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martedì 14 aprile 2026

" LA GANG DELLE 3 B " di Massimo Lugli

 



L’ultimo romanzo di Massimo Lugli è dedicato alle gesta della Banda dei Marsigliesi, che imperversò a Roma nella prima metà degli anni Settanta. Il titolo del libro è “La gang delle 3 B” perché i capi di questa organizzazione criminale si chiamavano Matteo Bernardini, Paul Battiglieri e Jean Burattier.

Lugli è molto bravo nel tratteggiare i diversi caratteri dei 3 protagonisti e la loro attitudine verso la delinquenza romana. Dall’altra parte ci sono Paperino e Topolino, soprannomi di due fratelli con dieci anni di differenza fra loro, due piccoli criminali di borgata che si arrangiano con furti d’auto e simili.

Paperino è il più grande dei due fratelli e ha la tendenza a proteggere il fratello che ha solo diciassette anni. Le esistenze dei due fratelli verranno sconvolte proprio dall’intrecciarsi con le vicende dei Marsigliesi.

Il primo colpo dei Marsigliesi è il rapimento di Alfredo Contadini, un ricco imprenditore romano. I due poliziotti a capo dell’indagine, Carlo Di Bella e Ferruccio Giovannini, si rendono conto subito che il rapimento non è opera di criminali romani né tantomeno di sardi, che rimangono a “esercitare” questo crimine in Sardegna.

Ma ora veniamo all’incontro di Paperino e Topolino con la banda dei Marsigliesi: introdotto dal Monco, Paperino conosce i Marsigliesi e si presenta come un esperto ladro di auto. Le auto che Paperino deve rubare servono a un grosso colpo contro un autoblindo che trasporta le pensioni, un’impresa che frutterà alla banda centinaia di milioni di lire. Ma l’imprevedibilità gioca le sue carte: Paperino ha un grave incidente di moto, e rimane immobilizzato in un letto di ospedale con una gamba in trazione.

Paperino ha sempre tenuto Topolino lontano dalla banda dei Marsigliesi, per proteggerlo anche perché nel frattempo il fratello si è dovuto sposare perché ha messo incinta la sua ragazza.

Però Topolino approfitta della sua immobilità all’ospedale per…. Non racconto altro perché le vicende dei due fratelli sono la parte più curiosa del libro, e la grossa rapina che i Marsigliesi stanno organizzando sarà una scena piena di adrenalina.

Come al solito Massimo Lugli riesce nel difficile compito di raccontare le gesta di importanti criminali, ma con le loro debolezze e idiosincrasie.

I rapporti fra Paperino e Topolino sono una parte toccante del libro, e Lugli ce li fa sentire vicini a noi, seppure piccoli criminali di borgata.

In conclusione un bel racconto dell’ascesa e del tramonto della Banda dei Marsigliesi a Roma, intrecciata con la piccola criminalità disorganizzata romana e la mafia siciliana.

 

"La gang delle 3 B " di Massimo Lugli è pubblicato dalla Newton Compton Editori ed è disponibile sia in cartaceo sia in ebook.


martedì 17 giugno 2025

“ LA BANDA DELL’ARANCIA MECCANICA “ di Massimo Lugli




 


L’ultimo romanzo di Massimo Lugli è dedicato alla banda dell’arancia meccanica, che imperversava a Roma negli anni ‘80. Il protagonista del romanzo è, come nei precedenti, un cronista di nera che in questo caso si chiama Marco Berilli. Il capo della banda invece, si chiama Romolo Canestrari, detto Ro. Lugli ce lo fa conoscere da bambino, vessato dal padre alcolizzato e dai ragazzini più grandi di lui. Il padre gli insegna come difendersi dalle angherie di uno di questi ragazzi e poi gli spiega che quelli come loro finiscono sempre in prigione, a meno che diventino poliziotti. 

Questa esternazione del padre diventa il suo mantra, tanto che da grande diventerà un poliziotto. Ma purtroppo il suo carattere violento lo caratterizza anche con la divisa: è molto bravo Lugli a farci vedere Romolo, che lavora a Milano, come prende a botte un manifestante che lo aveva preso in giro. Per giunta Romolo odia Milano e i milanesi e accoglie con grande gioia il suo trasferimento nella natia Roma.

Appena arrivato a Roma, si accorge che la divisa gli sta stretta anche lì. Con un coatto della periferia di Torre Angela, dove è cresciuto, mette su una banda per rapinare i ricchi nelle loro case. Il suo sodale si chiama Bo, abbreviativo di Bove, soprannome dovuto alla sua stazza.

I due si fanno riconoscere per la violenza con la quale trattano i malcapitati: li seguono mentre rientrano a casa la sera, poi li picchiano affinché gli diano tutti i valori che hanno in casa o per farsi indicare la cassaforte. Per ultimo costringono gli uomini ad assistere allo stupro delle loro donne. Da qui il soprannome di banda dell’arancia meccanica, dall’omonimo film di Kubrick.

La polizia e i carabinieri sono impotenti e non sanno che pesci pigliare, la banda sembra inafferrabile e tutte le persone più in vista di Roma sono terrorizzate.

Marco Berilli, corrispondente di “Paese Sera”, mette a segno un paio di esclusive grazie alle soffiate di un poliziotto. Nello stesso tempo conosce una cronista di nera dell’“Unità”, di cui si innamora, ricambiato. I due costituiscono un sodalizio professionale che porta successo ad entrambi. 

Non vi racconto il finale, perché il romanzo è pieno di adrenalina e Massimo Lugli si diverte molto a raccontarci tutto il gergo della mala romana, oltre alle dinamiche interne di un quotidiano.

Un romanzo ben scritto, con la solita maestria di Lugli, che consiglio a tutti gli amanti del genere e a chi ricorda quel periodo terribile della mala romana.



"La banda dell'arancia meccanica " di Massimo Lugli, edito da Newton Compton in versione cartacea ed ebook. Ben 288 pagine di adrenalina pura.



mercoledì 4 dicembre 2024

“ Le ballerine della notte “ di Marco Minicangeli – inKnot edizioni





Il protagonista di questo romanzo è Alessio Zeni, che è appena stato trasferito al commissariato di Piazza Cavour. Per lui è un riavvicinarsi a Borgo Pio, il quartiere dove è nato e cresciuto, e questo suscita in lui un misto di ricordi positivi e negativi.

Il cambio di commissariato implica un nuovo compagno, tale Nicola Sperlo. Questi e’ un bravo poliziotto, ma è divorato da un demone che Alessio riuscirà a individuare troppo tardi. Entrambi vogliono incastrare Urkiani, che dirige un traffico di droga e prostitute.

Ma il primo caso che si presenta alla nuova coppia è un duplice omicidio: pare una rapina finita male, a casa dei coniugi Sorge, nel quartiere pieno di ville chic e personaggi Vip di Casalpalocco. Alla rapina ha assistito anche uno dei due figli della coppia, che però è stato solo picchiato. 

Da qui partono le indagini sui due casi, in una Roma calda, umida, appiccicosa, mentre Alessio , oltre a non capire le mosse di Nicola, deve rendersi conto che la sua relazione con la compagna Valeria è giunta su un binario morto. 

Ad Alessio non rimane che il lavoro a cui aggrapparsi, ma le indagini non portano che a nuovi morti e a depistaggi. Alessio cerca di proteggere una prostituta, Irina, ma Roma che tutto ingoia per poi risputare non glielo permetterà.

E’ un noir denso, duro, che non lascia spazio alla speranza, nonostante la determinazione di Alessio ad arrivare fino in fondo. Anche quando il limite fra i buoni e i cattivi diventa labile e quasi invisibile. 

E riuscirà almeno a risolvere il caso dei coniugi Sorge, ma al termine di una girandola di morti, sospetti e un colpo di scena eclatante che lascerà il lettore a bocca aperta.



"Le ballerine della notte " è un noir scritto da Marco Minicangeli ed edito da inKnot Edizioni di 264 pagine, potete trovarlo nel formato cartaceo.



martedì 20 febbraio 2024

“ LA RAGAZZA DEL VATICANO. CHE FINE HA FATTO EMANUELA? “ di Massimo Lugli e Antonio Del Greco

 






Nel giugno del 1983 a Roma viene rapita Emanuela, una ragazza quindicenne cittadina del Vaticano. Con il passare dei giorni si moltiplicano le illazioni, le false piste e le telefonate con varie ipotesi, persino il terrorismo internazionale. Intanto c’è un grosso furto nelle cassette di sicurezza di una banca di Roma nord, una banca dove i VIP di tutta Roma conservavano gioielli, monete d’oro e documenti compromettenti. Il detective Alfonso Serrati è incaricato dell’indagine sul furto nel caveau, mentre preferirebbe indagare sul rapimento di Emanuela.

Le indagini sul furto procedono a ritmo serrato, ma anche le morti sospette di vari criminali non aiutano a trovare il bandolo della matassa. Come al solito Lugli e Del Greco ci avvolgono in un’atmosfera ad alto tasso di adrenalina, e le morti di questi delinquenti sono assai cruente. Eppure c’è una cassetta di sicurezza di cui non è stato reclamato il possesso, e la foto sulla documentazione inerente è palesemente falsa così come il nome.

Che cosa conteneva quella cassetta per causare, a quanto sembra, tutte queste morti? Documenti compromettenti con i quali personaggi delle alte sfere o addirittura del Vaticano potrebbero essere ricattati?

Fino alla fine il mistero si infittisce sempre di più, mentre le speranze di ritrovare Emanuela diminuiscono.

Va detto che una loro ipotesi sul destino di Emanuela, Lugli e Del Greco ce la offrono, proprio all’inizio del libro, ma non ve ne parlo per non spoilerare. Tutto quello che viene raccontato nel romanzo attiene a personaggi che hanno dei soprannomi che strappano una risata amara, e che in qualche modo hanno a che vedere con il rapimento di Emanuela. Gli autori ci tengono a far presente che le vicende che raccontano sono romanzate, ma non troppo, e che i personaggi della mala così come il clima che si respirava a Roma in quel periodo sono verosimili.

Massimo Lugli e Antonio Del Greco riescono come sempre ad incantare il lettore con le mirabolanti sventure dei loro disgraziati personaggi, sempre tenendo d’occhio la domanda “Che fine ha fatto Emanuela?”. Un libro imperdibile per chi vuole ritornare con il pensiero a quell’epoca tanto vituperata degli anni ‘80.




" La ragazza del Vaticano. Che fine ha fatto Emanuela? " di Massimo Lugli e Antonio Del Greco, è un giallo edito dalla Newton & Compton editori. Sono 320 pagine piene di adrenalina, e lo trovate in versione cartacea e in ebook.

 

 

giovedì 27 luglio 2023

" Le ali di cera " di Marco Minicangeli, un giallo all'ombra del Vaticano.





Il protagonista del nuovo romanzo di Marco Minicangeli è Massimo Foschi, cronista di nera. Si trova a dover indagare sull'omicidio di un vecchio omosessuale, Giangiacomo Renni Loizi.

Da subito comprende che non si tratta di un omicidio con movente passionale. Renni Loizi si occupava dei fondi del Vaticano e lo faceva con passione e competenza. Aveva scoperto che molti fondi che provenivano dalle donazioni, alla fine venivano utilizzati per speculazioni immobiliari. Per questo motivo aveva pensato di rivolgersi ai finanzieri e per questo era stato ucciso. 

Massimo chiede consiglio a don Carlo, parroco di Primavalle, che gli conferma che Renni Loizi si occupava dell'obolo di S. Pietro ma non faceva parte della lobby gay del Vaticano. Questa lobby era una specie di ossessione per Massimo, che vorrebbe indagare a fondo su di essa. 

Ben presto viene arrestato il presunto colpevole, Bogdan Stoica, un giovane rumeno che viveva di marchette ed era molto richiesto. 

Nel frattempo esce dal carcere Micheletto, e tutti sanno che vuole vendicarsi per il fratello. Intanto viene trovato morto a Capocotta Domenico Proietti, detto "Mimmetto", lo spacciatore che procurava droga sia a Bogdan sia Renni Loizi.

Non aggiungo altro per non spoilerare, certo Massimo non si lascia fuorviare da false piste; così fra false piste, colpi di scena e conti da regolare, troverà il vero colpevole. 

"Le ali di cera " non si ferma davanti all'argomento obolo di S.Pietro e ci racconta le indagini di Marco con tensione e allo stesso tempo con empatia.


" Le ali di cera " di Marco Minicangeli, edito da Gilgamesh Edizioni, è un giallo di circa 200 pagine e si trova in versione cartacea. 


lunedì 10 aprile 2023

“ QUEI BRAVI RAGAZZI DEL CIRCEO “ di Antonio Del Greco e Massimo Lugli, il romanzo di un crimine efferato.

 




In questo nuovo libro di Antonio Del Greco e Massimo Lugli si narrano le vicende del massacro del Circeo, ma non solo quelle.

Gli autori hanno ricreato tutto lo sfondo su cui si muovono i 3 assassini (i nomi di tutti i personaggi veri sono modificati). Leggendo scopriamo infatti la temperie socio-culturale in cui si fronteggiano i vari gruppi di estrema destra ed estrema sinistra di quell’epoca. 

Il primo a farne le spese è uno dei protagonisti del libro, Fortunato Achei, vicequestore, colpito da un sampietrino sulla spalla durante degli scontri. Una ferita che si porterà dietro tutta la vita, con un dolore a intermittenza. E Fortunato Achei non sa che è stato proprio uno dei protagonisti dei fatti del Circeo a colpirlo. 

Dopo averci rappresentato i manifestanti di destra e di sinistra che si fronteggiano, gli autori si soffermano sui tre amici che si macchieranno di uno dei più efferati crimini della storia italiana. E i tre si somigliano proprio: famiglie alto-borghesi con servitù, poca voglia di studiare all’università, in genere poca voglia di fare qualsiasi cosa, tranne andare a donne, scontrarsi con le “zecche” di sinistra, ritrovarsi al bar Euclide ai Parioli. Poi però salgono di grado e organizzano una rapina in banca per autofinanziarsi la lotta politica.

Anche il vicequestore Achei deve occuparsi, da parte sua, di una rapina anomala che è finita con lo stupro della proprietaria della gioielleria. E il marito il giorno dopo viene brutalmente picchiato. Ma le indagini complesse portano a buon fine il caso e all’arresto dei colpevoli.

Particolarmente efficace è il resoconto di come i tre amici circuiscono le ragazze da portarsi al Circeo: bugie, nomi falsi, abbigliamento elegante e, soprattutto, una gran parlantina. Ovviamente prendono di mira due “coatte” di periferia, dato che tutte le amiche dei tre sono già partite per le vacanze. Perché anche, come pensa uno dei tre, “le coatte ci cascano sempre”. 

Inutile descrivere qui tutte le aberranti torture alle quali vengono sottoposte le due ragazze, una volta arrivate al Circeo. Del Greco e Lugli non calcano comunque la mano.

Solo una si salva e grazie al suo ritrovamento nel baule dell’auto, due dei tre assassini vengono arrestati subito. Del terzo si perdono le tracce e non sarà mai ritrovato.

Il romanzo poi fa un salto temporale di trent’anni quando Fortunato Achei, che ha fatto carriera nel frattempo, telefona al giornalista Fabio Corsi, suo amico da decenni, per avvisarlo che uno dei due assassini, condannato all’ergastolo ma ormai in regime  di semilibertà, ha ucciso altre due donne. In questa parte del romanzo l’adrenalina risale a mille, non solo si arresterà l’assassino ma si scoprirà anche che fine aveva fatto il terzo del gruppo.

Come al solito Del Greco e Lugli colpiscono il bersaglio con questo romanzo. Non era facile, dato il caso scabroso, riuscire a raccontare le vicende del massacro del Circeo senza scadere nella cronaca di bassa lega. Ma loro raccontano quel tanto che è necessario, con estrema pietà per le vittime. Così la vicenda rimane incastonata in un quadro ben più ampio che rivela, a chi quegli anni non li ha vissuti, come si fronteggiavano e come agivano i gruppi estremisti di destra e di sinistra, almeno a Roma. Un libro necessario per mettere finalmente la parola fine a questa orribile vicenda.



" Quei bravi ragazzi del Circeo " di Antonio del Greco e Massimo Lugli, edizioni Newton Compton, è un thriller dalle molte sfumature, 300 pagine disponibili in brossura e in ebook.

 




sabato 18 giugno 2022

“ Il giallo del nano della stazione " di Massimo Lugli, il ritorno del reporter Marco Corvino.

 





Finalmente il ritorno di Marco Corvino, il protagonista di tanti romanzi di Massimo Lugli. In questo libro lo vediamo nei primissimi anni di lavoro a “Repubblica”, dopo aver lasciato “Paese Sera”, che rischia il fallimento.  E’ alle prese con nuovi colleghi, con il superdirettore – all’epoca era Eugenio Scalfari, qui nominato con uno pseudonimo – e con uno stile di lavoro e di abbigliamento completamente diversi da prima. E tutto questo contrasto fra i due ambienti è molto interessante e gustoso da leggere. Per non parlare dell’arrivo, da tutti osteggiato, dei computer nelle redazioni.

Ma il romanzo ruota comunque attorno all’omicidio del cosiddetto “nano della stazione “, vale a dire Daniele Mastrostefano. Questi è un nano “armonico”, come sottolinea Lugli, che svolge il lavoro di tassidermista, ovvero di impagliatore di animali.

Il nano della stazione perché lì abborda giovani marchettari, fra i quali capita Pietro, detto Pedro. Questi per un po' di tempo diventa il suo amante fino a quando si lascia convincere da due amici balordi a fare una rapina in casa dell’impagliatore. Daniele viene picchiato e umiliato davanti a Pietro, ma alla fine sospetta che Pietro abbia organizzato tutto, e quindi lo scarica in malo modo.

Dopo aver messo un annuncio su Porta Portese, Daniele trova Alessio, un bellissimo ragazzo minorenne, che dapprima assume come aiutante nello studio, poi lo fa diventare il suo amante.

Il connubio fra sesso e lavoro prosegue con alti e bassi, fintanto che Daniele decide di trovarsi una segretaria per lo studio. E così assume Manuela, anche lei giovanissima, arrivata lì con un nuovo annuncio. Qui succede il patatrac, perché Alessio e Manuela si innamorano perdutamente l’uno dell’altra. 

Non aggiungo altri particolari, perché il giallo prende un ritmo adrenalinico, fino ad arrivare a un colpo di scena impensabile. Ai lettori scoprire il resto della vicenda. 

Un romanzo che si legge con passione per giungere alla fine, ma ci sono molte digressioni sul mondo dei quotidiani, e Marco Corvino si innamora anche lui fra un articolo e l’altro.  

Consiglio il libro a tutti perché non ci sono particolari truci e “spiare” nel mondo della carta stampata è molto divertente.



" Il giallo del nano della stazione " di Massimo Lugli, edizioni Newton & Compton, è un thriller di circa 300 pagine, disponibile sia in ebook sia in cartaceo. 




mercoledì 4 maggio 2022

" Grosso guaio a Roma Sud " di Marzia Musneci, e le disavventure di due gemelli troppo sfigati.

 




“ Grosso guaio a Roma Sud ” ha dalla sua parte due caratteristiche importanti: una carica adrenalinica che non cede mai, e i personaggi creati con passione e grande ironia da Marzia Musneci. Partiamo dai due protagonisti: Ezechiele detto Zek e Samuele detto Sam, due gemelli congiunti, cioè siamesi, orfani di madre. 

Sono due mezzecalzette come delinquenti, vivacchiano sotto gli ordini di Chick Lanzetta, il piccolo boss del quartiere. Quest’ultimo gli ordina di dare una lezione a un vecchio orologiaio, e Zek e Sam eseguono gli ordini. Poco dopo, però, l’orologiaio viene trovato morto accoltellato. E’ ovvio che qualcuno vuole scaricare la colpa sui due gemelli.

I due hanno dalla loro parte, per una volta, Nick Castillo, detto Badile. L’ispettore infatti è convinto che i due siano stata incastrati, e la pensa così anche Bob Carrezza, giornalista di cronaca nera. Aiutati da questi due, come pure dal proprietario della palestra dove tirano di boxe, Minny Morelli, e da Abdullah detto Abe e dalla sua donna Luz, Zek e Sam cercano di discolparsi, ma la situazione diventa sempre più tosta. A un certo punto sparisce anche la fidanzata dei due, Irina, che di professione fa la prostituta. 

Non si può non provare simpatia per i due sfigatissimi gemelli, così come per gli altri personaggi che cercano di aiutarli. I colpi di scena non mancano e si desidera arrivare alla fine per scoprire chi ha incastrato Zek e Sam.

Mi fermo qui perché il libro è davvero godibilissimo, e si sorride spesso davanti alle azioni incongruenti dei due gemelli, anche se il tono vira spesso verso l’hard boiled.

Ovviamente c’è il lieto fine, che del tutto lieto non è perché in seguito a dei colpi di scena clamorosi qualcuno ci rimetterà la pelle. 



" Grosso guaio a Roma Sud " di Marzia Musneci, edito da Todaro Editore, è disponibile sia in versione ebook sia in cartaceo.




domenica 12 dicembre 2021

“ IL BABY KILLER DELLA BANDA DELLA MAGLIANA” di MASSIMO LUGLI e ANTONIO DEL GRECO, o di come si diventa un killer.

 




Il nuovo romanzo della coppia Lugli - Del Greco è il racconto dell’evoluzione, o meglio involuzione, di Luigi Morani, detto er Fringuello. Un giovane della borghesia bene pariolina, figlio di un chirurgo estetico e di una madre che si gode la vita. Gli autori ce lo presentano subito sul teatro del primo omicidio, a soli sedici anni. Luigi, chiamato anche Gigi, appartiene a un gruppo armato di estrema destra e deve uccidere un avvocato fuori di casa sua. Peccato che sbagli bersaglio, ma viene comunque arrestato e per lui si spalanca prima il carcere minorile di Casal del Marmo e poi il carcere di Rebibbia, dopo un passaggio veloce a Regina Coeli.

Una delle particolarità interessanti di questo libro è senz’altro vedere come nel carcere un giovane-bene finisce per diventare un vero delinquente, in seguito alle amicizie che stringe lì dentro. 

Grazie a Morani, impariamo tutto il gergo del carcere, che è diverso dal romanesco vernacolare, e ci rendiamo conto che per sopravvivere, lui che è un “pischello” nonostante sia stato condannato per omicidio, deve per forza accettare la protezione di chi è più forte.

La scansione temporale del romanzo è duplice: da una parte abbiamo i capitoli nei quali vediamo l’ascesa di Morani da baby-killer di estrema destra, a killer a sangue freddo nella banda della Magliana.

Dall’altra abbiamo i capitoli nei quali, a distanza di anni, Tommaso Elleni, nostra vecchia conoscenza dai romanzi precedenti, cerca di incastrare Morani. E’ interessante la figura di Elleni, alter ego di Antonio del Greco, perché in questo libro è al suo primo incarico a Roma a capo dell’unità omicidi. Arrivato da Milano, non impiegherà molto tempo a capire come funzionano le cose, anche se dovrà gestire una situazione personale ambigua con la bellissima ispettrice Angela Blasi.

Marco Scalesi, invece, cronista di nera alla Repubblica, è l’alter ego di Massimo Lugli, e sarà utile, con i suoi articoli, nelle indagini su Luigi Morani.

Un libro con un tasso adrenalinico notevole, con vari colpi di scena e un finale che lascia il lettore a bocca aperta. Consigliata la lettura, come per tutti i libri scritti dalla collaudata coppia Lugli - Del Greco



" Il baby killer della Banda della Magliana" di Massimo Lugli e Antonio del Greco, edizioni Newton Compton, è un romanzo avvincente di 384 pagine, disponibile sia in cartaceo sia in ebook.


martedì 9 febbraio 2021

" La pazienza del diavolo " di Roberto Cimpanelli, e l'astuzia degli uomini.

    




Questo libro è il romanzo d’esordio di Roberto Cimpanelli, che è regista e distributore cinematografico.  Il protagonista è Ettore D’Amore, detto anche Herman per via della madre americana. Ermanno è un ex-poliziotto che ora gestisce la libreria di famiglia a Trastevere. Ad aiutarlo la giovane Francesca Salsa, che sta per finire gli studi universitari ed è appassionata di cinema e di gialli. Francesca, che è senza genitori, è cresciuta con la zia Giulia Maffei che, oltre ad essere una vicina di casa di Ermanno, è stata anche la sua professoressa di lettere al liceo. 

Ermanno ha subito un grosso trauma nel corso dell’ultimo caso su cui aveva investigato, ecco perché ha lasciato la polizia. E’ in cura dallo psichiatra Bruno Fracassi, che scopriremo avere un duplice ruolo nel romanzo. Lo psichiatra ha prescritto come cura a Ermanno un’intensa attività sessuale e la cura della libreria di famiglia. 

Improvvisamente ricompare nella vita di Ermanno Walter Canzio, che è stato il suo partner in polizia. Questi ha bisogno del suo aiuto perché c’è un serial killer, munito di fiocina da sub, che sta uccidendo dei delinquenti rei di crimini sessuali che l’hanno fatta franca con la giustizia.  E questi delinquenti erano stati arrestati proprio da Ermanno e Walter, che si sentono chiamati in causa loro malgrado. Ermanno dapprima non ne vuole sapere, poi cominciano ad arrivare dei DVD indirizzati a loro, sui quali sono registrati con una telecamera GOPRO gli omicidi del serial killer.

A fare da contraltare alla coppia c’è il commissario Gaetano Brugliasco, che non vede di buon occhio le loro indagini da indipendenti: fra i tre uomini non era mai corso buon sangue. Ora però c’è un serial killer inafferrabile da catturare, e i tre passano sopra i ricordi del passato. 

Tra i vari personaggi del romanzo un posto particolare lo occupa padre Sinisa, curato di campagna, che intavola con Ermanno discussioni teologiche, e gioca un ruolo fondamentale nel corso delle indagini.

Il romanzo è molto ben scritto e ogni personaggio opportunamente forgiato (per me Francesca e Giulia sopra tutti) e ha un ritmo travolgente. C’è anche una parentesi cubana, perché Walter deve andare a farsi operare là, dove vivono la sua donna e suo figlio.

C’è una giusta dose di particolari horror nei video che vengono recapitati e il protagonista rischia di lasciarci la pelle.

Ma la caratteristica principale che vi farà amare questo romanzo è che fino all’ultimo niente e nessuno é come appare e i colpi di scena vi lasceranno senza fiato.




" La pazienza del diavolo " di Roberto Cimpanelli, 448 pagine edito da Marsilio, disponibile sia in brossura sia in epub.




lunedì 14 dicembre 2020

“Buonvino e il caso del bambino scomparso” di Walter Veltroni, un giallo...romano.

 




Il commissario Buonvino, dopo aver brillantemente risolto il caso precedente, che gli ha dato notorietà, ritorna alla routine del suo commissariato di Villa Borghese. E’ un protagonista simpatico, questo commissario pacioso e mite, che dirige una squadra che parrebbe di “sfigati”.

Nel frattempo al commissariato sono arrivati due nuovi agenti a rimpinguare il gruppo: Stefano Cavallito e Veronica Viganò. Mentre il primo riesce ad attirarsi subito le antipatie del resto del gruppo, la Viganò colpisce al cuore Buonvino. Infatti lui vede nella bellissima ragazza una copia del suo ideale femminile, Alida Valli, di cui conserva una foto nel portafoglio.

Un giorno, mentre passeggia nel parco, una ragazza sconosciuta gli si avvicina e, dopo essersi assicurata che lui sia il commissario Buonvino, gli chiede di parlargli di un fatto grave accaduto proprio lì, qualche anno prima. 

Buonvino decide quindi di accogliere in commissariato la giovane Daniela. Lei gli dà un vecchio DVD: un filmato della sua famiglia, padre, madre e fratellino, che passeggiano per il parco di domenica. Poi spiega che quello stesso giorno suo fratello è scomparso vicino alla loro casa, e chiede al commissario di indagare su questa sparizione avvenuta nel 2009. 

L’indagine si rivela non facile, nonostante Buonvino incarichi le due donne della squadra, Robotti e Viganò, di farsi raccontare tutta la storia dalla ragazza. E l’autore è bravo a farci sentire il senso di colpa che prova Daniela, perché non ha accudito il fratellino al momento di tornare a casa, e poi perché il padre si è suicidato davanti ai suoi occhi, quasi ad accusarla. 

Le due agenti capiscono che la ragazza nasconde qualcosa ma non riescono a carpirle tutta la verità. Nel frattempo fanno conoscenza con la madre, che vive in casa in un mondo tutto suo, passando il tempo a dipingere quadri. Questo della madre è sicuramente uno dei personaggi meglio riusciti del romanzo, con la sua follia iraconda che sfoga su tutti, poliziotte comprese. 

Buonvino riesce anche a far collaborare il nuovo arrivato Cavallito con il collega Cecconi, dopo che il primo aveva fatto delle avances alla Robotti, che con Cecconi è fidanzata. E i due scoprono di lavorare bene insieme.

"Buonvino e il caso del bambino scomparso" prosegue con un suo ritmo gradevole grazie ai personaggi che risultano tutti accattivanti. Ma alla fine i colpi di scena non mancano e lasciano il lettore letteralmente a bocca aperta.

Un giallo piacevole che consiglio anche a chi di solito non legge i libri di questo genere: l’umorismo e l’ambientazione romana faranno il resto. 


" Buonvino e il caso del bambino scomparso " di Walter Veltroni, è un giallo gradevole, edito da Marsilio e disponibile in brossure e in ebook.



Recensione scritta originariamente per MilanoNera e infatti lo trovate anche  qui:




giovedì 27 agosto 2020

" Il mio interesse per i casi insoluti: intervista a Massimo Lugli per MilanoNera. "

 

1. Il prossimo mese di agosto ricorre il trentesimo anno dal delitto di Via Poma. C’è qualche altro motivo per il quale tu e Antonio Del Greco avete deciso di scrivere questo giallo?

Il trentesimo anniversario dell’omicidio di via Poma è stata l’occasione per realizzare un progetto che ci era venuto in mente mentre scrivevamo “Città a mano armata”. Il libro era una sorta di viaggio attraverso una serie di casi eclatanti che avevamo seguito, Antonio come investigatore, io come cronista, su binari paralleli. L’omicidio di Simonetta era uno di quelli che hanno fatto più scalpore e, come per il “Canaro della Magliana” o “Quelli cattivi”, abbiamo pensato di trasformarlo in un romanzo.

2. Secondo te, se non ci fossero stati casi di omertà e depistaggi all’epoca, si sarebbe potuto scoprire il vero colpevole?

Non credo che i depistaggi o le ingerenze abbiamo seriamente compromesso l’inchiesta. Per la maggior parte sono state solo perdite di tempo come avviene spesso in queste circostanze. L’indagine è fallita per una serie di altri motivi tra cui, probabilmente, il ruolo di Pietrino Vanacore, mai chiarito del tutto.

3. Qual è l’elemento che, a tuo parere, ha colpito di più l’immaginario degli italiani, che per tanti anni hanno seguito l’evoluzione delle indagini?

Sicuramente a rendere il caso più clamoroso è stata proprio la vittima, Simonetta: una ragazza giovane, bella, riservata e dalla vita assolutamente priva di ombre. La personalità dell’uccisa, la brutalità dell’omicidio e il fatto che sia avvenuto in un ambiente chiuso hanno suscitato una grande emozione corale e attirato l’interesse dei media. Se ci si fa caso, quasi tutte le grandi storie di cronaca nera sono quelle in cui la vittima è una donna

4. Nel libro c’è un episodio, piuttosto divertente, nel quale il vicequestore Elleni si “libera” di una falsa prova. Erano davvero così “improvvisate” le perquisizioni nei casi di omicidio in quell’epoca?

Teniamo conto che siamo nel primo anno dell’introduzione del nuovo codice di procedura penale. Gli investigatori giocano con regole completamente nuove: la polizia giudiziaria, che in precedenza dirigeva le indagini, viene in qualche modo assoggettata al ruolo del Pm, che diventa titolare dell’inchiesta. Tutto era piuttosto confuso e spesso polizia e carabinieri ricorrevano a metodi usati con disinvoltura fino a pochi mesi prima.

5. “Il giallo di via Poma” evidenzia, come nei tuoi libri precedenti, la collaborazione fra la stampa, con il cronista di nera di Repubblica Marco Scalesi, e la polizia, nella persona del vicequestore Tommaso Elleni. Chi è che ci ha guadagnato di più da questa collaborazione nel frangente dell’omicidio di via Poma?

Il rapporto cronisti-investigatori è centrale in tutti i nostri libri. Era una collaborazione basata sul vantaggio reciproco ma anche su amicizia e stima che si creavano negli anni. Noi giornalisti cercavamo notizie fresche e attendibili, gli inquirenti supporto e visibilità. Una sorta di “do ut des”. Ma il rispetto dei reciproci ruoli e la professionalità nel gestirli erano, a mio parere, più solidi rispetto a quello che avviene oggi. Io e Antonio, in questo, siamo due veterani un po’ nostalgici.

6. Capita spesso che personaggi importanti facciano pesare la loro ostilità quando si cerca di indagare o intervistare i loro parenti?

No, questo avviene piuttosto raramente e di solito senza reali conseguenze. Nel nostro sistema penale, soprattutto a Roma, è molto difficile influenzare e depistare un’indagine, soprattutto per omicidio. C’è stato qualche caso sporadico ma non è certo la regola. Chiaramente una famiglia agiata e potente può mettere in campo una difesa più agguerrita con penalisti di grido ma questo fa parte del gioco.

7. Questo libro è scritto da due autori e la vostra è una collaborazione che dura da parecchio tempo: come riuscite a farla funzionare al meglio?

Il segreto è questo: Antonio e io ci divertiamo da matti. Scrivere insieme è una gioia e una scoperta: ci incontriamo, parliamo, ci telefoniamo diverse volte al giorno manco fossimo fidanzati… Nelle scelte creative, nello stile, nei tempi e nella scansione dei romanzi siamo in perfetta sintonia. Io personalmente ho scritto a quattro mani solo “Lo chiamarono Gladiatore” con Andrea Frediani ma in realtà ognuno di noi ha redatto una parte diversa del testo, quindi non è stata una vera e propria collaborazione. Personalmente mi considero un autore individualista. 

8. I casi di cronaca nera insoluta danno la possibilità a te come autore di scriverne, utilizzando anche la fantasia, come nel romanzo “Il giallo Pasolini”. Ma come giornalista non ti sei mai sentito sconfitto o deluso per non aver potuto mettere la parola “fine” a un caso di cronaca nera? E se sì, in quale o quali casi?

Parecchi casi insoluti mi hanno fatto riflettere per anni. Il più atroce fu l’omicidio di Ida Pischedda, negli anni 70: la ragazza, incinta, fu mutilata e straziata. Il fidanzato e sua madre vennero coinvolti, processati e infine assolti: caso mai risolto. Ma anche il giallo di Pier Paolo Pasolini e alcuni aspetti del delitto di Balsorano (l’assassinio di Cristina Capoccitti, 5 anni, per cui venne condannato lo zio Michele Perruzza) mi sono rimasti indelebilmente nella memoria. Detto questo, in tanti anni di cronaca nera si acquisisce, inevitabilmente, una sorta di impermeabilizzazione alle emozioni, altrimenti non si potrebbe andare avanti nel lavoro. Succede sia ai cronisti sia ai poliziotti.

9. Nel libro c’è un personaggio, di cui non parlo per non fare spoiler, che accusa Marco Scalesi di non aver dato, sul giornale, il giusto spazio alla sua assoluzione. Pensi mai al potere che avete voi giornalisti quando decidete di dare un notizia piuttosto che un’altra, e con maggiore o minore risalto?

Ebbene sì, ci penso spessissimo. Una notizia di due colonne sul giornale può rovinare una vita e spesso chi viene stritolato dai media non ha possibilità di rifarsi. Anche Antonio ne sa qualcosa visto che venne accusato, a torto, di complicità con la Banda della Magliana e poi completamente scagionato. Ho cercato di tener presente questo aspetto durante tutta la mia vita professionale.

10. Nei prossimi mesi è prevista l’uscita di un altro tuo libro: di cosa tratterà e sarai l’unico autore? 

Sì, dovrebbe chiamarsi “L’Avvoltoio” (il titolo provvisorio è Narcoroma) e doveva uscire a marzo ma è stato bloccato dal lockdown. E’ una storia di fantasia su una serie di omicidi sessuali vagamente ispirata a una vicenda del passato ma ambientata ai giorni nostri. Nel romanzo compaiono due personaggi a cui siamo affezionati: Tommaso Elleni, alter ego di Antonio e Angela Blasi, investigatrice di punta che, invece, è di pura fantasia e che, secondo me, è una figura femminile riuscita benissimo, con le sue nevrosi e le sue contraddizioni. Mi innamorerei all’istante di una così, se esistesse.

11. Seguendo la tua pagina Facebook, ho visto che nel periodo di lockdown del Covid hai fatto volontariato. A parte questa scelta ammirevole, come è cambiato, se è cambiato, il tuo punto di vista, come uomo e come scrittore, sul mondo e sulla società italiana?

Il volontariato, con l’Associazione italiana sclerosi multipla e la Croce Rossa è stata una scelta a cui pensavo da tempo. La pandemia mi ha dato l’occasione di agire e scendere in campo: non avrei resistito all’inerzia e sentivo l’obbligo di fare qualcosa. Un’esperienza che mi ha cambiato, mi ha fatto vedere molte cose in prospettive completamente diverse e mi ha fatto riflettere sul dolore, la povertà, il bisogno di aiuto. Questo, probabilmente, si rifletterà anche sul mio piccolo lavoro di scrittore. Ovviamente continuerò a prestare la mia umile opera di volontario, soprattutto con l’Aims.

12. Pensi che tu e i tuoi colleghi autori in futuro sarete costretti a fare i conti con la pandemia del Covid, nelle trame e nello stile delle vostre opere, oppure tutto rimarrà invariato?

Non so quanti scrittori stiano scrivendo romanzi ispirati al Covid. Uno, sicuramente, sì: il sottoscritto. Sono a pagina 110 di un libro ambientato in uno scenario catastrofico, dove l’intera umanità è divisa in due grandi fazioni: chi ha tutte le comodità e la tecnologia e chi è ridotto a livello di cavernicoli. Malattie, carestia, animali feroci, montagne di rifiuti, strade distrutte, ville circondate da eserciti privati ecc…Ho ripreso un pochino le tematiche dei miei primi romanzi, quelli con “Lupo Solitario”, con un tocco di post catastrofismo in più. Speriamo funzioni, inshallah.

13. Se ti proponessero di produrre un film o una serie tv da uno dei tuoi libri, quale pensi sarebbe più adatto a una trasposizione e perché? 

Sicuramente la trilogia “Stazione omicidi” su cui ha lavorato una produzione televisiva. I diritti de “Il Criminale” sono stati invece acquistati da un giovane e talentuoso regista e potrebbero diventare una serie tv. Ma il libro più “cinematografico” tra i miei 21 romanzi pubblicati è certamente “Il Guardiano” cui sono particolarmente affezionato perché è incentrato sulle arti marziali, seconda grande passione della mia piccola vita. La prima è la scrittura.


martedì 4 agosto 2020

" Il giallo di via Poma " di Massimo Lugli e Antonio Del Greco....trent'anni dopo.







Con “ Il giallo di Via Poma ” Massimo Lugli e Antonio Del Greco raccontano in modo romanzato, ma seguendo il filo delle indagini, uno dei delitti più brutali accaduti in Italia, e rimasto insoluto: l’omicidio di Simonetta Cesaroni. 

Il prossimo mese ricorrono i trent’anni da quel delitto, e trent’anni sono tanti, se non fosse che quel delitto è rimasto scolpito nel cuore degli italiani. In parte per la giovanissima età della vittima, una ragazza tranquilla, come poteva essere la figlia della vicina di casa o la collega d’ufficio. In parte anche perché si sono susseguiti molti colpi di scena nelle indagini e anche molti presunti colpevoli, poi assolti o giudicati estranei. 

Il romanzo segue con ritmo serrato l’ondivaga ricerca di un colpevole, e si affida, come sempre nei romanzi di questa coppia di autori, a due voci nella narrazione: quella della polizia, nella figura di Tommaso Elleni, vicequestore della sezione omicidi, e la voce della stampa, nella figura di Marco Scalesi, cronista di nera della “Repubblica”. 

Fin dall’inizio le indagini risultavano complesse a causa di due fattori: il luogo, un grande palazzo anonimo con decine di inquilini, e il fattore tempo:  l’omicidio è avvenuto il 7 agosto, quando tutta Roma era deserta, tutti erano in vacanza e risultava  impossibile trovare testimoni. 

I primi a essere interrogati sono infatti il portiere e sua moglie, che daranno risposte vaghe e contraddittorie. Lo stesso metodo di ricerca della polizia non è quello dei RIS attuali e quindi qualche errore può essere stato commesso. Penso ad esempio all’episodio in cui il vicequestore capisce che l’impronta di una suola insanguinata su un muro, è stata lasciata involontariamente proprio da un suo sottoposto.

Per capire come già lavoravano sugli omicidi i poliziotti americani rispetto ai nostri, è molto divertente il racconto dello stesso vicequestore, invitato a Quantico per un corso di aggiornamento, e costretto poi ad accettare l’amicizia e l’ospitalità molto “alcolica” dei suoi colleghi americani.

Il lettore segue le indagini rendendosi conto in prima persona che la volontà di arrestare il colpevole c’era sicuramente, ma troppi silenzi, mezze verità, innocenti finiti in carcere, hanno finito per rendere la vicenda sempre più intricata.

Ho presente come fosse ieri, una foto, pubblicata in prima pagina su un giornale, di Simonetta Cesaroni sdraiata in spiaggia: era il delitto dell’estate. Ma per me, che ero al mare come lei in quella foto, è stato l’interesse e il dispiacere insieme nel seguire per anni delle indagini che non hanno portato a identificare il colpevole. 

Non so se ci sarà qualche “miracolo” come è successo nelle indagini sull’omicidio della contessa dell’Olgiata, avvenuto l’anno successivo. Indagini che si sono concluse con l’assassino identificato sia grazie alle prove del DNA sia grazie alla testardaggine del marito della contessa.

“ Il giallo di via Poma ” racchiude in effetti un eclatante colpo di scena, che potrebbe modificare la storia, ma non racconto nulla per non fare spoiler. Lascio a voi tutto il piacere della lettura di questo avvincente giallo.




" Il giallo di via Poma " di Massimo Lugli e Antonio Del Greco, edizioni Newton Compton, un libro di 288 pagine che potete trovare in versione cartacea ed ebook. Il giallo dell'estate! 



Recensione scritta originariamente per MilanoNera e infatti la potete trovare anche qui






domenica 10 novembre 2019

Recensione - " Il giallo Pasolini " di Massimo Lugli, e le indagini giornalistiche di Marco Corvino.







Con il suo ultimo romanzo “ Il Giallo Pasolini ”, Massimo Lugli ripropone ai lettori il suo alter ego Marco Corvino, e sono molto contenta di questo ritorno. Dopo “Il carezzevole” Marco Corvino è rimasto in attesa; altre storie e altri personaggi hanno abitato i racconti dell’autore che ora lo ripropone per tornare agli anni ‘70. La scelta è quantomeno azzeccata perché il libro, come già rivela il titolo, narra di investigazioni, di articoli di giornali e soprattutto di personaggi che ruotavano attorno all’omicidio di Pier Paolo Pasolini. 

Marco Corvino sta terminando il suo periodo di praticantato al “Paese Sera”, al termine del quale spera di essere assunto, proprio nel periodo in cui viene assassinato il famoso intellettuale. Il giovane Corvino è subito attratto dalle indagini su quest’omicidio, come giornalista ma anche come appassionato delle opere di Pasolini. Le indagini si svolgono in modo fin troppo veloce e si individua subito il colpevole, peraltro reo confesso, in Pino Pelosi detto la Rana. 

Ma sarà stato veramente lui? E se è stato lui, ha agito con altri? E poi: quale è la vera motivazione dell’efferato omicidio, che pare a molti un’esecuzione? Il romanzo di Massimo Lugli si dipana attorno a questi interrogativi, che personalmente continuo a ritenere insoluti a distanza di più di quarant’anni. Molti sembrano essere certi che ci siano altri responsabili: ne è sicuro l’avvocato Nino Marazzita, che Corvino incontra personalmente. Sono convinti di questa tesi i colleghi di “Paese Sera” e anche Oriana Fallaci, a cui Massimo Lugli dedica un intenso “cameo” nel suo libro. Ma allora perché viene condannato solo Pino Pelosi? 

All’epoca, così come adesso, mancavano le prove per accusare altri di quell’omicidio e Matteo Corvino, giovane e spesso imprudente cronista di nera, decide di investigare in prima persona. E lo fa lasciando credere ai giovani che si prostituiscono in piazza Esedra, così come agli abitanti dell’Idroscalo, dove Pasolini fu ucciso, di essere incaricato dal suo giornale a seguire il caso. In verità nessuno al “Paese Sera” è a conoscenza delle sue indagini; la linea del giornale è, al contrario di uniformarsi alla verità “ufficiale” del processo. 

A causa delle sue domande scomode, Corvino mette a rischio prima il suo incarico da giornalista e poi la sua stessa incolumità fisica. Non racconto a quale risultato portano le indagini, ma il ritmo della narrazione è molto serrato e i personaggi, veri e fittizi, sono ottimamente ritratti. Bellissima è la ricostruzione della redazione di un quotidiano in epoca pre-Internet, e molto verosimili gli angoli di una Roma che appare lontana ma troppo simile a quella odierna (davvero gustoso l’intermezzo sul “finto” incendio di un bus dell’Atac). È facile affezionarsi a Marco Corvino, così preso dalla passione per il suo mestiere, quanto spesso incasinato nei rapporti con gli altri. Così ho sorriso leggendo le sue disavventure con i colleghi più scafati, che lo sbeffeggiano perché l’ultimo arrivato, e le discussioni con i genitori, che lo vorrebbero con una laurea in tasca e un lavoro più dignitoso. 

Gli avvenimenti che servono da fondale agli articoli di Marco Corvino sono quelli degli anni ‘70: delinquenza spicciola e banda dei Marsigliesi; manifestazioni studentesche violente alla Sapienza; attentati di rossi e di neri. Un canovaccio che piacerà a chi non ha vissuto quel periodo, come la sottoscritta, ma anche a chi invece lo ha conosciuto bene. Una temperie che ancora influenza in qualche modo la nostra realtà attuale come quella passata, alla quale Massimo Lugli pare guardare con una comprensibile nostalgia che pervade e rende poetici alcuni passaggi. 


" Il giallo Pasolini " di Massimo Lugli,  330 pagine per le edizioni Newton Compton, potete leggerlo sia in versione cartaceo sia in ebook. Un romanzo che consiglio non solo agli amanti del genere e ai cultori dell’opera di Pasolini, ma anche a tutti coloro che hanno vissuto più o meno intensamente gli anni’70. 



Recensione scritta originariamente per MilanoNera, infatti la potete leggere anche qui:




mercoledì 6 novembre 2019

Recensione - " Gli altri " di Aisha Cerami, e dei muri che innalziamo fra di noi.





Il primo romanzo di Aisha Cerami, che finora aveva scritto esclusivamente racconti di fantascienza per Il Sole 24 Ore, è un’opera poetica e realistica insieme. “ Gli altri ” per i protagonisti del romanzo sono tutti quelli che non vivono nel loro condominio “Il roseto”. Un’oasi di pace e tranquillità che, sebbene sancite da un contratto che ciascun condomino ha sottoscritto, rende quella palazzina di periferia un sogno che, sulle prime, pare inarrivabile per il lettore. 

Essendo un romanzo corale, i personaggi sono molti e ben descritti, anche se il peso narrativo è dalla parte delle donne. C’è il Conte che vive con l’anziana madre; Olga, che fa la domestica e vive con la figlia Arina; Marilyn che è una trans che non ha ancora compiuto il passaggio di sesso; Maria, moglie di un vigile del fuoco manesco e altri ancora. Tutti sembrano andare d’amore e d’accordo, anzi si aiutano vicendevolmente. Ma alla morte dell’anziana condòmina Dora, ecco che il castello di sabbia comincia a sgretolarsi.  

La coppia che arriva a occupare l’appartamento libero non mostra riconoscenza per la festa di benvenuto, organizzata da tutti i condomini, anzi la diserta ed evita ogni occasione d’incontro, con la scusa del troppo lavoro. Solo il figlio Antonio, un adolescente simpatico e brillante, partecipa alla vita della piccola comunità, diventando subito amico di Arina, sua coetanea.

La presenza di questa coppia di estranei, quasi fossero alieni, fa scoppiare la bolla di finta tranquillità che pareva proteggere il condominio. Fra i vari personaggi emergono le intolleranze di alcuni verso altri, e si scoprono le verità nascoste in ogni nucleo famigliare della palazzina. Ben presto tutta la rabbia e il dolore repressi prendono la forma dapprima di un topo gigante, che rovina tutto il roseto, e poi di una macchia di umidità su un muro dello stabile, una macchia che è metafora di un male interiore che cerca bersagli esterni su cui scagliarsi. E proprio nella caccia al topo che si disvela tutta la crudeltà dei personaggi, che vorrebbero cacciare insieme al topo anche la famiglia appena arrivata. 

Leggendo si prova rabbia ma anche compassione per tutti i personaggi, e molta tenerezza per i due ragazzini, Antonio e Arina, gli unici “innocenti” e anche le prime vittime della cattiveria degli altri. Una compassione che forse dovremmo esercitare anche verso noi stessi, ogni qualvolta ci rinchiudiamo per paura o pregiudizi in una gabbia d’ipocrisia perbenistica, fingendo di essere diversi da quelli che veramente siamo.

Aisha Cerami è molto abile nel mostrarci come all’interno di un ambiente, reale o virtuale, si possano erigere muri, fingendo di essere accoglienti e comprensivi. E ancor di più ci fa capire come una famiglia sia già un piccolo microcosmo nel quale vivono persone che spesso nascondono il proprio mondo interiore proprio ai loro cari.

L’autrice non offre soluzioni per sciogliere i conflitti interiori o quelli esterni, anzi l’atmosfera che aleggia in alcuni snodi del romanzo è simile a quella di “Rosemary’s Baby” e così si arriva fino alle ultime pagine con la curiosità di scoprire com’è fatta la coppia di “intrusi”. Un romanzo dallo stile intrigante come un noir, ma che alla fine lascia al lettore materia per meditare.


" Gli altri " di Aisha Cerami, edito da Rizzoli, lo trovate sia in versione cartacea sia in versione ebook, e vi assicuro che lo leggerete come un vero thriller.



Recensione scritta originariamente per MilanoNera e infatti la trovate anche qui



venerdì 30 dicembre 2016

" Il settimo manoscritto " di Fabrizio Santi, e di come un libro poco conosciuto possa essere determinante.







Dopo “ Il quadro maledetto ”, il primo romanzo di Fabrizio Santi (di cui potete leggere la mia recensione qui  ), ecco l’opera seconda, ambientata sempre a Roma ma con un protagonista differente. Giulio Salviati è uno scrittore romano di gialli, in crisi d’ispirazione dopo aver pubblicato alcuni libri di successo. Inaspettatamente uno sconosciuto gli propone, pagandogli una cospicua ricompensa, di indagare sul furto dell’Unicum, un manoscritto cinquecentesco trafugato dal monastero di S. Gregorio al Celio. Salviati, in parte perché ormai a corto di soldi, in parte perché non riesce a scrivere un nuovo romanzo, accetta la proposta.

Si ritrova così a indagare su questo manoscritto, che parrebbe senza valore né letterario né economico. Eppure nella vicenda lo scrittore troverà sul suo cammino ben due omicidi e una setta segreta dai fini misteriosi. Ad aiutarlo nel tentativo di risolvere il mistero c’è Elena, una giovane che lavora alla biblioteca Angelica, dove Salviati si reca per cercare tracce dell’ Unicum in altri libri.

Lo stile di Fabrizio Santi è sempre gradevole e la suspense è supportata da una buona dose di autoironia del protagonista. La caratteristica che ho apprezzato di più in questo giallo, come nel precedente, è la descrizione precisa, che non diventa mai fine a se stessa o pedante, di vie, luoghi, monumenti, dell’atmosfera stessa di Roma: si percepisce l’amore dell’autore per la sua città. 

Non manca, come nel romanzo precedente, un'aura di esoterismo che avvolge sia il manoscritto rubato, sia alcuni dei personaggi che il protagonista incontra nelle sue ricerche. E la fine del giallo, di cui non rivelo alcun particolare, lascia avvolto il lettore nel rinvio a un mistero imponderabile ma esistenziale che l'autore lascia intuire, così come era avvenuto ne " Il quadro maledetto ". 

Se c’è un neo nel romanzo è forse la descrizione della storia d’amore fra Salviati ed Elena, che vediamo nascere ma che pare rimanere sempre sospesa. Non penso che siano necessari dettagli “forti”, ma qualche cenno realistico, nei passaggi in cui il protagonista e la ragazza sono soli, avrebbe giovato all’impianto narrativo del romanzo e alla caratterizzazione dei due personaggi. Almeno secondo il mio personalissimo parere. 

Un romanzo che consiglio quindi agli appassionati del genere che non amano gli scenari pulp o le descrizioni troppo crude, ma che vogliono trovare rispettati i canoni dei gialli classici. Attendo comunque di leggere il terzo romanzo di Fabrizio Santi, al cui stile scorrevole ma a tratti erudito mi sono  già affezionata.





Il  romanzo, 335 pagine avvincenti, esiste in versione ebook e cartacea; lo potete trovare in tutte le librerie, fisiche e online, oppure direttamente sul sito della Newton Compton Editori  vedi qui 





venerdì 12 agosto 2016

" Lo Sgarro. Rocco Sigaro e il delittaccio della Garbatella " di Leonardo Jattarelli, o di come indaga su un terribile delitto un ex-poliziotto.






Un romanzo noir che ha dalla sua parte due punti di forza: il primo è il protagonista, Rocco Sigaro, che ha deciso di lasciare la polizia e di traslocare dall’Eur alla Garbatella, il secondo è proprio la Garbatella, dove è ambientata la vicenda. L’autore è Leonardo Jattarelli, giornalista de “Il Messaggero” per le pagine Cultura e Spettacoli, ma che in passato si è occupato di cronaca nera, e quest’esperienza si percepisce fin dalle prime righe.

L'autore vive alla Garbatella da 25 anni, e grazie al  suo sguardo affettuoso, quasi appassionato, arriviamo a conoscere non solo gli angoli più particolari di questo rione, ma anche i personaggi che vi abitano. Incontriamo un’umanità genuina, popolare che, forse, è scomparsa nella maggior parte dei quartieri “storici” di Roma. Personaggi così verosimili nella loro descrizione anche nei soprannomi, come i gemelli “diversi” Pesciolino e Pompa, Tinta, dai capelli mutevoli ogni giorno, la Fascistona, il Don, che finiamo per affezionarci subito a ciascuno di loro.

Rocco Sigaro, che ha abbandonato la polizia per motivi che andiamo scoprendo attraverso dei flash back nel romanzo, viene chiamato dal PM Petrosino per farsi aiutare nelle indagini sulla morte misteriosa di Carla Palumbo. Una ragazza che ha perso i suoi genitori da piccola, ed è cresciuta con gli zii alla Garbatella. Da sempre gentile e premurosa con tutti, nei mesi precedenti alla morte Carla si era trasformata in un’altra persona, misteriosa, arrabbiata, sfuggente. 

Rocco, con la collaborazione di Civetta e Saltimbanco, riesce a sbrogliare la vicenda, e il noir mantiene un ritmo elevato, anche nei punti dove il protagonista si confida con noi, raccontandoci i suoi fallimenti come padre, come marito e, in parte, come poliziotto. Rivelazioni condivisibili da molti lettori e lettrici che hanno girato la boa dei 40 anni, rese con uno stile introspettivo e malinconico. Non si può che rimanere conquistati dalla figura di Rocco, ex-poliziotto “loser” che alterna momenti bui, dove si aiuta con le benzodiazepine, a indagini rischiose alla Garbatella.  

Attraverso stralci di narrazione che ci raccontano il punto di vista di altri personaggi, coinvolti in vario modo nel delitto, arriviamo a intuire le vicende che hanno portato alla morte di Carla. Lo svelamento finale è affidato a Rocco Sigaro, che nel risolvere il caso scopre insieme a noi particolari curiosi ed esoterici della Garbatella. Notevoli e utili nel comprendere l'ambientazione sono le foto in b/n di Marco Rocchi, nelle ultime pagine del libro, che ci mostrano i luoghi de “Lo Sgarro”.

Un noir avvincente e crepuscolare nel contempo, che affascina nella lettura sia chi conosce la Garbatella sia chi non ci è mai stato. “Lo Sgarro” è sorretto da una profonda conoscenza della cronaca nera e da una scrittura fluida, intensa ma venata da squarci di confidenze ironiche e disincantate. Mi auguro di poter incontrare di nuovo Rocco Sigaro in un altro romanzo, ambientato alla Garbatella o altrove a Roma.



Il libro della NED Edizioni si può acquistare in formato cartaceo in tutte le librerie Feltrinelli e in altre librerie a Roma, oppure su IBS  vedi qui


martedì 19 luglio 2016

" Il quadro maledetto " di Fabrizio Santi, una pericolosa caccia al tesoro in una Roma insolita.







Sul mio blog, dalla recensione di questo libro in poi, ci sarà una nuova etichetta, o categoria se preferite. E il titolo dell’etichetta è “Delitti misteri e indagini nella Città Eterna”. Si intuisce facilmente che ci troverete riunite tutte le mie impressioni e suggestioni su gialli, thriller, noir et similia ambientati, in tutto o in parte, nella Capitale; anche i miei post precedenti con lo stesso argomento potrete rintracciarli sotto questa etichetta.

E passiamo subito a un thriller molto particolare,"Il quadro maledetto". Il protagonista non è né detective né poliziotto e tanto meno giornalista. Theodor Klinsmann, professore tedesco di Heidelberg, appassionato di cultura italiana, giunge a Siena per passarvi una parte del suo anno sabbatico. E’ ospite della zia Greta, trasferitasi dalla Germania molti anni prima. Theodor gira per le contrade incantate dei piccoli borghi toscani, conosce nuovi amici e forse incontra l’amore. Ma a sconvolgergli l’esistenza è il racconto di un quadro misterioso, che appare e scompare da una chiesetta di Montalcino. Un quadro che nessuno ammette di aver mai visto, anzi di cui tutti negano l’esistenza. Salvo poi trincerarsi dietro il divieto di parlarne perché si tratta di un quadro maledetto, che porta alla follia coloro che lo vedono o che lo cercano.

La ricerca di questo quadro porta Theodor a Roma, città che conosce abbastanza bene. Qui inizia la parte più avvincente e interessante della storia: insieme al protagonista si scoprono luoghi particolari, piccole chiese antiche e poco conosciute, leggende esoteriche. La caccia al tesoro, anzi al quadro, porta Theodor a scontrarsi con persone sconosciute che lo ostacolano, sette misteriose, indizi inquietanti. 

Un affresco di Roma assai diverso da quello che siamo abituati a vedere, con riferimenti anche filosofici e verità nascoste nei libri degli antiquari. Un thriller dal ritmo avvincente e tuttavia colmo di spunti da approfondire per gli studiosi, e i curiosi, di Roma e dei suoi misteri. E la professione dell'autore, Fabrizio Santi, insegnante di liceo al suo esordio letterario, influisce forse sulla parte "divulgativa" del romanzo. Il finale? All’altezza della storia e spiazzante insieme. Consigliato a chi cerca un brivido freddo ma “colto” per le calde serate estive. 


" Il quadro maledetto " ( 366 pp)  lo trovate in due versioni cartacee e anche in e-book direttamente sul sito della Newton Compton Editori vedi qui 




venerdì 11 settembre 2015

"Nel mondo di mezzo. Il romanzo di mafia capitale" di Massimo Lugli. Da leggere per chi ama Roma. E per chi la detesta.






Tutti abbiamo letto sui giornali, o almeno visto in Tv, le notizie su Mafia Capitale. Perché allora leggere “Nel Mondo di Mezzo - Il romanzo di Mafia Capitale”? Massimo Lugli è un cronista di nera della “Repubblica”,  ma anche un autore di romanzi noir, che amo leggere in entrambe le “versioni”. In quest’ultimo libro il suo alter ego, il solito Marco Corvino, riesce a penetrare nel cuore “nero” di Roma, con il rigore di chi è giornalista da una vita e, nello stesso tempo, con l’abilità di chi sa creare personaggi fittizi assai verosimili.

Così verosimili che la lettrice attenta si chiede se, ad esempio, anche Sofia Di Gianmarco, la negoziante ricattata dai cravattari, o Raffaele Nardelli, il suo irascibile amante, siano persone in carne e ossa come l’assessore Quattordici, l’ex terrorista nero Carmine Del Marzo o la criminologa Rossella Bruzzi. Ma anche chi non fosse interessato alla cronaca politica e giudiziaria di Roma, leggerà comunque il romanzo d’un fiato. La suspense è sempre elevata dall’inizio alla fine, pure dove Corvino, a tratti, ci fa partecipi della dolorosa impossibilità, come giornalista, di essere utile alle vittime del crimine che incontra nel suo lavoro.

Un cronista crepuscolare che ogni giorno deve fare i conti con la paura del prepensionamento, le discussioni con la ex-moglie a causa del figlio adolescente, il carattere insopportabile del capo, al giornale, e della compagna, nel tempo libero. Un cronista acciaccato, malinconico, non certo il Carl Berstein di “Tutti gli uomini del presidente”. E proprio per questo motivo ci risulta simpatico, nella sua umanità piena di difetti, mentre lo guardiamo arrancare nella sua vecchia auto, litigando con il traffico caotico (colpa del sindaco ciclista!) e con il cellulare nuovo che non riesce a usare.

Insieme a lui entriamo nella ragnatela di politica -  mafia - delinquenza comune che sta soffocando Roma. Volete capire come e perché è nato l’affare del decennio sulla pelle degli immigrati? O non sapete, per fortuna, come funziona il meccanismo dello strozzinaggio? Massimo Lugli scrive e descrive con mestiere, dove serve attraverso scene efferate e crudeli, ma senza compiacimento. Sempre con l’ansia di raccontare seriamente ed efficacemente chi sono e come agiscono i “cattivi”. E con l’empatia necessaria a comprendere sia le vittime, sia chi, da vittima, a volte diventa piccolo carnefice.


Un libro da leggere per chi ama Roma. E anche per chi la detesta.