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martedì 14 aprile 2026

" LA GANG DELLE 3 B " di Massimo Lugli

 



L’ultimo romanzo di Massimo Lugli è dedicato alle gesta della Banda dei Marsigliesi, che imperversò a Roma nella prima metà degli anni Settanta. Il titolo del libro è “La gang delle 3 B” perché i capi di questa organizzazione criminale si chiamavano Matteo Bernardini, Paul Battiglieri e Jean Burattier.

Lugli è molto bravo nel tratteggiare i diversi caratteri dei 3 protagonisti e la loro attitudine verso la delinquenza romana. Dall’altra parte ci sono Paperino e Topolino, soprannomi di due fratelli con dieci anni di differenza fra loro, due piccoli criminali di borgata che si arrangiano con furti d’auto e simili.

Paperino è il più grande dei due fratelli e ha la tendenza a proteggere il fratello che ha solo diciassette anni. Le esistenze dei due fratelli verranno sconvolte proprio dall’intrecciarsi con le vicende dei Marsigliesi.

Il primo colpo dei Marsigliesi è il rapimento di Alfredo Contadini, un ricco imprenditore romano. I due poliziotti a capo dell’indagine, Carlo Di Bella e Ferruccio Giovannini, si rendono conto subito che il rapimento non è opera di criminali romani né tantomeno di sardi, che rimangono a “esercitare” questo crimine in Sardegna.

Ma ora veniamo all’incontro di Paperino e Topolino con la banda dei Marsigliesi: introdotto dal Monco, Paperino conosce i Marsigliesi e si presenta come un esperto ladro di auto. Le auto che Paperino deve rubare servono a un grosso colpo contro un autoblindo che trasporta le pensioni, un’impresa che frutterà alla banda centinaia di milioni di lire. Ma l’imprevedibilità gioca le sue carte: Paperino ha un grave incidente di moto, e rimane immobilizzato in un letto di ospedale con una gamba in trazione.

Paperino ha sempre tenuto Topolino lontano dalla banda dei Marsigliesi, per proteggerlo anche perché nel frattempo il fratello si è dovuto sposare perché ha messo incinta la sua ragazza.

Però Topolino approfitta della sua immobilità all’ospedale per…. Non racconto altro perché le vicende dei due fratelli sono la parte più curiosa del libro, e la grossa rapina che i Marsigliesi stanno organizzando sarà una scena piena di adrenalina.

Come al solito Massimo Lugli riesce nel difficile compito di raccontare le gesta di importanti criminali, ma con le loro debolezze e idiosincrasie.

I rapporti fra Paperino e Topolino sono una parte toccante del libro, e Lugli ce li fa sentire vicini a noi, seppure piccoli criminali di borgata.

In conclusione un bel racconto dell’ascesa e del tramonto della Banda dei Marsigliesi a Roma, intrecciata con la piccola criminalità disorganizzata romana e la mafia siciliana.

 

"La gang delle 3 B " di Massimo Lugli è pubblicato dalla Newton Compton Editori ed è disponibile sia in cartaceo sia in ebook.


martedì 17 giugno 2025

“ LA BANDA DELL’ARANCIA MECCANICA “ di Massimo Lugli




 


L’ultimo romanzo di Massimo Lugli è dedicato alla banda dell’arancia meccanica, che imperversava a Roma negli anni ‘80. Il protagonista del romanzo è, come nei precedenti, un cronista di nera che in questo caso si chiama Marco Berilli. Il capo della banda invece, si chiama Romolo Canestrari, detto Ro. Lugli ce lo fa conoscere da bambino, vessato dal padre alcolizzato e dai ragazzini più grandi di lui. Il padre gli insegna come difendersi dalle angherie di uno di questi ragazzi e poi gli spiega che quelli come loro finiscono sempre in prigione, a meno che diventino poliziotti. 

Questa esternazione del padre diventa il suo mantra, tanto che da grande diventerà un poliziotto. Ma purtroppo il suo carattere violento lo caratterizza anche con la divisa: è molto bravo Lugli a farci vedere Romolo, che lavora a Milano, come prende a botte un manifestante che lo aveva preso in giro. Per giunta Romolo odia Milano e i milanesi e accoglie con grande gioia il suo trasferimento nella natia Roma.

Appena arrivato a Roma, si accorge che la divisa gli sta stretta anche lì. Con un coatto della periferia di Torre Angela, dove è cresciuto, mette su una banda per rapinare i ricchi nelle loro case. Il suo sodale si chiama Bo, abbreviativo di Bove, soprannome dovuto alla sua stazza.

I due si fanno riconoscere per la violenza con la quale trattano i malcapitati: li seguono mentre rientrano a casa la sera, poi li picchiano affinché gli diano tutti i valori che hanno in casa o per farsi indicare la cassaforte. Per ultimo costringono gli uomini ad assistere allo stupro delle loro donne. Da qui il soprannome di banda dell’arancia meccanica, dall’omonimo film di Kubrick.

La polizia e i carabinieri sono impotenti e non sanno che pesci pigliare, la banda sembra inafferrabile e tutte le persone più in vista di Roma sono terrorizzate.

Marco Berilli, corrispondente di “Paese Sera”, mette a segno un paio di esclusive grazie alle soffiate di un poliziotto. Nello stesso tempo conosce una cronista di nera dell’“Unità”, di cui si innamora, ricambiato. I due costituiscono un sodalizio professionale che porta successo ad entrambi. 

Non vi racconto il finale, perché il romanzo è pieno di adrenalina e Massimo Lugli si diverte molto a raccontarci tutto il gergo della mala romana, oltre alle dinamiche interne di un quotidiano.

Un romanzo ben scritto, con la solita maestria di Lugli, che consiglio a tutti gli amanti del genere e a chi ricorda quel periodo terribile della mala romana.



"La banda dell'arancia meccanica " di Massimo Lugli, edito da Newton Compton in versione cartacea ed ebook. Ben 288 pagine di adrenalina pura.



mercoledì 4 dicembre 2024

“ Le ballerine della notte “ di Marco Minicangeli – inKnot edizioni





Il protagonista di questo romanzo è Alessio Zeni, che è appena stato trasferito al commissariato di Piazza Cavour. Per lui è un riavvicinarsi a Borgo Pio, il quartiere dove è nato e cresciuto, e questo suscita in lui un misto di ricordi positivi e negativi.

Il cambio di commissariato implica un nuovo compagno, tale Nicola Sperlo. Questi e’ un bravo poliziotto, ma è divorato da un demone che Alessio riuscirà a individuare troppo tardi. Entrambi vogliono incastrare Urkiani, che dirige un traffico di droga e prostitute.

Ma il primo caso che si presenta alla nuova coppia è un duplice omicidio: pare una rapina finita male, a casa dei coniugi Sorge, nel quartiere pieno di ville chic e personaggi Vip di Casalpalocco. Alla rapina ha assistito anche uno dei due figli della coppia, che però è stato solo picchiato. 

Da qui partono le indagini sui due casi, in una Roma calda, umida, appiccicosa, mentre Alessio , oltre a non capire le mosse di Nicola, deve rendersi conto che la sua relazione con la compagna Valeria è giunta su un binario morto. 

Ad Alessio non rimane che il lavoro a cui aggrapparsi, ma le indagini non portano che a nuovi morti e a depistaggi. Alessio cerca di proteggere una prostituta, Irina, ma Roma che tutto ingoia per poi risputare non glielo permetterà.

E’ un noir denso, duro, che non lascia spazio alla speranza, nonostante la determinazione di Alessio ad arrivare fino in fondo. Anche quando il limite fra i buoni e i cattivi diventa labile e quasi invisibile. 

E riuscirà almeno a risolvere il caso dei coniugi Sorge, ma al termine di una girandola di morti, sospetti e un colpo di scena eclatante che lascerà il lettore a bocca aperta.



"Le ballerine della notte " è un noir scritto da Marco Minicangeli ed edito da inKnot Edizioni di 264 pagine, potete trovarlo nel formato cartaceo.



martedì 20 febbraio 2024

“ LA RAGAZZA DEL VATICANO. CHE FINE HA FATTO EMANUELA? “ di Massimo Lugli e Antonio Del Greco

 






Nel giugno del 1983 a Roma viene rapita Emanuela, una ragazza quindicenne cittadina del Vaticano. Con il passare dei giorni si moltiplicano le illazioni, le false piste e le telefonate con varie ipotesi, persino il terrorismo internazionale. Intanto c’è un grosso furto nelle cassette di sicurezza di una banca di Roma nord, una banca dove i VIP di tutta Roma conservavano gioielli, monete d’oro e documenti compromettenti. Il detective Alfonso Serrati è incaricato dell’indagine sul furto nel caveau, mentre preferirebbe indagare sul rapimento di Emanuela.

Le indagini sul furto procedono a ritmo serrato, ma anche le morti sospette di vari criminali non aiutano a trovare il bandolo della matassa. Come al solito Lugli e Del Greco ci avvolgono in un’atmosfera ad alto tasso di adrenalina, e le morti di questi delinquenti sono assai cruente. Eppure c’è una cassetta di sicurezza di cui non è stato reclamato il possesso, e la foto sulla documentazione inerente è palesemente falsa così come il nome.

Che cosa conteneva quella cassetta per causare, a quanto sembra, tutte queste morti? Documenti compromettenti con i quali personaggi delle alte sfere o addirittura del Vaticano potrebbero essere ricattati?

Fino alla fine il mistero si infittisce sempre di più, mentre le speranze di ritrovare Emanuela diminuiscono.

Va detto che una loro ipotesi sul destino di Emanuela, Lugli e Del Greco ce la offrono, proprio all’inizio del libro, ma non ve ne parlo per non spoilerare. Tutto quello che viene raccontato nel romanzo attiene a personaggi che hanno dei soprannomi che strappano una risata amara, e che in qualche modo hanno a che vedere con il rapimento di Emanuela. Gli autori ci tengono a far presente che le vicende che raccontano sono romanzate, ma non troppo, e che i personaggi della mala così come il clima che si respirava a Roma in quel periodo sono verosimili.

Massimo Lugli e Antonio Del Greco riescono come sempre ad incantare il lettore con le mirabolanti sventure dei loro disgraziati personaggi, sempre tenendo d’occhio la domanda “Che fine ha fatto Emanuela?”. Un libro imperdibile per chi vuole ritornare con il pensiero a quell’epoca tanto vituperata degli anni ‘80.




" La ragazza del Vaticano. Che fine ha fatto Emanuela? " di Massimo Lugli e Antonio Del Greco, è un giallo edito dalla Newton & Compton editori. Sono 320 pagine piene di adrenalina, e lo trovate in versione cartacea e in ebook.

 

 

giovedì 27 luglio 2023

" Le ali di cera " di Marco Minicangeli, un giallo all'ombra del Vaticano.





Il protagonista del nuovo romanzo di Marco Minicangeli è Massimo Foschi, cronista di nera. Si trova a dover indagare sull'omicidio di un vecchio omosessuale, Giangiacomo Renni Loizi.

Da subito comprende che non si tratta di un omicidio con movente passionale. Renni Loizi si occupava dei fondi del Vaticano e lo faceva con passione e competenza. Aveva scoperto che molti fondi che provenivano dalle donazioni, alla fine venivano utilizzati per speculazioni immobiliari. Per questo motivo aveva pensato di rivolgersi ai finanzieri e per questo era stato ucciso. 

Massimo chiede consiglio a don Carlo, parroco di Primavalle, che gli conferma che Renni Loizi si occupava dell'obolo di S. Pietro ma non faceva parte della lobby gay del Vaticano. Questa lobby era una specie di ossessione per Massimo, che vorrebbe indagare a fondo su di essa. 

Ben presto viene arrestato il presunto colpevole, Bogdan Stoica, un giovane rumeno che viveva di marchette ed era molto richiesto. 

Nel frattempo esce dal carcere Micheletto, e tutti sanno che vuole vendicarsi per il fratello. Intanto viene trovato morto a Capocotta Domenico Proietti, detto "Mimmetto", lo spacciatore che procurava droga sia a Bogdan sia Renni Loizi.

Non aggiungo altro per non spoilerare, certo Massimo non si lascia fuorviare da false piste; così fra false piste, colpi di scena e conti da regolare, troverà il vero colpevole. 

"Le ali di cera " non si ferma davanti all'argomento obolo di S.Pietro e ci racconta le indagini di Marco con tensione e allo stesso tempo con empatia.


" Le ali di cera " di Marco Minicangeli, edito da Gilgamesh Edizioni, è un giallo di circa 200 pagine e si trova in versione cartacea. 


mercoledì 24 maggio 2023

" L'acqua del lago non è mai dolce " di Giulia Caminito, e di come lo studio può salvare un'adolescente.

 




La protagonista di questo romanzo è Gaia, o meglio, come viene sempre definita nel romanzo, la figlia di Antonia. La famiglia di Gaia è composta, oltre che dalla madre, dal fratello Mariano, avuto dalla madre in una relazione precedente, il padre, che è invalido sulla sedia a rotelle, dopo un incidente sul lavoro, e i due gemelli piccoli Maicol e Roberto. Il padre non gode di nessuna indennità, perché il lavoro nel cantiere era in nero e quindi è Antonia a tirare la carretta per tutti, andando a pulire scale e appartamenti. 

Dopo aver vissuto tutti quanti in un seminterrato di pochi metri quadri in periferia a Roma, viene loro assegnata la casa popolare tanto desiderata, ma nel quartiere Trieste. Qui, oltre a essere una zona troppo cara per la famiglia, tutti quanti li guardano come se fossero animali da zoo. Allora Antonia fa uno scambio di casa con una signora (espediente narrativo abbastanza inverosimile) e si traferisce con tutta la famiglia in una casa sul lago, ad Anguillara Sabazia.

Qui si svolge la maggior parte del romanzo, a parte le digressioni in cui Gaia si trova a scuola, perché la madre è convinta che la scuola media di Anguillara non sia buona e quindi iscrive la figlia a una scuola sulla Cassia, a Roma. Gaia deve sobbarcarsi due viaggi in treno e poi, quando si iscriverà al classico, in treno e bus. Tutto questo perché Antonia è convinta che la figlia possa affrancarsi da quella vita di miseria e squallore solo grazie allo studio. Nel frattempo Gaia soffre di bullismo a scuola, ma trova anche delle compagne di scorribande estive come Agata e Carlotta, e in seguito Iris. Ma non tutto è oro quello che luccica, e l’acqua del lago non è limpida come sembra: Carlotta si lascia irretire da internet inviando sue foto nude a sconosciuti e finirà per suicidarsi. 

Gaia rimuove il ricordo dell’amica, ormai è solo una macchina da studio e i voti altissimi lo testimoniano. Ma i rapporti con la madre non migliorano: si arrabbia anche quando le organizza una festa di compleanno per i suoi diciotto anni. 

Non voglio raccontare oltre perché la Caminito è molto brava a intrecciare le vite sospese di questi giovani sul lago, con le loro antipatie e le loro vendette, quando lo ritengono necessario. Sempre ricorre un legame forte fra Gaia e un’amica, dopo Agata e Carlotta ci sarà Iris e per ultima Elena, quando si iscrive all’università alla facoltà di filosofia. Ma come dice il titolo, l’acqua del lago non è mai dolce, e tutto lo studio disperato di Gaia non la porterà lontano da sua madre, nemmeno quando rientreranno nell’appartamento popolare a loro assegnato a Roma.

Ho letto questo romanzo volutamente tempo dopo il suo successo e i premi vinti, non volevo farmi condizionare, ma devo dire che la vena narrativa di Giulia Caminito è forte e sanguigna. Il libro mi è piaciuto, a parte un paio di episodi forse eccessivi nella vita di adolescenti, e anche l’ambientazione è realistica: sarà che conosco sia Anguillara Sabazia, sia la zona della Cassia dove vivo. 




" L'acqua del lago non è mai dolce " di Giulia Caminito, è un romanzo di 300 pagine edito da Bompiani, ed è disponibile in brossura, in ebook e anche in audiolibro.







martedì 12 luglio 2022

" Chiedi al portiere " di Giuseppina Torregrossa, un giallo... di vicinato!

 




Il protagonista di questo romanzo è lo stesso del precedente della stessa autrice “Morte accidentale di un amministratore di condominio”, vale a dire l’ispettore Mario Fagioli.

La sua donna, Lidia, della quale è molto innamorato, gli chiede di indagare sulla morte improvvisa della signora Aurora Piazzese, madre della sua amica Eleonora. Quest’ultima è convinta che la madre non sia morta di malattia, ma sia stato il marito ad ucciderla. 

Mario, però, è già impegnato in un’altra indagine: la giornalista televisiva Albina Santalmassi è stata aggredita davanti casa sua. Santalmassi è una vecchia conoscenza di Mario, perché anche lei aveva indagato sulla morte dell’amministratore di condominio. Di questa aggressione la Santalmassi non si preoccupa più di tanto, anzi è contenta perché grazie a questo fatto ottiene più visibilità, interviste e lo share del suo programma sale vertiginosamente. Mario è incalzato piuttosto dal suo commissario, che vuole che si trovi il colpevole perché la Santalmassi è un personaggio pubblico.

Mario si ritrova così a indagare fra le stesse vecchiette del caso precedente, perché Santalmassi abita nello stesso condominio. 

Le indagini non sono facili per entrambi i casi, e Mario nel frattempo si prende anche una cotta per la giovane e bella assistente della Santalmassi.

Ma, come dice il titolo, anche chiedendo al portiere e scoprendo così i suoi maneggi, l’ispettore Mario Fagioli arriverà a risolvere entrambi i casi.

Un giallo simpatico e ironico, con personaggi ben delineati anche quando sono sull’orlo di una narrazione inverosimile.





" Chiedi al portiere " di Giuseppina Torregrossa è un romanzo di 176 pagine edito da Marsilio, disponibile sia in versione ebook sia in versione cartacea.



sabato 18 giugno 2022

“ Il giallo del nano della stazione " di Massimo Lugli, il ritorno del reporter Marco Corvino.

 





Finalmente il ritorno di Marco Corvino, il protagonista di tanti romanzi di Massimo Lugli. In questo libro lo vediamo nei primissimi anni di lavoro a “Repubblica”, dopo aver lasciato “Paese Sera”, che rischia il fallimento.  E’ alle prese con nuovi colleghi, con il superdirettore – all’epoca era Eugenio Scalfari, qui nominato con uno pseudonimo – e con uno stile di lavoro e di abbigliamento completamente diversi da prima. E tutto questo contrasto fra i due ambienti è molto interessante e gustoso da leggere. Per non parlare dell’arrivo, da tutti osteggiato, dei computer nelle redazioni.

Ma il romanzo ruota comunque attorno all’omicidio del cosiddetto “nano della stazione “, vale a dire Daniele Mastrostefano. Questi è un nano “armonico”, come sottolinea Lugli, che svolge il lavoro di tassidermista, ovvero di impagliatore di animali.

Il nano della stazione perché lì abborda giovani marchettari, fra i quali capita Pietro, detto Pedro. Questi per un po' di tempo diventa il suo amante fino a quando si lascia convincere da due amici balordi a fare una rapina in casa dell’impagliatore. Daniele viene picchiato e umiliato davanti a Pietro, ma alla fine sospetta che Pietro abbia organizzato tutto, e quindi lo scarica in malo modo.

Dopo aver messo un annuncio su Porta Portese, Daniele trova Alessio, un bellissimo ragazzo minorenne, che dapprima assume come aiutante nello studio, poi lo fa diventare il suo amante.

Il connubio fra sesso e lavoro prosegue con alti e bassi, fintanto che Daniele decide di trovarsi una segretaria per lo studio. E così assume Manuela, anche lei giovanissima, arrivata lì con un nuovo annuncio. Qui succede il patatrac, perché Alessio e Manuela si innamorano perdutamente l’uno dell’altra. 

Non aggiungo altri particolari, perché il giallo prende un ritmo adrenalinico, fino ad arrivare a un colpo di scena impensabile. Ai lettori scoprire il resto della vicenda. 

Un romanzo che si legge con passione per giungere alla fine, ma ci sono molte digressioni sul mondo dei quotidiani, e Marco Corvino si innamora anche lui fra un articolo e l’altro.  

Consiglio il libro a tutti perché non ci sono particolari truci e “spiare” nel mondo della carta stampata è molto divertente.



" Il giallo del nano della stazione " di Massimo Lugli, edizioni Newton & Compton, è un thriller di circa 300 pagine, disponibile sia in ebook sia in cartaceo. 




mercoledì 4 maggio 2022

" Grosso guaio a Roma Sud " di Marzia Musneci, e le disavventure di due gemelli troppo sfigati.

 




“ Grosso guaio a Roma Sud ” ha dalla sua parte due caratteristiche importanti: una carica adrenalinica che non cede mai, e i personaggi creati con passione e grande ironia da Marzia Musneci. Partiamo dai due protagonisti: Ezechiele detto Zek e Samuele detto Sam, due gemelli congiunti, cioè siamesi, orfani di madre. 

Sono due mezzecalzette come delinquenti, vivacchiano sotto gli ordini di Chick Lanzetta, il piccolo boss del quartiere. Quest’ultimo gli ordina di dare una lezione a un vecchio orologiaio, e Zek e Sam eseguono gli ordini. Poco dopo, però, l’orologiaio viene trovato morto accoltellato. E’ ovvio che qualcuno vuole scaricare la colpa sui due gemelli.

I due hanno dalla loro parte, per una volta, Nick Castillo, detto Badile. L’ispettore infatti è convinto che i due siano stata incastrati, e la pensa così anche Bob Carrezza, giornalista di cronaca nera. Aiutati da questi due, come pure dal proprietario della palestra dove tirano di boxe, Minny Morelli, e da Abdullah detto Abe e dalla sua donna Luz, Zek e Sam cercano di discolparsi, ma la situazione diventa sempre più tosta. A un certo punto sparisce anche la fidanzata dei due, Irina, che di professione fa la prostituta. 

Non si può non provare simpatia per i due sfigatissimi gemelli, così come per gli altri personaggi che cercano di aiutarli. I colpi di scena non mancano e si desidera arrivare alla fine per scoprire chi ha incastrato Zek e Sam.

Mi fermo qui perché il libro è davvero godibilissimo, e si sorride spesso davanti alle azioni incongruenti dei due gemelli, anche se il tono vira spesso verso l’hard boiled.

Ovviamente c’è il lieto fine, che del tutto lieto non è perché in seguito a dei colpi di scena clamorosi qualcuno ci rimetterà la pelle. 



" Grosso guaio a Roma Sud " di Marzia Musneci, edito da Todaro Editore, è disponibile sia in versione ebook sia in cartaceo.




martedì 12 aprile 2022

" LA PROSPETTIVA DELL'ASSASSINO " di Fabio Marricchi, una raccolta di racconti bizzarri.






Il titolo del libro non deve trarre in inganno: questa di Fabio Marricchi è una raccolta smilza e variegata di racconti abitati da persone comuni, quasi banali.  Il racconto che dà il titolo alla raccolta è uno dei miei preferiti, dove il protagonista, il lettore Walter – così viene nominato dall’autore – legge, come fosse una mise en abyme, un racconto giallo ambientato negli anni Cinquanta. Tutto quello che gli accade sembra essere meno importante del libro, perché vuole scoprire chi sia l’assassino. Ma, nello stesso tempo, mentre girovaga per la città e per un centro commerciale, non si accorge che la storia che sta leggendo è simile a quella che sta vivendo con Paola, la sua donna. Non aggiungo altro perché il racconto è davvero particolare e il personaggio Walter, nel suo eterno girovagare quasi senza meta, è ben costruito.

Il racconto “ Scuola di periferia “ è un altro che mi ha colpito nel suo narrare la prima esperienza di un giovane insegnante di italiano. La timidezza e la mancanza di d’esperienza del giovane piano piano si trasformano in fermezza. Questo avviene quando redarguisce due suoi alunni che si sono picchiati in classe. Dalla presa di posizione del giovane, gli studenti lo riconoscono finalmente come loro professore.

Ma il racconto che ho amato di più è senz’altro “ Il macinacaffè elettrico “. Il protagonista è Alberto di quindici anni, che ha un fratello di diciassette e uno più piccolo di cinque. In famiglia la mamma lavora come infermiera e arrotonda facendo punture a domicilio e curando persone anziane. Del padre l’autore non ci svela la professione, ma solo che passa poco tempo in casa. Tutto il racconto ruota attorno alla passione del padre per ogni nuovo ritrovato tecnologico: lavastoviglie, frullatore, phon, televisore nuovo. L’ultimo ritrovato che arriva in casa è un macinacaffè , perché secondo il padre di Alberto il caffè appena macinato è tutta un’altra cosa rispetto a quello confezionato che si compra in drogheria. Attorno al macinacaffè si costruisce il rito della colazione famigliare di domenica. Prima il padre e il fratello maggiore macinano il caffè svegliando tutti, poi il resto della famiglia si alza per bere il caffè. Ed è proprio quell’oggetto quasi magico che segnerà il passaggio di Alberto all’età adulta, quando il padre se ne andrà di casa e nessuno userà più il macinacaffè.

Nell’insieme una bella raccolta di racconti con uno stile riconoscibile in tutti e personaggi verosimili anche quando sono stralunati. Forse una seconda occhiata dell’editor avrebbe giovato alla compattezza del libro, dato che – per esempio - nell’ultimo racconto si parla di cellulari, mentre nei precedenti si nominano ancora le lire.




" La prospettiva dell'assassino " di Fabio Marricchi lo potete trovare su Amazon in versione cartacea.


domenica 12 dicembre 2021

“ IL BABY KILLER DELLA BANDA DELLA MAGLIANA” di MASSIMO LUGLI e ANTONIO DEL GRECO, o di come si diventa un killer.

 




Il nuovo romanzo della coppia Lugli - Del Greco è il racconto dell’evoluzione, o meglio involuzione, di Luigi Morani, detto er Fringuello. Un giovane della borghesia bene pariolina, figlio di un chirurgo estetico e di una madre che si gode la vita. Gli autori ce lo presentano subito sul teatro del primo omicidio, a soli sedici anni. Luigi, chiamato anche Gigi, appartiene a un gruppo armato di estrema destra e deve uccidere un avvocato fuori di casa sua. Peccato che sbagli bersaglio, ma viene comunque arrestato e per lui si spalanca prima il carcere minorile di Casal del Marmo e poi il carcere di Rebibbia, dopo un passaggio veloce a Regina Coeli.

Una delle particolarità interessanti di questo libro è senz’altro vedere come nel carcere un giovane-bene finisce per diventare un vero delinquente, in seguito alle amicizie che stringe lì dentro. 

Grazie a Morani, impariamo tutto il gergo del carcere, che è diverso dal romanesco vernacolare, e ci rendiamo conto che per sopravvivere, lui che è un “pischello” nonostante sia stato condannato per omicidio, deve per forza accettare la protezione di chi è più forte.

La scansione temporale del romanzo è duplice: da una parte abbiamo i capitoli nei quali vediamo l’ascesa di Morani da baby-killer di estrema destra, a killer a sangue freddo nella banda della Magliana.

Dall’altra abbiamo i capitoli nei quali, a distanza di anni, Tommaso Elleni, nostra vecchia conoscenza dai romanzi precedenti, cerca di incastrare Morani. E’ interessante la figura di Elleni, alter ego di Antonio del Greco, perché in questo libro è al suo primo incarico a Roma a capo dell’unità omicidi. Arrivato da Milano, non impiegherà molto tempo a capire come funzionano le cose, anche se dovrà gestire una situazione personale ambigua con la bellissima ispettrice Angela Blasi.

Marco Scalesi, invece, cronista di nera alla Repubblica, è l’alter ego di Massimo Lugli, e sarà utile, con i suoi articoli, nelle indagini su Luigi Morani.

Un libro con un tasso adrenalinico notevole, con vari colpi di scena e un finale che lascia il lettore a bocca aperta. Consigliata la lettura, come per tutti i libri scritti dalla collaudata coppia Lugli - Del Greco



" Il baby killer della Banda della Magliana" di Massimo Lugli e Antonio del Greco, edizioni Newton Compton, è un romanzo avvincente di 384 pagine, disponibile sia in cartaceo sia in ebook.


domenica 10 novembre 2019

Recensione - " Il giallo Pasolini " di Massimo Lugli, e le indagini giornalistiche di Marco Corvino.







Con il suo ultimo romanzo “ Il Giallo Pasolini ”, Massimo Lugli ripropone ai lettori il suo alter ego Marco Corvino, e sono molto contenta di questo ritorno. Dopo “Il carezzevole” Marco Corvino è rimasto in attesa; altre storie e altri personaggi hanno abitato i racconti dell’autore che ora lo ripropone per tornare agli anni ‘70. La scelta è quantomeno azzeccata perché il libro, come già rivela il titolo, narra di investigazioni, di articoli di giornali e soprattutto di personaggi che ruotavano attorno all’omicidio di Pier Paolo Pasolini. 

Marco Corvino sta terminando il suo periodo di praticantato al “Paese Sera”, al termine del quale spera di essere assunto, proprio nel periodo in cui viene assassinato il famoso intellettuale. Il giovane Corvino è subito attratto dalle indagini su quest’omicidio, come giornalista ma anche come appassionato delle opere di Pasolini. Le indagini si svolgono in modo fin troppo veloce e si individua subito il colpevole, peraltro reo confesso, in Pino Pelosi detto la Rana. 

Ma sarà stato veramente lui? E se è stato lui, ha agito con altri? E poi: quale è la vera motivazione dell’efferato omicidio, che pare a molti un’esecuzione? Il romanzo di Massimo Lugli si dipana attorno a questi interrogativi, che personalmente continuo a ritenere insoluti a distanza di più di quarant’anni. Molti sembrano essere certi che ci siano altri responsabili: ne è sicuro l’avvocato Nino Marazzita, che Corvino incontra personalmente. Sono convinti di questa tesi i colleghi di “Paese Sera” e anche Oriana Fallaci, a cui Massimo Lugli dedica un intenso “cameo” nel suo libro. Ma allora perché viene condannato solo Pino Pelosi? 

All’epoca, così come adesso, mancavano le prove per accusare altri di quell’omicidio e Matteo Corvino, giovane e spesso imprudente cronista di nera, decide di investigare in prima persona. E lo fa lasciando credere ai giovani che si prostituiscono in piazza Esedra, così come agli abitanti dell’Idroscalo, dove Pasolini fu ucciso, di essere incaricato dal suo giornale a seguire il caso. In verità nessuno al “Paese Sera” è a conoscenza delle sue indagini; la linea del giornale è, al contrario di uniformarsi alla verità “ufficiale” del processo. 

A causa delle sue domande scomode, Corvino mette a rischio prima il suo incarico da giornalista e poi la sua stessa incolumità fisica. Non racconto a quale risultato portano le indagini, ma il ritmo della narrazione è molto serrato e i personaggi, veri e fittizi, sono ottimamente ritratti. Bellissima è la ricostruzione della redazione di un quotidiano in epoca pre-Internet, e molto verosimili gli angoli di una Roma che appare lontana ma troppo simile a quella odierna (davvero gustoso l’intermezzo sul “finto” incendio di un bus dell’Atac). È facile affezionarsi a Marco Corvino, così preso dalla passione per il suo mestiere, quanto spesso incasinato nei rapporti con gli altri. Così ho sorriso leggendo le sue disavventure con i colleghi più scafati, che lo sbeffeggiano perché l’ultimo arrivato, e le discussioni con i genitori, che lo vorrebbero con una laurea in tasca e un lavoro più dignitoso. 

Gli avvenimenti che servono da fondale agli articoli di Marco Corvino sono quelli degli anni ‘70: delinquenza spicciola e banda dei Marsigliesi; manifestazioni studentesche violente alla Sapienza; attentati di rossi e di neri. Un canovaccio che piacerà a chi non ha vissuto quel periodo, come la sottoscritta, ma anche a chi invece lo ha conosciuto bene. Una temperie che ancora influenza in qualche modo la nostra realtà attuale come quella passata, alla quale Massimo Lugli pare guardare con una comprensibile nostalgia che pervade e rende poetici alcuni passaggi. 


" Il giallo Pasolini " di Massimo Lugli,  330 pagine per le edizioni Newton Compton, potete leggerlo sia in versione cartaceo sia in ebook. Un romanzo che consiglio non solo agli amanti del genere e ai cultori dell’opera di Pasolini, ma anche a tutti coloro che hanno vissuto più o meno intensamente gli anni’70. 



Recensione scritta originariamente per MilanoNera, infatti la potete leggere anche qui:




giovedì 12 aprile 2018

" Gli autunnali " di Luca Ricci, o dell'impossibilità di un amore duraturo all'interno di una coppia.





Luca Ricci, autore di racconti e drammaturgo, scrive sul “Messaggero “ e insegna scrittura, arriva con “ Gli autunnali “ alla sua prima prova come romanzo, dove confluiscono spunti dei suoi racconti precedenti, come spiega lui stesso nella nota al libro.

Il protagonista di “ Gli autunnali ” è un uomo senza nome e senza alcuna passione. Vaga in una Roma autunnale, dolente e sfatta. E’ l’unico periodo dell’anno nel quale un perdente si possa sentire accolto e compreso in una città che da eterna è diventata ormai morente.

Ossessionato dal disamore verso la moglie, nonostante sia ancora bella, il nostro uomo alla deriva è uno scrittore che ha smesso di scrivere, se non recensioni a pagamento sui libri altrui. Nel suo camminare attraverso una Roma distratta, il protagonista è accompagnato spesso dal suo amico Gittani, che come lui si è “ licenziato dal lavoro immane che è stato fare gli scrittori.”  

La ricerca di un amore (perché a questo mirano  le lunghe oziose passeggiate) porta il protagonista in un mercatino di libri usati, dove trova un vecchio libro sul pittore Modigliani. All’interno ecco il colpo di fulmine: una foto di Jeanne Hébuterne, la compagna di Modigliani. L’innamoramento diventa subito ossessione e il protagonista “sente” in casa la presenza della donna, mentre fa l’amore con la moglie. Ben presto incontra una donna, Gemma, cugina di sua moglie, in cui crede di trovare incarnato il fantasma della Hébuterne… (e non portiamo forse in ogni nuovo amore anche i fantasmi degli amori precedenti?)

Il fatto che Gemma abbia come compagno un pittore (fallito) di cui ben presto si scopre essere incinta, convince ancora di più il protagonista che Gemma sia la “reincarnazione” della compagna di Modigliani. Jeanne Hèbuterne, infatti, era all’ultimo mese di gravidanza quando si suicidò subito dopo la morte di Modigliani. Una storia di amor fou, l’unica che avrebbe potuto scuotere la fantasia e i sensi del nostro scrittore fallito. Così il protagonista senza nome inizia a vivere una vita segreta e parallela, prendendo il posto del pittore compagno di Gemma, fino ad accompagnarla anche agli esami di routine per la gravidanza.

In un crescendo di situazioni grottesche e oniriche, lo scrittore comprende che Gemma non è né potrebbe mai essere la reincarnazione della compagna di Modigliani. Viene abbandonato dalla donna e qui la sua ossessione amorosa prende strade oscure che lo portano verso un finale drammatico che non rivelo.

“ Gli autunnali ” è un romanzo che narra l’afasia amorosa all’interno di un rapporto affettivo di lunga durata e, nello stesso tempo, la passione che solo al di fuori di quel rapporto si può ricreare. Come ci spiega l’autore: “Ci si capiva alla perfezione unicamente tra sconosciuti, ecco perché gli inizi erano sempre belli. Ed ecco la fregatura dell’amore: c’era solo quando non c’importava davvero che ci fosse.”

L’essere umano è condannato alla ricerca di una passione che colmi il vuoto che avverte dentro di sé ogni giorno. Un vuoto che per il protagonista rappresenta il disamore per la moglie, l’impossibilità di continuare a scrivere, il fantasma del figlio nella cui stanza vuota dorme. Un figlio che se ne è andato, o è morto, e forse è anche questa la voragine di assenza inespressa in questa coppia.




“ Gli autunnali “ di Luca Ricci edito da La nave di Teseo, acquistabile sia in cartaceo sia in ebook.







venerdì 12 agosto 2016

" Lo Sgarro. Rocco Sigaro e il delittaccio della Garbatella " di Leonardo Jattarelli, o di come indaga su un terribile delitto un ex-poliziotto.






Un romanzo noir che ha dalla sua parte due punti di forza: il primo è il protagonista, Rocco Sigaro, che ha deciso di lasciare la polizia e di traslocare dall’Eur alla Garbatella, il secondo è proprio la Garbatella, dove è ambientata la vicenda. L’autore è Leonardo Jattarelli, giornalista de “Il Messaggero” per le pagine Cultura e Spettacoli, ma che in passato si è occupato di cronaca nera, e quest’esperienza si percepisce fin dalle prime righe.

L'autore vive alla Garbatella da 25 anni, e grazie al  suo sguardo affettuoso, quasi appassionato, arriviamo a conoscere non solo gli angoli più particolari di questo rione, ma anche i personaggi che vi abitano. Incontriamo un’umanità genuina, popolare che, forse, è scomparsa nella maggior parte dei quartieri “storici” di Roma. Personaggi così verosimili nella loro descrizione anche nei soprannomi, come i gemelli “diversi” Pesciolino e Pompa, Tinta, dai capelli mutevoli ogni giorno, la Fascistona, il Don, che finiamo per affezionarci subito a ciascuno di loro.

Rocco Sigaro, che ha abbandonato la polizia per motivi che andiamo scoprendo attraverso dei flash back nel romanzo, viene chiamato dal PM Petrosino per farsi aiutare nelle indagini sulla morte misteriosa di Carla Palumbo. Una ragazza che ha perso i suoi genitori da piccola, ed è cresciuta con gli zii alla Garbatella. Da sempre gentile e premurosa con tutti, nei mesi precedenti alla morte Carla si era trasformata in un’altra persona, misteriosa, arrabbiata, sfuggente. 

Rocco, con la collaborazione di Civetta e Saltimbanco, riesce a sbrogliare la vicenda, e il noir mantiene un ritmo elevato, anche nei punti dove il protagonista si confida con noi, raccontandoci i suoi fallimenti come padre, come marito e, in parte, come poliziotto. Rivelazioni condivisibili da molti lettori e lettrici che hanno girato la boa dei 40 anni, rese con uno stile introspettivo e malinconico. Non si può che rimanere conquistati dalla figura di Rocco, ex-poliziotto “loser” che alterna momenti bui, dove si aiuta con le benzodiazepine, a indagini rischiose alla Garbatella.  

Attraverso stralci di narrazione che ci raccontano il punto di vista di altri personaggi, coinvolti in vario modo nel delitto, arriviamo a intuire le vicende che hanno portato alla morte di Carla. Lo svelamento finale è affidato a Rocco Sigaro, che nel risolvere il caso scopre insieme a noi particolari curiosi ed esoterici della Garbatella. Notevoli e utili nel comprendere l'ambientazione sono le foto in b/n di Marco Rocchi, nelle ultime pagine del libro, che ci mostrano i luoghi de “Lo Sgarro”.

Un noir avvincente e crepuscolare nel contempo, che affascina nella lettura sia chi conosce la Garbatella sia chi non ci è mai stato. “Lo Sgarro” è sorretto da una profonda conoscenza della cronaca nera e da una scrittura fluida, intensa ma venata da squarci di confidenze ironiche e disincantate. Mi auguro di poter incontrare di nuovo Rocco Sigaro in un altro romanzo, ambientato alla Garbatella o altrove a Roma.



Il libro della NED Edizioni si può acquistare in formato cartaceo in tutte le librerie Feltrinelli e in altre librerie a Roma, oppure su IBS  vedi qui


martedì 19 luglio 2016

" Il quadro maledetto " di Fabrizio Santi, una pericolosa caccia al tesoro in una Roma insolita.







Sul mio blog, dalla recensione di questo libro in poi, ci sarà una nuova etichetta, o categoria se preferite. E il titolo dell’etichetta è “Delitti misteri e indagini nella Città Eterna”. Si intuisce facilmente che ci troverete riunite tutte le mie impressioni e suggestioni su gialli, thriller, noir et similia ambientati, in tutto o in parte, nella Capitale; anche i miei post precedenti con lo stesso argomento potrete rintracciarli sotto questa etichetta.

E passiamo subito a un thriller molto particolare,"Il quadro maledetto". Il protagonista non è né detective né poliziotto e tanto meno giornalista. Theodor Klinsmann, professore tedesco di Heidelberg, appassionato di cultura italiana, giunge a Siena per passarvi una parte del suo anno sabbatico. E’ ospite della zia Greta, trasferitasi dalla Germania molti anni prima. Theodor gira per le contrade incantate dei piccoli borghi toscani, conosce nuovi amici e forse incontra l’amore. Ma a sconvolgergli l’esistenza è il racconto di un quadro misterioso, che appare e scompare da una chiesetta di Montalcino. Un quadro che nessuno ammette di aver mai visto, anzi di cui tutti negano l’esistenza. Salvo poi trincerarsi dietro il divieto di parlarne perché si tratta di un quadro maledetto, che porta alla follia coloro che lo vedono o che lo cercano.

La ricerca di questo quadro porta Theodor a Roma, città che conosce abbastanza bene. Qui inizia la parte più avvincente e interessante della storia: insieme al protagonista si scoprono luoghi particolari, piccole chiese antiche e poco conosciute, leggende esoteriche. La caccia al tesoro, anzi al quadro, porta Theodor a scontrarsi con persone sconosciute che lo ostacolano, sette misteriose, indizi inquietanti. 

Un affresco di Roma assai diverso da quello che siamo abituati a vedere, con riferimenti anche filosofici e verità nascoste nei libri degli antiquari. Un thriller dal ritmo avvincente e tuttavia colmo di spunti da approfondire per gli studiosi, e i curiosi, di Roma e dei suoi misteri. E la professione dell'autore, Fabrizio Santi, insegnante di liceo al suo esordio letterario, influisce forse sulla parte "divulgativa" del romanzo. Il finale? All’altezza della storia e spiazzante insieme. Consigliato a chi cerca un brivido freddo ma “colto” per le calde serate estive. 


" Il quadro maledetto " ( 366 pp)  lo trovate in due versioni cartacee e anche in e-book direttamente sul sito della Newton Compton Editori vedi qui 




lunedì 9 novembre 2015

“Suburra", ovvero di come Giacomino Leopardi e una tossica hanno salvato Roma dal diluvio universale.





Ho lasciato passare parecchi giorni dopo la visione del film, prima di scriverne, perché sono uscita dalla sala del cinema piuttosto irritata. La regia di Sollima e, soprattutto, la sceneggiatura di Rulli e Petraglia da un libro di De Cataldo e Bonini, mi parevano ottime garanzie. Errore.
Ci sono in effetti due o tre cose nel film che mi sono piaciute, ma non posso raccontarle ora, altrimenti non arrivereste fino in fondo al post. Partiamo quindi dai difetti, almeno per la cinefila puntigliosa, che andrò a dividere in due categorie, inverosimiglianze e stereotipi.

INVEROSIMIGLIANZE.
1. La scena dell’agguato al piccolo boss di Ostia, Numero 8. Salta agli occhi a tutti gli spettatori di Roma, e dintorni, che la sequenza è stata girata all’interno del Centro Commerciale Porta di Roma. Ma quando vediamo che Numero 8 prende il pizzo dal proprietario del supermercato, è evidente che si tratta di un esercizio commerciale tipo discount: lo notiamo dagli articoli che guarda Viola, la fidanzata di Numero 8. A Porta di Roma non c’è nessun discount. Puntigliosità? Passiamo oltre. Vi pare logico che un boss o futuro boss che controlla la zona di Ostia, vada a chiedere il pizzo in un negozio che sta a Roma Nord, dall'altra parte della capitale? Vabbè, ma gli spettatori di Vigevano o di Canicattì non se ne accorgeranno mai. Come nessuno potrà eccepire sul resto della sequenza, con criminali che sparano all’impazzata all’interno del supermercato, colpendo anche ignari avventori. Segue la fuga di Numero 8 e fidanzata attraverso due piani di scale mobili, al termine delle quali trovano ad attenderli una macchina di loro complici. A voi è mai capitato di non ritrovare (subito) la vostra auto parcheggiata in un centro commerciale? Questi delinquenti sono, invece, molto fortunati: scala mobile, uscita e piano azzeccati, salvataggio telecomandato. Ultima cosa: la sequenza di un delinquente morente (o quasi) sdraiato su una scala mobile, lasciamola per cortesia a Brian de Palma e al suo “Carlito’s way” (questa notazione è del tutto personale).

2. Viola, pur essendo una tossica che passa le sue giornate a farsi e a dormire, si fa portare da uno scagnozzo del fidanzato in un centro estetico, per “farsi la ceretta”. Entra e, pistola in mano, fa strage di gran parte della banda di Anacleti. Insomma lei sa esattamente dove vanno a “farsi i massaggi” i componenti della banda rivale e a che ora… O gli uomini di Anacleti sono dei perfetti imbecilli, o Viola non è una “fattona” come vogliono farci credere.

3. Il Samurai è il superboss che non si sporca mai le mani, non sono mai riusciti a mandarlo in carcere, insomma abbiamo capito a quale personaggio della cronaca nera romana si ispiri il personaggio. Eppure quando è costretto a compiere la vendetta per conto degli Anacleti, va lui stesso a cercare Viola a Ostia, e uccide tutta la banda di Numero 8, lui compreso. (Viola no, è troppo furba…).

4. Un politico come Malgradi, che è abituato a “nottate di sesso e droga”, quando si ritrova nel letto d’albergo una minorenne morta per overdose, scappa e lascia che a risolvere il casino sia l’altra prostituta. Ricattato, va a chiedere aiuto a un suo compagno di partito. Oltre a essere depravato questo Malgradi è anche piuttosto sprovveduto, per non dire di più. NdA per favore, ridatemi Favino vestito e con la barba: quella scena in cui è seduto sul letto, nudo, con le cosce in primo piano, non è che fosse molto “attizzante”. Per non parlare di quell’assurda inquadratura in cui, sempre nudo, piscia dal balcone sotto la pioggia.

Potrei aggiungere altri particolari che trovo abbastanza improbabili nella sceneggiatura del film, e che qualsiasi appassionato di gialli o noir (libri o film che siano) avrà rilevato, penso, come me. Ma passiamo ora agli

STEREOTIPI.
1. Quando il Samurai incontra un suo vecchio compagno di banda, appena uscito dal carcere dopo anni, e gli dice che non avrà nessuna ricompensa per il suo silenzio, subito si pensa:“Questo disgraziato, tempo trenta secondi muore,” e infatti viene travolto da un’auto appena esce dal locale.

2. Il depravato Favino, fra un’orgia e l’altra, trova anche il tempo di tornare a casa e rimboccare le coperte ai figli che dormono, ignari. Altro che Mary Poppins.

3. Il terribile Samurai, senza pietà, che va in moto fino al Ghetto, sotto la pioggia, per comprare la torta per la mamma. Cuore tenero.

3. Alla fine del film tutti o quasi muoiono, o escono sconfitti. Tranne due: Sebastiano e Viola. Sebastiano, un Elio Germano che organizza feste per Vip nella sua discoteca, è come un novello Giacomo Leopardi ma senza poesia né gobba. E’ un ragazzo pavido, menefreghista anche nei confronti del padre (bello, questo sì, il cameo di Antonello Fassari), che arriva a tradire e vendere anche la sua unica amica, per salvarsi la pelle. Ma alla fine riesce a massacrare di botte Manfredi, il crudelissimo capo della banda degli zingari, e lo trascina, ancora vivo, nella gabbia del cane ferocissimo che lo sbrana. Il tutto sempre sotto la pioggia del diluvio universale. Dove sono finiti, nel frattempo, i circa cinquanta famigliari che vivevano sotto lo stesso tetto di Manfredi? Mistero. Bella evoluzione, comunque, per questo personaggio. E che dire di Viola, la fidanzata di Numero 8. Incapace persino di rimanere sveglia fra un buco e l’altro. Nonostante questo è l’unica della banda che si salva dalla furia omicida del Samurai. Così dopo la strage si organizza, pedina, da sola, il Samurai e lo finisce fuori dalla casa della madre. Sempre sotto la pioggia. Altro che Nikita.

E ora quello che mi è piaciuto. No del Vaticano, del papa che si dimette ecc, pietà, non ne voglio parlare. Fra tutti l’interpretazione che più mi ha colpita è stata quella di Alessandro Borghi, un Numero 8 sanguigno e convincente, nella sua eterna lotta per essere degno erede di suo padre. Pierfrancesco Favino è bravo, come sempre, ma il personaggio che gli è stato affidato, con tutte le riserve di cui sopra, non lo trovo adatto a lui. Claudio Amendola se la cava ma, insomma, lo vedo poco come riflesso del vero Carminati. Bravissima invece Greta Scarano nel ruolo di Viola, che avevo amato molto anche  qui   Bella la fotografia livida di Paolo Carnera e la colonna sonora di tutto il film.

Qualcuno potrebbe dirmi: ma tutte queste righe per elencare i difetti di un film che non ti è piaciuto? Non era meglio lasciar perdere e non scriverne? (come faccio spesso per i film che non mi convincono). La risposta, in questo caso, è no. Perché Stefano Sollima aveva in mano un ottimo soggetto, la colpa è forse anche degli sceneggiatori, e questo mi stupisce perché sono fra i migliori che abbiamo in Italia. Però quando mi trovo di fronte a un’occasione mancata per il cinema italiano, mi rimane il dispiacere. Dev’essere la troppa passione. Aspettiamo Sollima al prossimo appuntamento.





venerdì 11 settembre 2015

"Nel mondo di mezzo. Il romanzo di mafia capitale" di Massimo Lugli. Da leggere per chi ama Roma. E per chi la detesta.






Tutti abbiamo letto sui giornali, o almeno visto in Tv, le notizie su Mafia Capitale. Perché allora leggere “Nel Mondo di Mezzo - Il romanzo di Mafia Capitale”? Massimo Lugli è un cronista di nera della “Repubblica”,  ma anche un autore di romanzi noir, che amo leggere in entrambe le “versioni”. In quest’ultimo libro il suo alter ego, il solito Marco Corvino, riesce a penetrare nel cuore “nero” di Roma, con il rigore di chi è giornalista da una vita e, nello stesso tempo, con l’abilità di chi sa creare personaggi fittizi assai verosimili.

Così verosimili che la lettrice attenta si chiede se, ad esempio, anche Sofia Di Gianmarco, la negoziante ricattata dai cravattari, o Raffaele Nardelli, il suo irascibile amante, siano persone in carne e ossa come l’assessore Quattordici, l’ex terrorista nero Carmine Del Marzo o la criminologa Rossella Bruzzi. Ma anche chi non fosse interessato alla cronaca politica e giudiziaria di Roma, leggerà comunque il romanzo d’un fiato. La suspense è sempre elevata dall’inizio alla fine, pure dove Corvino, a tratti, ci fa partecipi della dolorosa impossibilità, come giornalista, di essere utile alle vittime del crimine che incontra nel suo lavoro.

Un cronista crepuscolare che ogni giorno deve fare i conti con la paura del prepensionamento, le discussioni con la ex-moglie a causa del figlio adolescente, il carattere insopportabile del capo, al giornale, e della compagna, nel tempo libero. Un cronista acciaccato, malinconico, non certo il Carl Berstein di “Tutti gli uomini del presidente”. E proprio per questo motivo ci risulta simpatico, nella sua umanità piena di difetti, mentre lo guardiamo arrancare nella sua vecchia auto, litigando con il traffico caotico (colpa del sindaco ciclista!) e con il cellulare nuovo che non riesce a usare.

Insieme a lui entriamo nella ragnatela di politica -  mafia - delinquenza comune che sta soffocando Roma. Volete capire come e perché è nato l’affare del decennio sulla pelle degli immigrati? O non sapete, per fortuna, come funziona il meccanismo dello strozzinaggio? Massimo Lugli scrive e descrive con mestiere, dove serve attraverso scene efferate e crudeli, ma senza compiacimento. Sempre con l’ansia di raccontare seriamente ed efficacemente chi sono e come agiscono i “cattivi”. E con l’empatia necessaria a comprendere sia le vittime, sia chi, da vittima, a volte diventa piccolo carnefice.


Un libro da leggere per chi ama Roma. E anche per chi la detesta.




giovedì 2 luglio 2015

" L' Esposizione Universale" al Teatro India e le premonizioni di Luigi Squarzina .







Il mese scorso è andato in scena al Teatro India un testo inedito di Luigi Squarzina, scritto nel 1946, "L'esposizione Universale". Il titolo dell'opera si riferisce proprio a quell'Esposizione Universale, meglio conosciuta come E42, con la quale Mussolini avrebbe voluto celebrare il ventennale della marcia su Roma.

La prima rappresentazione teatrale del testo, dopo quasi settant'anni dalla scrittura (e censura), coincide non casualmente con l'evento EXPO 2015 a Milano. Esiste un filo conduttore che unisce il testo, lo spettacolo oggi e l'Esposizione di Milano?  
Da lombarda, che non ha ancora visitato l'EXPO, la prima assonanza che provo è con l'analoga speranza di creare una città nuova, abitazioni moderne, ricchezza, attrazione per i turisti stranieri, laddove ci sono periferia, abbandono, mancanza di risorse economiche. Mussolini prima della guerra all' EUR. Il Comune di Milano, il comitato organizzatore dell' Expo 2015, e tanti enti e investitori a vario titolo, nella zona di Rho-Pero. Questo per parlare solo degli aspetti positivi...

Il progetto di Mussolini non è stato portato a termine, come sappiamo, e infatti la pièce è ambientata nell'immediato dopoguerra, presso il cantiere dell' E42, dove sono accampati promiscuamente sfollati romani, che hanno perso la casa sotto i bombardamenti, come pure immigrati da varie parti d'Italia. Ed ecco il secondo nodo che lega all'oggi il testo di Luigi Squarzina: immigrati italiani, sul palcoscenico del Teatro India, senza lavoro, senza casa, che si arrabattano con mille mezzi, più o meno legali, per riuscire a sopravvivere. 
Nella realtà odierna migranti stranieri, sopravvissuti anche loro a guerre e persecuzioni come gli sfollati dell' E42, che cercano di arrivare in Italia nella speranza di una nuova vita. E come sui barconi troviamo l'umanità più varia, anche sul palcoscenico del Teatro India gli sfollati sono assai diversi fra loro.

C'è la vedova disperata con due figlie, una gravemente malata; la coppia di innamorati; il fotografo che non ha più pellicola per poter lavorare; l'idealista testa calda, che però si lascerà corrompere; il poliziotto ambiguo e viscido; e molti ancora. Due personaggi sugli altri, a rappresentare l'Italia che stava cambiando, il professore ex-fascista che ha perso un figlio durante la guerra, interpretato da Luciano Virgilio. E lo scrittore fallito, anche lui ex-fascista ma già riciclatosi, che vuole speculare su quell'area, attirando investitori stranieri che vogliono costruire alberghi di lusso. Per questo corrompe il giovane idealista affinché convinca i profughi (sempre italiani, ricordatelo) che è necessario lo sgombero. Lo scrittore, emblema di un' Italietta sempre pronta a salire sul carro del vincitore, è magistralmente interpretato da Stefano Santospago, che appare in scena, in mezzo agli sfollati vestiti quasi di stracci, in completo di lino bianco, accompagnato dalla figliastra, di cui sperpera il patrimonio in quanto tutore.

Squarzina, e con lui il regista Piero Maccarinelli, non lasciano vincere facilmente lo scrittore-speculatore: gli abitanti di E42 si rivoltano contro la polizia, animati dal giovane corrotto ma poi rinsavito. Ma alla fine gli sfollati si dovranno incamminare verso un vero e proprio campo profughi, il Campo Parioli (verrebbe da sorridere, se non fosse che questo campo, poi bidonville, è esistito davvero fino al 1958, quando si è cominciato a costruire il Villaggio Olimpico).

La scenografia povera, formata da letti e tavoli grezzi, rende bene l'ambiente in cui potevano vivere gli sfollati. Sullo sfondo dei grandi schermi, dove scorrono le immagini dell' Eur "incompleto". Bravissimi tutti gli altri attori giovani, allievi della "Silvio d'Amico" e del Centro Sperimentale di Cinematografia.

Uno spettacolo che meritava di essere finalmente scoperto, e non solo perché del grande Squarzina, ma per i tanti spunti di riflessione che offre allo spettatore italiano.

Mi auguro che venga riproposto nella prossima stagione, possibilmente al Teatro Argentina, dove le due ore e mezza senza intervallo saranno più "godibili" rispetto al Teatro India. Anche la spettatrice curiosa e appassionata rischia un crollo fisico, a causa delle poltroncine incollate le une alle altre e scomodissime, dove non è possibile né appoggiare i piedi a terra, né spostare un braccio. Per non parlare della mancanza di aria condizionata e dell'esterno in semi abbandono. Buona l'idea di allestire un aperitivo gratuito nel foyer, ma non basta per colmare queste carenze davvero essenziali. 

Speriamo che il direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi, o chi per lui, ci metta mano prima dell'inizio della prossima stagione.




domenica 15 marzo 2015

" Flaminio noir"





Partire da casa sotto la pioggia, meta l'Auditorium per "Libri come". Per vedere/sentire quale scrittore? Il programma del pomeriggio è già stato dimenticato.

Passare il semaforo di Corso Francia e sbagliare la discesa verso il Villaggio Olimpico. Trovarsi a Ponte Milvio. Arrivare fino a Ponte Duca d'Aosta, già innervosita dall'errore. Proseguire a colpo sicuro perché...la zona Flaminio la conosco bene, ci ho lavorato per 4 anni (mica nello stesso posto e non di seguito, ma ho battuto a piedi e in macchina ogni singola via, deserta e depressa anche in un sabato pomeriggio invernale).

Accorgersi che hanno cambiato la segnaletica, o forse è un mio lapsus freudiano. Passare, in soli 400-500 metri, davanti a due dei miei ex-posti di lavoro. Arrivare all'Auditorium, finalmente, girare per un altro quarto d'ora per trovare un parcheggio (non sono romana, ancora non ho imparato a parcheggiare sui marciapiedi o dove è vietato). Sbuffare per lo stress, come se non ne avessi abbastanza nei altri giorni della settimana. Andare dritto verso il bar (non quello rosso e figo, quell'altro). 

In fila, riconoscere la cassiera ma fare l'indifferente "Un caffè". La cassiera "Ma lei non è dipendente della Fondazione?" (il terzo posto di lavoro, il quarto stava a piazzale Flaminio). "Purtroppo non più" (accidenti, oggi è proprio un anno dalla fine del contratto e ancora mi riconosci, non ti facevo così fisionomista). 

Uscire dal bar, più rabbuiata di prima, a testa bassa, e finire quasi addosso a James Ellroy. Ho capito, un segno del destino. 

Stasera riprendo in mano uno dei suoi romanzi che ho a casa. Magari, stavolta, riesco a leggerlo fino alla fine.



mercoledì 1 ottobre 2014

Il Festival, cioè la Festa, no il Festaval del Cinema di Roma.






Finalmente abbiamo capito dove voleva arrivare Marco Müller l'anno scorso, nella conferenza stampa di presentazione del Festival del Cinema di Roma.
Aveva accennato, in modo pungente, a un Festival che voleva portare ad essere una Festa del Cinema per Roma, insomma più un Festaval che un Festival.
Ora lo svelamento: quest'anno abbiamo un Festaval che parte con la "Soap Opera" con Abatantuomo e chiude con "Andiamo a quel paese" di e con Ficarra e Picone; premia Tomas Milian con il Marc'Aurelio; organizza una retrospettiva su Mario Bava (ottima idea!)...
Insomma un Festaval che forse non riuscirà a diventare nazional - popolare, quello è solo il Festival di Sanremo, ma di certo sarà pop, vista anche la presentazione del film sugli Spandau Ballet (e la presenza degli stessi sul tappeto rosso).
La sottoscritta, che da ragazzina non aveva dubbi fra Duran Duran e Spandau Ballet, a luglio si è persa il concerto (gratuito) di Tony Hadley al Centro Commerciale Porta di Roma.
Forse mi vedrete in fila, dalle sette di mattina, come le ragazzine per "Hunger games" l'anno scorso...