti agli occhi una brillante serie TV.

Una caratteristica che mi ha conquistata nella prosa dell’autore è la descrizione attenta delle donne, che siano cortigiane o nobili, ma sempre estremamente intelligenti e furbe. Tutte in grado di indirizzare, e a volte piegare, i voleri dei loro mariti o amanti per soddisfare esigenze, capricci, a volte per raggiungere un bene superiore. In questo senso, ancor più di Clarice Orsini o Lucrezia Donati, le due donne fondamentali nella vita di Lorenzo il Magnifico, mi ha colpito la figura di Laura Ricci, che attraversa le vicende della famiglia medicea sia nel primo sia nel secondo romanzo. Da giovanissima prostituta da strada, poi cortigiana bellissima e scaltra, tutte le sue azioni sono votate alla vendetta contro i Medici, dapprima a causa di un errore di persona, poi perché colpevoli di avergli ucciso gli unici amori della sua vita.


Pur amando la storia e avendola studiata a lungo, non sono particolarmente attratta dai romanzi storici, eppure Matteo Strukul mi ha davvero stregata: finito il primo libro dedicato ai Medici, ho subito iniziato e finito il secondo, e ho “dovuto” iniziare subito dopo il terzo, che ha per protagonista Caterina de’ Medici. Lo stile di Matteo Strukul, ereditato del feuilleton ma tuttavia moderno e colto, storicamente ineccepibile, crea dipendenza: un romanzo tira l’altro.



La trilogia " I Medici" di Matteo Strukul comprende " Una dinastia al potere ", " Un uomo al potere " e " Una regina al potere ", editi dalla Newton Compton Editori  sia in versione cartacea, in tutte le librerie, sia in versione ebook che potete acquistare anche direttamente dal sito della Casa Editrice  qui



Recensione scritta originariamente per  MilanoNera, lo potete leggere anche sul sito :


venerdì 3 febbraio 2017

" All'ombra del suo corpo " di Marco Minicangeli, rovina ed espiazione per le vie del Borgo di Roma.






Il nuovo  racconto lungo (o romanzo breve) di Marco Minicangeli è un noir crepuscolare e metropolitano. “ All’ombra del suo corpo ” è ambientato nella zona centralissima del Borgo di Roma, che tuttavia appare da subito come una metafora di un luogo dell’anima, più che un ben definito incrocio di vie e vicoli. 

Alessio Zeni, il protagonista, è un ex-poliziotto, e il motivo per il quale non è più nella polizia lo scopriamo pagina dopo pagina. Dovendo guadagnarsi da vivere in un altro modo, Alessio finisce per passare dall’altra parte della barricata: viene assoldato per raccogliere i soldi delle scommesse clandestine nei locali di zio Pino, un criminale ex-pugile (questa è una narrazione colma di ex, di “losers”, di uomini e donne che perdono la strada e la speranza).

A dire la verità, Alessio non prova nemmeno a cercarsi un altro lavoro onesto: è come se volesse scendere sempre più in basso, quasi a punirsi per gli errori commessi quando era poliziotto. Uno sbaglio, in particolare, lo perseguita anche negli incubi: Irina, una prostituta di cui si era innamorato e che poi è stata uccisa.

Sarà perché le vicende di Alessio si dipanano e si aggrovigliano sotto Natale, sarà perché per un uomo dannazione e salvezza possono arrivare solo sotto forma di una donna, ecco che nella sua vita entra all’improvviso Mati. Anche lei in fuga, anche lei una donna perduta da proteggere. Riuscirà questa volta Alessio, senza divisa, a portare a termine la sua missione?

Non aggiungo altro per non svelare troppo sulla trama. Il ritmo del racconto è ben sorretto dalla scrittura asciutta, ruvida, a volte cruda di Minicangeli. Il rapporto di amore-odio per Roma diventa quasi viscerale seguendo i vagabondaggi solitari di Alessio.

Un’unica pecca, a mio giudizio, sono le eccessive digressioni sull’infanzia del protagonista, che appaiono poco in sintonia con la narrazione e la suspense del libro. Forse una sforbiciata nel numero e nella lunghezza di questi incisi avrebbe giovato alla fluidità complessiva della trama.



“ All’ombra del suo corpo “ un noir di 121 pagine delle inKnot Edizioni, che potete leggere in formato ebook o anche cartaceo, acquistandolo online  qui





lunedì 16 gennaio 2017

" Alaska " di Brenda Novak: una giovane psichiatra studia i serial killer tra nevicate e temperature estreme.






Brenda Novak, scrittrice del New York Times e autrice di numerosi romanzi di successo, ci presenta con il thriller “ Alaska ” una nuova protagonista: Evelyn Talbot.

Giovane psichiatra che studia sul campo i meccanismi mentali perversi dei peggiori criminali, i serial killer, Evelyn nasconde una ferita profonda sotto la corazza di scienziata rigorosa e solitaria. Lei stessa, quando era ragazza, è stata infatti brutalizzata da un serial killer insieme alle sue migliori amiche, e si è salvata a stento. Ma il dramma terribile è che quel maniaco era il suo fidanzato.

Nonostante il trauma, o proprio a causa di questo, Evelyn ha deciso di aprire in Alaska Hanover House, una clinica psichiatrica per poter studiare i più spietati serial killer in reclusione. Nel romanzo alla totale mancanza di empatia nei criminali psicopatici fanno da contrappunto la neve, il gelo e la temperatura esterna fino a meno 30 gradi, le poche ore di sole in cui vivono gli abitanti del piccolo villaggio di Hilltop. Un paesaggio naturale e un’atmosfera umana che isolano ancora di più la protagonista. Evelyn in effetti un amico ce l’avrebbe, anzi qualcosa di più di un amico: il sergente Amarok, che si è innamorato di lei appena è arrivata in quel posto sperduto. Evelyn però, dopo un iniziale coinvolgimento, lo tiene a distanza, perché non si sente ancora pronta per affrontare una storia d’amore.

Nonostante la sua ritrosia nell’accettare le avances di Amarok, Evelyn deve chiedere l’aiuto del poliziotto quando vengono ritrovati i resti di due donne, orribilmente torturate prima di essere uccise. L’identità delle due donne e il motivo per il quale sono state uccise, costringono la giovane psichiatra ad affrontare i fantasmi del suo passato. Il colpevole è forse il suo ex fidanzato, mai catturato e perennemente in fuga, o qualche detenuto dell’istituto psichiatrico?

“ Alaska “ è un romanzo che mette davvero i brividi a ogni pagina: nei passi dove è descritta la vita dura degli abitanti di Hilltop e nei punti dove la psichiatra affronta il clima all’interno dell’istituto, anche fra i suoi colleghi. Evelyn Talbot è un bel personaggio, pieno di fragilità per il suo doloroso passato, ma anche consapevole e fiera della sua competenza professionale.

I colpi di scena non mancano, e davvero non si riesce a intuire, fino alle ultime pagine, chi sia veramente il colpevole. Un finale che ci stupisce con un ulteriore coup de théâtre: il passato di Evelyn Talbot sta davvero ritornando, e a noi non resta che aspettare, con molta curiosità, il prossimo romanzo di Brenda Novak con questa intensa protagonista.



" Alaska " di Brenda Novak, (titolo originale "Her Darkest Nightmare"),  tradotto da Sergio Bortolussi per Giunti Editore, ha sia la versione cartacea sia la versione ebook e sono 470 pagine di brividi assicurati. Lo potete acquistare in libreria oppure online, anche sul sito della Casa Editrice qui


Recensione scritta e pubblicata originariamente per la rivista MilanoNera, la potete leggere anche direttamente   sul sito di MilanoNera





venerdì 30 dicembre 2016

" Il settimo manoscritto " di Fabrizio Santi, e di come un libro poco conosciuto possa essere determinante.







Dopo “ Il quadro maledetto ”, il primo romanzo di Fabrizio Santi (di cui potete leggere la mia recensione qui  ), ecco l’opera seconda, ambientata sempre a Roma ma con un protagonista differente. Giulio Salviati è uno scrittore romano di gialli, in crisi d’ispirazione dopo aver pubblicato alcuni libri di successo. Inaspettatamente uno sconosciuto gli propone, pagandogli una cospicua ricompensa, di indagare sul furto dell’Unicum, un manoscritto cinquecentesco trafugato dal monastero di S. Gregorio al Celio. Salviati, in parte perché ormai a corto di soldi, in parte perché non riesce a scrivere un nuovo romanzo, accetta la proposta.

Si ritrova così a indagare su questo manoscritto, che parrebbe senza valore né letterario né economico. Eppure nella vicenda lo scrittore troverà sul suo cammino ben due omicidi e una setta segreta dai fini misteriosi. Ad aiutarlo nel tentativo di risolvere il mistero c’è Elena, una giovane che lavora alla biblioteca Angelica, dove Salviati si reca per cercare tracce dell’ Unicum in altri libri.

Lo stile di Fabrizio Santi è sempre gradevole e la suspense è supportata da una buona dose di autoironia del protagonista. La caratteristica che ho apprezzato di più in questo giallo, come nel precedente, è la descrizione precisa, che non diventa mai fine a se stessa o pedante, di vie, luoghi, monumenti, dell’atmosfera stessa di Roma: si percepisce l’amore dell’autore per la sua città. 

Non manca, come nel romanzo precedente, un'aura di esoterismo che avvolge sia il manoscritto rubato, sia alcuni dei personaggi che il protagonista incontra nelle sue ricerche. E la fine del giallo, di cui non rivelo alcun particolare, lascia avvolto il lettore nel rinvio a un mistero imponderabile ma esistenziale che l'autore lascia intuire, così come era avvenuto ne " Il quadro maledetto ". 

Se c’è un neo nel romanzo è forse la descrizione della storia d’amore fra Salviati ed Elena, che vediamo nascere ma che pare rimanere sempre sospesa. Non penso che siano necessari dettagli “forti”, ma qualche cenno realistico, nei passaggi in cui il protagonista e la ragazza sono soli, avrebbe giovato all’impianto narrativo del romanzo e alla caratterizzazione dei due personaggi. Almeno secondo il mio personalissimo parere. 

Un romanzo che consiglio quindi agli appassionati del genere che non amano gli scenari pulp o le descrizioni troppo crude, ma che vogliono trovare rispettati i canoni dei gialli classici. Attendo comunque di leggere il terzo romanzo di Fabrizio Santi, al cui stile scorrevole ma a tratti erudito mi sono  già affezionata.





Il  romanzo, 335 pagine avvincenti, esiste in versione ebook e cartacea; lo potete trovare in tutte le librerie, fisiche e online, oppure direttamente sul sito della Newton Compton Editori  vedi qui 





sabato 26 novembre 2016

" Tra i malvagi " di Linda Castillo, indagine tra la neve e il gelo della comunità Amish.







Il nuovo romanzo di Linda Castillo non delude i fan di Kate Burkholder, la detective che ha lasciato la comunità Amish in cui era nata.

“ Tra i malvagi “ è un thriller dal ritmo teso, avvolgente, fin dal primo capitolo. Anche chi non ha letto i precedenti libri della Castillo riesce a comprendere la personalità della detective, grazie ad accenni al suo passato e, soprattutto, a questa indagine particolare. Kate si trova, infatti, a investigare su un presunto omicidio di una ragazza in una comunità Amish, come nei libri precedenti, ma stavolta sotto copertura. Deve quindi lasciare Painters Mill e trasferirsi nello stato di New York, con un nome falso e un passato inventato.

I brividi che si provano seguendo le indagini di Kate sono in parte dovuti alla sua assoluta vulnerabilità: è costretta a vivere in una roulotte persa nella campagna, senza elettricità, nascondendo sotto gli abiti tradizionali una pistola e un cellulare. Non ha nessuno a proteggerle le spalle, e in un paio di occasioni rischia di soccombere prima di risolvere il caso, assai intricato.

Ma una dose massiccia di brividi la si prova anche immergendosi nella situazione ambientale in cui Kate vive sotto copertura: dormire in una roulotte a dieci gradi sotto zero, mentre fuori continua a nevicare, un riscaldamento quasi assente, lampade a kerosene per avere poca luce, usare un monopattino per arrivare fino al centro della cittadina (gli Amish non usano mezzi a motore)….

Una poliziotta preparata e coraggiosa, ma soprattutto una donna davvero tosta, Kate Burkholder. Eppure, nonostante i disagi e i pericoli di questa indagine, per lei ci sono anche momenti di malinconia, quando entra in contatto con alcune donne Amish di questa piccola comunità. Ricamando con loro, con lo scopo di farsele amiche e avere informazioni sulla morte della ragazza, Kate prova nostalgia e anche un po’ di rimpianto per la “sua” comunità e famiglia di origine, che ha lasciato volontariamente. Ma di cui si scopre ad apprezzare alcuni valori che aveva dimenticato: la solidarietà femminile, la semplicità dei costumi, la vita spartana ma apparentemente serena. E nello stesso tempo Kate dovrà fare i conti con la distanza dal suo compagno, l’agente John Tomasetti, e con la volontà di essere autonoma cercando di non farlo soffrire.

Un romanzo con una scrittura grintosa, una trama per nulla scontata, dove in alcuni punti si percepisce la passione di Linda Castillo nel delineare i personaggi femminili, soprattutto giovani. Si arriva alla fine con la curiosità tesa a scoprire il colpevole, e sarà un colpo di scena finale a far apprezzare ancora di più la bravura della scrittrice americana.



" Tra i malvagi ", il nuovo romanzo di Linda Castillo, tradotto da Tessa Bernardi, è pubblicato dalla TimeCrime e lo trovate sia nella versione cartacea sia nella versione ebook. Potete acquistarlo anche direttamente dal sito della casa editrice   qui

Recensione scritta e pubblicata originariamente sulla rivista online MilanoNera, la potete leggere anche sul sito  http://www.milanonera.com/



domenica 6 novembre 2016

" Faber " di Tristan Garcia, e del come si costruisce (o si distrugge) un immaginario collettivo e personale.






I primi due capitoli di " Faber " mi hanno lasciata sgomenta, più che perplessa. Temevo di non farcela a proseguire: da subito ho avuto la sensazione di odiare il protagonista, Faber. Un uomo che si intuisce essere geniale, eppure sprofondato in un abisso senza fondo alla soglia dei trent'anni. Ma poi ho perseverato nella lettura, perché se i suoi amici d'infanzia, Madeleine e Basile, si erano presi la briga di andarlo a raccattare (letteralmente) in una baracca dimenticata da Dio e dagli uomini, allora qualche dote straordinaria questo Faber doveva averla. E ne ho avuto la conferma: attraverso la narrazione a punti di vista alternati dei tre amici, con imprevisti flash forward e repentini flash back, affrontiamo la sbalorditiva unicità di Faber "le destructeur", come da sottotitolo dell'originale edito da Gallimard

Il piccolo Mehdi, nato nel 1981 e subito abbandonato dai genitori algerini, viene adottato dai Faber, una coppia benestante e impegnata socialmente. Richard è un architetto di grande successo, Anna un soprano e una femminista militante. Per cinque anni Mehdi vive circondato dall'amore e dall'arte dei genitori adottivi, che si isolano dal mondo esterno, andando a vivere in una casa di campagna. In un incidente d'auto misterioso, però, Anna e Richard muoiono. Mehdi, persi ormai i contatti con il resto della famiglia Faber, ritorna in orfanotrofio. E viene nuovamente adottato, stavolta da una coppia di cinquantenni senza figli, Marthe e Jean. 

Dopo questi accenni biografici si potrebbe pensare che Tristan Garcia, giovane filosofo e romanziere francese, voglia raccontarci le vicissitudini di un piccolo orfano algerino, che cresce tristemente nella banlieu. Niente di più lontano dalla storia di Mehdi che, incontrando in terza elementare i coetanei Madeleine e Basile, lascia cadere il nome proprio Mehdi per diventare semplicemente Faber. Un ragazzino dall'intelligenza straordinaria, alimentata da curiosità e voracità estreme per gli argomenti e i libri più eterogenei. Faber è molto più maturo, più coraggioso, più saggio di tutti i suoi coetanei. Ma è anche così affascinante e furbo da riuscire a sedurre, manipolare e intimidire, nello stesso tempo, giovani e adulti. 

E Faber ci irretisce e ci trascina con sé attraverso tutto il romanzo, raccontandosi e lasciandosi raccontare dagli altri. Un novello Antoine Doinel che compie crimini reali (e immaginari) assai peggiori del furto di una macchina da scrivere, e che pare aver perso la sua innocenza assai prima di entrare nella scuola elementare di Mornay. Eppure, seguendo le sue gesta (perché Faber è un eroe), si ha spesso il dubbio che quella purezza ingenua e selvaggia, che solo i bambini e gli adolescenti posseggono, in lui non sia mai scomparsa. 

Fra le righe del romanzo di formazione di Faber possiamo individuare chiaramente una riflessione storica e filosofica sui "... figli della classe media di una paese occidentale medio, due generazioni dopo una guerra vinta, una generazione dopo una rivoluzione fallita. Non eravamo né poveri né ricchi, non rimpiangevamo l'aristocrazia, non coltivavamo sogni utopici e la democrazia ci era ormai indifferente.... " come spiega Tristan Garcia nella prefazione.

Un romanzo che affascina e sconvolge, perché ciascuno di noi ha incontrato un o una Faber nella sua vita. E se non lo avete incontrato, allora Faber siete voi...




" Faber " è uscito nello scorso settembre per NN Editore, grazie anche alla accurata traduzione di Sarah De Sanctis. Consiglio la lettura della sua NdT che offre motivazioni di alcune sue scelte traduttive e, per i cultori di filosofia contemporanea, anche ulteriori chiavi di lettura sul romanzo e sul filosofo Tristan Garcia

Un romanzo tumultuoso di 406 pagine, in cartaceo o in ebook, che potete acquistare anche direttamente sul sito di NN Editore, dove trovate anche il songbook del libro: la colonna sonora dell'adolescenza di Faber, Madeleine e Basile  da scoprire 








venerdì 7 ottobre 2016

" Il gioco del male " le nuove indagini per la detective Kim Stone di Angela Marsons.





Esce in Italia il secondo thriller della scrittrice inglese Angela Marsons con protagonista Kim Stone. Già il primo romanzo " Urla nel silenzio " mi aveva colpito positivamente (e se volete sapere i motivi trovate la mia recensione qui ) e ora il personaggio della detective Stone viene notevolmente approfondito. Scopriamo il suo tragico vissuto familiare e quindi comprendiamo meglio sia le cause della sua apparente asocialità sia l'empatia che prova per le vittime che incontra nel suo lavoro.

Ma il ritmo e la suspence de " Il gioco del male " non risentono di queste digressioni nel passato e nell'intimo di Kim Stone. L'inizio è adrenalinico e agghiacciante insieme: scendere con la protagonista nel seminterrato dove un padre abusa della sua bambina, sarà una sequenza che vi rimarrà impressa nel cuore, prima ancora che nella mente.

In questo secondo romanzo Kim Stone affronta anche una donna che ha fatto della sua sociopatia un'arma. Angela Marsons ha creato infatti una valida antagonista per la detective: Alex Thorne, una psichiatra che utilizza i suoi studi e la sua professione non per curare i pazienti ma per manipolarli e condurli al crimine. Il match investigativo e psicologico fra le due donne si trasforma in una lotta fra gatto e topo, dove entrambe sono costrette a scambiarsi di ruolo continuamente. Ed è proprio a causa della crudeltà mentale della psichiatra che veniamo a conoscere molti particolari sull'infanzia e sulla madre di Kim Stone. 

Decisamente interessante la figura della psichiatra, con lei Angela Marsons ci rivela i meccanismi inquietanti e pericolosi nella mente di una persona sociopatica. A riprova della ricerca dell'autrice sull'argomento, come indicato nei ringraziamenti in coda al libro, vi cito questo frase sibillina pronunciata da uno dei personaggi "I sociopatici possono cadere, ma solo se un numero sufficiente di persone punta il dito contro di loro." Uno studio scrupoloso e impietoso insieme, che mi ha dato modo di riflettere su alcune persone che ho incontrato nella mia vita e che potrebbero essere tranquillamente inserite in quella categoria. D'altra parte, ormai lo sapete, se un giallo o un noir non mi danno occasione di allargare le mie conoscenze in qualche ambito, vuol dire che non sono stati scritti per me. 

Al di là delle mie curiosità personali, il thriller è costruito ottimamente, tutti i personaggi sono ben delineati e, soprattutto, il paesaggio cupo e depresso della Black Country sembra riflettere l'animo sofferente della protagonista. Luoghi e persone sono descritti minutamente, quasi a farci capire che Angela Marsons, come Kim Stone, in quella zona ci vive da sempre, ne conosce le passate ricchezze e le attuali brutture, ma ama quei posti e prova solidarietà per i suoi abitanti. Sembra che " Il gioco del male " sia piaciuto anche a un famoso critico letterario italiano, che ha decretato Angela Marsons " la nuova regina del giallo "... Un ringraziamento anche alle due traduttrici Erica Farsetti e Angela Ricci, che hanno reso al meglio la scrittura e il ritmo del romanzo. Un thriller intenso, energico e ruvido come la protagonista, da leggere nelle serate piovose autunnali in attesa del capitolo n. 3, che è uscito da tempo in UK con il titolo " Lost girls "




Il libro è uscito il mese scorso in Italia per la Newton Compton Editori, non riuscirete a posarlo finché non arriverete in fondo alle 380 pagine, è disponibile sia in formato cartaceo sia in ebook  vedi qui






domenica 25 settembre 2016

" Il turista " ovvero il serial killer in trasferta, la nuova creatura di Massimo Carlotto.









Massimo Carlotto sorprende i lettori affezionati all’Alligatore e alle sue vicende. Il protagonista del nuovo romanzo è un serial killer inafferrabile, soprannominato “il Turista” perché uccide in varie città europee, camuffandosi e mimetizzandosi fra i turisti. Le sue vittime sono tutte donne sole, belle e, soprattutto, ricche tanto da potersi permettere borse di Alexander McQueen, Hèrmes e via spendendo. Non è la donna il bersaglio del serial killer, infatti, ma la sua borsa griffata, all’interno della quale c’è un intero mondo in cui potersi immergere e godere. Abel Cartagena, omicida sociopatico, apparentemente conduce una vita normale: si destreggia fra la moglie e l’amante grazie alla mancanza di empatia e di rimorsi, oltre che alla sua abilità nel manipolare le persone. Si è inventato una professione, lo studioso di musicisti poco conosciuti, che gli consente di viaggiare molto senza destare sospetti. Proprio per compiere un ennesimo delitto il Turista arriva a Venezia


A contrastare i suoi piani troviamo Pietro Sambo, un ex commissario stropicciato e con un passato recente da dimenticare. Massimo Carlotto ce lo fa conoscere mentre cerca di risalire la china, faticosamente, perché un veneziano che ha commesso degli errori non può nascondersi nella sua città: tutti sanno tutto.

Tuttavia l’attenzione dello scrittore è rivolta più al serial killer che, contrariamente a quanto abbiamo visto spesso nei film e serie Tv americane, è uno psicopatico lucido e consapevole di esserlo. A Venezia Abel Cartagena si ritrova, suo malgrado, avviluppato fra  le trame torbide di un gruppo internazionale di assassini mercenari, denominato “i Professionisti”. Per colpa di una vittima sbagliata, il serial killer si vede costretto dall’organizzazione a uccidere per incarico loro, invece che per suo esclusivo piacere.

Un manipolatore manipolato, un assassino psicopatico manovrato da un’organizzazione sovranazionale ancora più folle e criminale di lui. E accanto ad Abel Cartagena un’assassina seriale che incrocia il suo cammino insanguinato, come efferati Bonnie and Clyde. 

Sono molti gli spunti di interesse e di riflessione in questa nuova prova di Massimo Carlotto. La sua abilità nel catturare il lettore con una scrittura tesa e una vicenda complessa non viene mai meno, e mentre la tensione scorre adrenalinica fra le calli, osserviamo con tristezza lo scempio perpetrato ai danni di Venezia dalle navi da crociera e dal turismo frettoloso. Ma forse la caratteristica più particolare è la proprio la giustapposizione fra i due assassini seriali e l’organizzazione criminale che uccide su mandato. Come se ci fosse in Massimo Carlotto una punta di “nostalgia” per i crimini perpetrati per motivi personali, più o meno comprensibili o giustificabili (e in fondo anche gli omicidi del Turista perseguono una loro logica per quanto folle). 

Non vi racconto nulla sull’esito del romanzo, ma credo che, quasi sicuramente, incontreremo di nuovo Pietro Sambo. Almeno questa è la mia speranza da fan inguaribile dello scrittore. 



Con " Il turista "  Massimo Carlotto passa alla Rizzoli (sarà un cambio di scuderia definitivo o è solo per rimarcare una differenza con i romanzi precedenti?); il romanzo è uscito il 1°settembre, 300 pagine da leggere d'un fiato, in versione cartacea e in ebook  vedi qui








domenica 11 settembre 2016

" La Confraternita delle ossa. La prima indagine di Enrico Radeschi " di Paolo Roversi, una Milano tutta da bere a cavallo di una Vespa gialla.






Nel mese di agosto ho avuto l’opportunità di leggere in anteprima, con altri 100 fortunati lettori, l’ultimo romanzo di Paolo Roversi “ La Confraternita delle Ossa “, che costituisce un prequel ai precedenti cinque gialli con protagonista Enrico Radeschi.

Nel romanzo scopriamo così la “nascita” del personaggio Radeschi, un cronista di provincia, non ancora trentenne, che si trasferisce a Milano per tentare il grande salto: entrare nella redazione news di un quotidiano o di una Tv milanese. 

Il caso e la fortuna fanno sì che Enrico Radeschi, proprio durante un colloquio di lavoro, incappi nell’omicidio di un importante avvocato e, nel contempo, salvi la vita al suo probabile datore di lavoro, colpito da infarto. Lavoro sfumato, ma prima inchiesta milanese per Radeschi, che è l’unico ad accorgersi di un misterioso simbolo tracciato dall’avvocato con il suo sangue, prima di morire nella centralissima piazza Mercanti. Ecco l’inizio della vicenda, raccontata in modo adrenalinico e anche ironico, proprio perché Radeschi, giovane e inesperto, dovrà ingoiare parecchi rospi prima di scrivere per un vero giornale. 

Gli elementi classici di un giallo dalle tinte noir ci sono tutti: dopo quello dell’avvocato ci saranno altri omicidi che portano il sigillo di una setta esoterica, che fa base nella cripta della Chiesa di S. Bernardino alle Ossa. E c’è anche un altro filone di indagine: giovani ragazzi di bell’aspetto che vengono sedotti e uccisi da una serial killer, una femme fatal che si trasforma in mantide religiosa.

Il nostro cronista balza in sella a una Vespa d’epoca, ridipinta di giallo, e si trasforma in un investigatore. Grazie alle lezioni dell’amico con cui condivide l’alloggio, scopre le potenzialità del nascente Internet, si improvvisa hacker e crea un blog dove pubblicare i suoi articoli di nera.

Siamo nella Milano dei primi anni Duemila, e leggendo questo romanzo ho provato più di una fitta di nostalgia, dato che all’epoca ero più o meno coetanea di Radeschi e frequentavo l’università a Milano. A pedinare il protagonista e gli altri personaggi ci accorgiamo che quel mondo è solo l’altro ieri, eppure è già giurassico: il passaggio dalla lira all’euro; le prime Tv a pagamento; l’evoluzione di Internet; la scomparsa delle video cassette a favore dei Dvd; l’happy hour nei locali della movida milanese.

Bellissima questa Milano, che lentamente da fondale diventa coprotagonista del giallo, con il freddo, la nebbia che solo noi lombardi sappiamo apprezzare, gli angoli più nascosti e pittoreschi. Una città che Paolo Roversi ci fa scoprire con l’incanto e l’amore che noi provinciali sentiamo (e infatti l’autore è milanese di adozione ma nativo di Suzzara), quando questa città apparentemente algida e schiva si lascia penetrare.

Un romanzo con tante frecce al suo arco. Riuscirà Enrico Radeschi a risolvere entrambi i misteri, con l’aiuto del disincantato vice questore Loris Sebastiani? Ce la farà a diventare un vero giornalista della carta stampata? Troverà una ragazza che lo apprezzi? Le risposte le potete già intuire, ma vi assicuro che vi divertirete moltissimo a scoprirle seguendo la scrittura agile e avvincente di Paolo Roversi.




La Confraternita delle Ossa. La prima indagine di Enrico Radeschi”, in libreria dall’otto settembre (396 pp.), è pubblicato dalla Marsilio ed è disponibile sia nella visione cartacea sia in ebook   vedi qui





venerdì 12 agosto 2016

" Lo Sgarro. Rocco Sigaro e il delittaccio della Garbatella " di Leonardo Jattarelli, o di come indaga su un terribile delitto un ex-poliziotto.






Un romanzo noir che ha dalla sua parte due punti di forza: il primo è il protagonista, Rocco Sigaro, che ha deciso di lasciare la polizia e di traslocare dall’Eur alla Garbatella, il secondo è proprio la Garbatella, dove è ambientata la vicenda. L’autore è Leonardo Jattarelli, giornalista de “Il Messaggero” per le pagine Cultura e Spettacoli, ma che in passato si è occupato di cronaca nera, e quest’esperienza si percepisce fin dalle prime righe.

L'autore vive alla Garbatella da 25 anni, e grazie al  suo sguardo affettuoso, quasi appassionato, arriviamo a conoscere non solo gli angoli più particolari di questo rione, ma anche i personaggi che vi abitano. Incontriamo un’umanità genuina, popolare che, forse, è scomparsa nella maggior parte dei quartieri “storici” di Roma. Personaggi così verosimili nella loro descrizione anche nei soprannomi, come i gemelli “diversi” Pesciolino e Pompa, Tinta, dai capelli mutevoli ogni giorno, la Fascistona, il Don, che finiamo per affezionarci subito a ciascuno di loro.

Rocco Sigaro, che ha abbandonato la polizia per motivi che andiamo scoprendo attraverso dei flash back nel romanzo, viene chiamato dal PM Petrosino per farsi aiutare nelle indagini sulla morte misteriosa di Carla Palumbo. Una ragazza che ha perso i suoi genitori da piccola, ed è cresciuta con gli zii alla Garbatella. Da sempre gentile e premurosa con tutti, nei mesi precedenti alla morte Carla si era trasformata in un’altra persona, misteriosa, arrabbiata, sfuggente. 

Rocco, con la collaborazione di Civetta e Saltimbanco, riesce a sbrogliare la vicenda, e il noir mantiene un ritmo elevato, anche nei punti dove il protagonista si confida con noi, raccontandoci i suoi fallimenti come padre, come marito e, in parte, come poliziotto. Rivelazioni condivisibili da molti lettori e lettrici che hanno girato la boa dei 40 anni, rese con uno stile introspettivo e malinconico. Non si può che rimanere conquistati dalla figura di Rocco, ex-poliziotto “loser” che alterna momenti bui, dove si aiuta con le benzodiazepine, a indagini rischiose alla Garbatella.  

Attraverso stralci di narrazione che ci raccontano il punto di vista di altri personaggi, coinvolti in vario modo nel delitto, arriviamo a intuire le vicende che hanno portato alla morte di Carla. Lo svelamento finale è affidato a Rocco Sigaro, che nel risolvere il caso scopre insieme a noi particolari curiosi ed esoterici della Garbatella. Notevoli e utili nel comprendere l'ambientazione sono le foto in b/n di Marco Rocchi, nelle ultime pagine del libro, che ci mostrano i luoghi de “Lo Sgarro”.

Un noir avvincente e crepuscolare nel contempo, che affascina nella lettura sia chi conosce la Garbatella sia chi non ci è mai stato. “Lo Sgarro” è sorretto da una profonda conoscenza della cronaca nera e da una scrittura fluida, intensa ma venata da squarci di confidenze ironiche e disincantate. Mi auguro di poter incontrare di nuovo Rocco Sigaro in un altro romanzo, ambientato alla Garbatella o altrove a Roma.



Il libro della NED Edizioni si può acquistare in formato cartaceo in tutte le librerie Feltrinelli e in altre librerie a Roma, oppure su IBS  vedi qui