Finalmente abbiamo capito dove voleva arrivare Marco Müller l'anno scorso, nella conferenza stampa di presentazione del Festival del Cinema di Roma.
Aveva accennato, in modo pungente, a un Festival che voleva portare ad essere una Festa del Cinema per Roma, insomma più un Festaval che un Festival.
Ora lo svelamento: quest'anno abbiamo un Festaval che parte con la "Soap Opera" con Abatantuomo e chiude con "Andiamo a quel paese" di e con Ficarra e Picone; premia Tomas Milian con il Marc'Aurelio; organizza una retrospettiva su Mario Bava (ottima idea!)...
Insomma un Festaval che forse non riuscirà a diventare nazional - popolare, quello è solo il Festival di Sanremo, ma di certo sarà pop, vista anche la presentazione del film sugli Spandau Ballet (e la presenza degli stessi sul tappeto rosso).
La sottoscritta, che da ragazzina non aveva dubbi fra Duran Duran e Spandau Ballet, a luglio si è persa il concerto (gratuito) di Tony Hadley al Centro Commerciale Porta di Roma.
Forse mi vedrete in fila, dalle sette di mattina, come le ragazzine per "Hunger games" l'anno scorso...
Se per il film di Abel Ferrara su Pasolini il mio giudizio poteva essere riassunto in un "Sì ma con riserve", al primo lungometraggio di Michele Alhaique, regista italiano a dispetto del cognome, potrei mettere un bel "Ni".
Parliamo subito degli aspetti positivi, uno dei quali è senz'altro la presenza di Pierfrancesco Favino, che non si è limitato a ingrassare di una ventina di chili per girare il film, ma ha reso al meglio il protagonista. Mimmo è un gigante di pochissime parole, capace di estrema crudeltà fisica ma con il cuore di burro. E' costretto dallo zio (Ninetto Davoli) a riscuotere crediti con ogni mezzo, ma vorrebbe fare solo quello che è il suo vero lavoro: il capocantiere, il manovale, tanto capace da poter insegnare ad altri il mestiere.
Il regista ha lavorato ottimamente con gli attori, non solo con Favino ma anche con Claudio Gioè, e con la giovanissima Greta Scarano, così come con Adriano Giannini, il cugino Manuel, tanto logorroico e strafottente quanto Mimmo è silenzioso e servile.
La struttura del racconto è, purtroppo, abbastanza scontata, e dove vediamo un gigante dal cuore tenero, che deve consegnare una ragazzina nelle mani di un un depravato nullafacente, già sappiamo quale piega prenderà la storia. Questo uno dei limiti, la prevedibilità della vicenda e alcuni buchi nella sceneggiatura (perché non prendere subito i soldi? perché attendere alcuni giorni per rientrare nella casa che si sa presidiata?). E anche il finale, date le premesse, non può essere diverso.
Di positivo, oltre agli attori (a parte Ninetto Davoli, a mio parere fuori parte), l'ambientazione, la fotografia e la bella colonna sonora. Una ricerca "pasoliniana" (rieccoci) della spiaggia di Ostia e dei suoi abitanti, fra i quali la colf sudamericana di Mimmo: brava Iris Peynado, che si è lasciata invecchiare per il ruolo (assicuro, l'ho incrociata al Lido ed è ancora bellissima) di una donna determinata e, neppure tanto segretamente, innamorata di Mimmo.
E la fotografia, che ci rende i pensieri di Favino solo attraverso i suoi sguardi (non il sorriso che non appare mai), e la vulnerabilità che accomuna lui e la giovanissima Tania, nei pochi attimi di felicità al mare, sotto il sole.
Accattivante e particolare la colonna sonora: se con tutti questi elementi positivi si fosse lavorato sulla sceneggiatura, "asciugandola" da un eccesso di sentimentalismo, qua e là, nello stesso modo in cui ha lavorato Favino "scarnificando" il suo personaggio, certo avremmo avuto un ottimo film.
Nonostante tutto, essendo una fautrice del "Sosteniamo il cinema italiano quando merita", penso che il film valga la pena di un biglietto al cinema e....attendiamo Alhaique alla sua seconda prova!
Arduo confrontarsi con la vicenda umana, artistica e intellettuale di Pier Paolo Pasolini. Forse solo un regista italo-americano poteva mettersi alla prova, e solo un attore americano che vive in Italia da anni, come Dafoe, poteva calarsi in modo così "mimetico" nel personaggio Pasolini.
E pare di vedere sullo schermo proprio Pasolini muoversi nei suoi jeans attillati, con le camicie sgargianti, mentre parla (in inglese...) con i suoi interlocutori, quando incontra i suoi "ragazzi" o mentre gioca a pallone.
Almeno così sembra a me, che quando Pasolini morì ero bambina, e l'ho conosciuto solo attraverso i suoi libri, i suoi film e le interviste in tv.
E' riuscita l'impresa ad Abel Ferrara? Non completamente. Se davvero, come ha detto il regista in un'intervista, Dafoe ha recitato in inglese nei passaggi dove si sentiva meno sicuro in italiano (cioè durante quasi tutto il film, a parte qualche battuta in romanesco), perché anche gli attori italiani parlano inglese? Vada per l'intervista con Furio Colombo, che è bilingue, ma sentire Mastandrea parlare in inglese è lievemente straniante (e non per la pronuncia, quasi impeccabile).
E se la presenza di Ninetto Davoli nel film appare quasi doverosa, perché fargli impersonare proprio Eduardo De Filippo che, nei progetti di Pasolini, avrebbe dovuto essere attore in un suo film? E come mai Davoli parla in romanesco prima e poi alla fine in napoletano? Accanto a lui Scamarcio, che interpreta il giovane Ninetto Davoli, appare più credibile (ma parla in romanesco o in pugliese?).
Insomma questo pastrocchio linguistico non so se attribuirlo a una sciatteria, mascherata dalla genialità (presunta, effettiva?) di Abel Ferrara, o se sono errori che verranno poi recuperati nel doppiaggio. Per la cronaca, gli spettatori italiani, all'uscita del film nelle sale, sentiranno Pasolini parlare con la voce di Fabrizio Gifuni.
Abel Ferrara non aggiunge nulla di nuovo sulla morte di Pasolini, così come è pervenuta a noi nelle cronache giudiziarie. E non credo fosse nelle sue intenzioni farlo, nonostante alcune furbe dichiarazioni prima della presentazione del film al Festival di Venezia.
E nel complesso, stendendo un velo sugli errori linguistici e su alcune scelte attoriali poco convincenti, il film merita di essere visto. Soprattutto da chi ha amato e ama Pasolini, perché è lui che esce con forza dallo schermo, ancora così profondamente visionario e attuale insieme, cinico e spavaldo nelle interviste quanto profondamente fragile ed empatico nei rapporti umani.
E questo grazie a una interpretazione davvero straordinaria di Willem Dafoe.
...e poi c'è quella categoria di persone che, fortunate loro, non hanno mai letto un'inserzione né inviato un c.v. per cercare lavoro, né fatto colloqui, né tanto meno sono entrate in un'agenzia interinale o in un ufficio di collocamento. E nemmeno hanno un parente, un amico, un conoscente che abbia mai svolto un'azione di cui sopra. Fin qui non c'è niente di male, se non fosse che si ostinano a darti consigli su come cercare un impiego, costringendoti così a spiegare come funzionano, anzi non funzionano un'agenzia interinale o l'ufficio di collocamento. O che quando mandi dieci o cento c.v., rispondendo agli annunci di lavoro, nessuno ti scrive o ti telefona per ringraziarti o mandarti a quel paese, a meno che ti vogliano conoscere di persona.
E che se vuoi fare lo scrutatore o il presidente di seggio, durante le elezioni, è necessario essere iscritti a un albo e che no, non ci si può iscrivere agli albi due settimane prima delle elezioni, ma lo si può fare solo quando il Comune lo richiede.
Insomma cose abbastanza lapalissiane, per chi vive nel mondo reale.
Ma non per loro che, dopo le tue spiegazioni, continuano imperterrite a darti consigli su dove, come e quando cercare lavoro, con un sorrisetto sornione che maschera appena la commiserazione.
Perché, è ovvio, se non trovi lavoro forse è perché non sei tanto intelligente come credi.
Last but not least, alcune di queste persone si fanno anche pagare per elargire i loro preziosi consigli...
Lo spettacolo, andato in scena al Teatro Argentina il mese scorso, è stata in assoluto la prima trasposizione teatrale del romanzo omonimo di Witold Gombrovicz, autore polacco: una scelta coraggiosa. Luca Ronconi non ha infatti creato una sceneggiatura per il teatro, ma ha mantenuto la struttura del romanzo originale, e gli attori infatti spesso ripetono, come per spiegare, le loro battute, a volte in prima persona, a volte in terza persona, con soggetto il proprio personaggio o un altro; a volte, ancora, esprimono ad alta voce, ma in prima persona, i pensieri di un altro personaggio.
Una struttura narrativa complessa che, spiegata così, potrebbe far pensare a una eccessiva verbosità o prolissità dello spettacolo (che dura ben tre ore). Invece non vi è nulla di superfluo o ridondante. Lentamente l'evoluzione del rapporto fra i due protagonisti, Witold e Federico, avviluppa lo spettatore in una tela di ragno, lo incuriosisce fino ad attendere con loro il momento nel quale riusciranno a "catturare" le loro prede, i giovani ignari Enrichetta e Carlo.
Che cosa c'è di pornografico nel testo o nello spettacolo? Apparentemente nulla, ma è la pulsione dei due maturi protagonisti che, stanchi del loro rapporto, trovano nuova linfa osservando i due giovani, a diventare pornografica essa stessa. E dall'essere semplici "voyeur", in un crescendo di malcelata invidia per la giovinezza altrui e rabbia per la propria maturità (e vecchiaia incombente), i due uomini, non più contenti solo di osservare, vogliono che i due ragazzi si sentano attratti l'uno dall'altra.
Enrichetta è fidanzata con un giovane, la cui madre è "in odore di santità". Carlo vive fin da piccolo nella famiglia di Enrichetta come un fratello, ma i due si ignorano. Ma nulla può fermare Witold e Federico, ed ecco che, come in un teatro di burattini, i due riescono a muovere tutti i fili dei personaggi, in modo da ottenere l'effetto voluto. Non così facilmente come pensavano però, tanto che alla fine, per creare il legame fra i due ragazzi, arrivano a far compiere loro un omicidio gratuito. Solo a questo punto avverrà la catarsi di Federico (e l'orgasmo di Witold).
Ma questo romanzo pubblicato nel 1960 in Argentina, dove Gombrowicz viveva, e censurato in Polonia fino al 1986, è ancora attuale? Può suscitare interesse ed emozioni negli spettatori italiani di oggi? O abbiamo assistito alla messa in scena di un romanzo provocatorio, ma superato dai tempi?
Raramente ho visto un personaggio teatrale analizzare i propri e gli altrui sentimenti (e perversioni) così visceralmente e crudelmente, come un entomologo pazzo al microscopio. Così Witold ci porta a diventare tutti guardoni, mentre seguiamo gli stratagemmi suoi e di Federico, due uomini invecchiati che possono solo osservare, prima, la gioventù e la bellezza altrui (vorrebbero possederle entrambe, ma non possono), fino a sfruttarle e violentarle per provarne piacere.
Terrore della vecchiaia e della morte, rimpianto per la bellezza e la gioventù perdute, vuoto esistenziale, noia, disinteresse totale per gli accadimenti esterni della società (il romanzo è ambientato nella Polonia della Seconda Guerra Mondiale).
E ancora ricerca di un Qualcosa oltre i corpi e il sesso, dissacrazione iconoclasta dei dogmi cattolici, incarnati nel personaggio di Amelia, la madre "quasi santa" del fidanzato di Enrichetta, donna matura e ascetica, che viene scoperta a fare sesso con un giovanissimo e bellissimo ladro penetrato in casa.
Questi temi vi toccano? Allora lo spettacolo di Ronconi vi avrebbe appassionato, come ha appassionato me e molti altri spettatori, che hanno sopportato pazientemente la riparazione di un meccanismo di una quinta inceppata, nella bellissima scenografia "animata", dopo appena dieci minuti dall'inizio dello spettacolo.
E se pensate che sia una storia interessante ma assurda, quella di Witold e Federico, soffermatevi a osservare chi guarda molte trasmissioni televisive, dove i conduttori cercano di far fidanzare ragazze vistose con ragazzi ipertatuati, o donne mature con vecchi marpioni; o altre trasmissioni dove si manipolano imberbi ballerini e giovanissime cantanti che lottano con l'acne giovanile, in modo da farne dei divi (da una stagione). Pensate, pensate a cosa guardate e come guardate....
p.s. grazie per la pazienza nell'attesa agli affezionati lettori, purtroppo Roma (almeno per me) non è solo dolce vita, anzi non lo è quasi mai...
Questo post prende spunto da una breve riflessione di Gianfranco Cercone sul repertorio attuale del teatro italiano. Secondo Gianfranco i successi teatrali, nella stagione romana, sono soprattutto i "cavalli di battaglia" del nostro repertorio, come "La locandiera" con Nancy Brilli (ammetto, sono allergica al Goldoni fin dalla più tenera età, proprio a causa di una sovraesposizione a teatro di quel pezzo), o il "Rugantino", appena riproposto da Enrico Brignano (vivo a Roma da pochi anni, non ho mai visto l'opera dal vivo e....bé, pagare 80 euro per Brignano, che mi è anche simpatico, mi sono parsi eccessivi. In proporzione avrei dovuto pagare almeno 120 euro per lo spettacolo con Gabriele Lavia....).
Si domanda Gianfranco se il riproporre grandi successi, a scapito di novità, sia indice di una società teatrale "non sana" e di un pubblico abitudinario e conformista. Vorrei provare ad ampliare la riflessione sugli spettacoli in cartellone a Roma, anche di autori non italiani, a favore o meno della tesi sovraesposta ancora non so dirlo, riflettendo sui pochi (rispetto ai miei desideri) spettacoli che ho potuto vedere.
Per non annoiare i quattro o cinque lettori di questo blog, lo farò in un miniracconto a puntate. E partirò in senso anticronologico, vale a dire dall'ultimo spettacolo che ho visto settimana scorsa, "Pornografia" di Witold Gombrowicz, con la regia del maestro Luca Ronconi, in scena per pochi giorni al Teatro Argentina.
Commenti e suggerimenti da parte di chi legge sono, ovviamente, bene accetti.
Ogni volta che ti capita una tegola in testa o una bastonata sui denti, gli altri vedono che tu continui a stare in piedi, anzi riprovi a camminare: è ovvio che prima o poi va a finire che ti fanno la domanda e "si danno" la risposta da soli.
Hai perso di nuovo il lavoro? Un amico ti ha tradito o hai scoperto di essere cornuto? Si sono rotti contemporaneamente e definitivamente lavatrice, televisione e scooter? Hai sempre pagato le tasse e molto più dei tuoi ex capi, ma ti arrivano lo stesso le cartelle esattoriali di Equitalia? Hai fatto dieci esami diagnostici all'ospedale pagando da privato, perché altrimenti dovevi attendere un anno, e il tuo medico ancora non ha capito cosa c'è che non va? Il proprietario del piano di sopra ha deciso di restaurare tutto l'appartamento, ha eliminato le piastrelle del pavimento e sono tre mesi che lavora dalle otto di mattina alle otto di sera con il martello pneumatico e la mazza? La tua banca ti ha bloccato il conto corrente perché si sono persi, per l'ennesima volta, la tua firma su uno stupido documento?
Ma in fondo l'hai presa bene, no? Non stai soffrendo. E' solo questione di tempo e tutto andrà meglio. L'importante è avere un atteggiamento positivo.
E intanto sorridono, come per convincere se stessi prima di te. E allora fai sì con la testa, a denti stretti (arrivasse qualche altra bastonata nel frattempo). E' l'abitudine, sei una persona forte (anzi un superuomo), mica puoi cominciare adesso a dare capocciate nel muro per far capire quanto stai male...
Arriva il giorno in cui ti viene confermato, da un'altra persona che non ci guadagna nulla a dirtelo, che è meglio essere un buzzurro fancazzista, ignorante e cafone, ma con un padre dal cognome importante, piuttosto che una persona che si impegna con scrupolo e passione, che ha sempre voglia di imparare e non evita di svolgere compiti che potrebbe rifiutare, adducendo laurea, diplomi, anni di esperienza....Una persona che lavora a testa bassa e con il sorriso, ma con l'unico neo, come una ex-collega le ha fatto notare, di non avere uno sponsor politico alle spalle.
E così, rieccomi a voi, nel mio ruolo preferito della disoccupata in cerca di impiego. Ben ritrovati/e a tutt* .
Quando andavo alle elementari, nel lontano paleolitico, le gite scolastiche si facevano alla Minitalia e ci si divertiva un sacco a lanciarci i noccioli delle ciliege, durante il pranzo al ristorante. La generazione successiva cominciò ad andare in trasferta al Parco del Gran Paradiso, al Planetario, nei vari Musei milanesi. Devo aver perso qualche generazione di mezzo, purtroppo, visto che stamattina ho incontrato ben due spedizioni di primini con maestre allegate, voci squillanti e pass appesi al collo, che scendevano dai pullman per andare a vedere il Roma Fiction Fest. Non ci sono più le maestre di una volta...
Quiz della sera:
quando il committente di un lavoro, che hai svolto con passione, abnegazione e ottimi risultati, anziché congratularsi o quanto meno ringraziarti, sminuisce il tuo operato anche davanti ad estranei, insistendo su inezie quali virgole e virgolette, e/o facendo confronti con altri che avevano compiti più facili o diversi, lo fa perché sta cercando di:
a.se è il tuo capo, evitare di darti un aumento, o pagarti gli straordinari per quel lavoro, o lasciarti almeno un paio di ore libere in cambio, oppure tutte e tre le ipotesi;
b.se è una collega più anziana o più giovane o di grado appena superiore, criticare il modo in cui lavori per mettere in ombra te, perché sei davvero in gamba, perché invidia la tua competenza e la tua passione e teme, a torto o a ragione, di essere scavalcata o sostituita.
INSEGNANTE esperta filosofia estetica e storia cercasi con urgenza periodo estivo con inizio mese luglio per impartire lezioni a domicilio zona Cassia a laureando Facoltà Lingue possibilmente secondo programma di Università Sapienza.
Invio subito una mail: ho tutte le carte in regola, sono laureata in Filosofia con 110/110, ho preso 30 sia in estetica sia in filosofia teoretica (la più ostica), abito sulla Cassia...e in agosto starò al chiodo.
Il giorno successivo ricevo una telefonata, ma non sento suonare il cellulare. Richiamo più tardi e mi risponde una voce maschile (l'indirizzo mail era intestato a una donna).
- Buongiorno, mi chiamo Raffaella, sì sono io che ho risposto all'annuncio su Porta Portese.
- Buongiorno, parlo io perché mia moglie ha problemi con la voce (??). Allora noi cerchiamo un'insegnante esperta, laureata in filosofia, per nostro figlio. Sa...lui è laureando in Lingue, è fuori corso, ma gli mancano ancora due esami di filosofia e di estetica.
- Bene, io sono laureata in filosofia e ho preso il massimo dei voti in entrambi gli esami...
- Però ci serve un'insegnante esperta, perché nostro figlio è bravo, ma preferisce le materie nozionistiche, con le date, i nomi (?!?) capisce...invece filosofia, per quello che so io...
- Certo capisco, (ripenso al mio diploma di liceo linguistico, al Certificate of Proficiency e a tutti i corsi di inglese che ho seguito, così aridi, pieni di date ecc ecc) in effetti filosofia è più....discorsiva (!). Comunque non si preoccupi...
- Guardi che ci serve una persona esperta, lei è esperta? Perché sarebbe un bel problema per noi se lui non passasse questi esami, anche perché li ha già provati e...
- Sì, ho insegnato sia ai ragazzi sia alle persone adulte, l'ho scritto nella mia mail, e sono laureata in filosofia alla Cattolica di Milano
- Alla Cattolica di Milano?? E come mai??
- (esitazione, potrei rispondere con supponenza che la Cattolica è piena di studenti romani, che la Sapienza non è il Sancta Sanctorum della... sapienza, invece me ne esco con un pericoloso:) Perché sono di Milano!
(bugia, sono solo nata a Milano, ma se dico che sono di Como, in via di presentazione, l'interlocutore appena conosciuto, di solito, strabuzza gli occhi e pensa a luoghi esotici e abitudini oscure che nemmeno la Finlandia...).
- Ah, lei è di Milano? E come mai è a Roma?? (tono aggressivo oltre che inquisitorio)
- (la mia natura polemica mi spingerebbe a rispondere: fatti i caxxi tuoi, ma rispondo, barando di nuovo:) Guardi sono a Roma perché ho trovato lavoro qui (sussulto) e poi cosa c'è che non va??
- Niente, (risatina sarcastica) è che ai milanesi non piace Roma, lo sanno tutti!!
(Forse proprio perché a molti milanesi, dotati di maggior amor proprio e minore pazienza della sottoscritta, certe domande ripetute e invasive, seguite magari da "e quando te ne vai", fanno girare un momentino, ma solo un momentino, quelle cose giù in basso) - (quasi esausta) E poi mio marito è di Roma (mezza verità, ma con questa battuta penso di aver tagliato la testa al topo, come diceva la mia insegnante di inglese al liceo). - Ah ma quindi lei è sposata? E quanti anni ha? ...
(Ma cerchi un'insegnante per tuo figlio o una fidanzata? O hai paura che lo porti, io perfida milanese, sulle strade della perdizione??)
- Guardi, ho già compiuto i quarant'anni, le va bene? (Le serve il mio certificato penale o vuole anche le mie radiografie dentali?) - Ah meglio così, e senta lei ha scritto che vive sulla Cassia, perché noi abitiamo al nr. xx..
- Io sto al numero yy, praticamente suo figlio (lo scemo) può anche venire a piedi..
- Ah non so dove sta questo numero... Però lei questi esami, insomma è esperta? E poi è libera nel mese di agosto? Perché nostro figlio adesso va in vacanza, ma poi deve fare questi esami a settembre.
- Sì, sono a casa (porcamiseria a me!!), facciamo che suo figlio mi telefona (se è capace), e mi dice quali sono i testi che deve preparare, così capisco il tempo che ci vuole...(ovviamente il signore odio-i-milanesi nemmeno menziona l'argomento costo delle lezioni, perché, si sa, noi milanesi siamo già così coglioni, che quando poi ci trasferiamo a Roma ci piace lavorare gratis...).
- Ah si, la faccio chiamare da mio figlio, così lui le spiega, sa sono due esami di filosofia, in tutto quattro libri, ma lui non fa filosofia ma lingue. Poi magari ci incontriamo prima e....
- Sì va benissimo, aspetto la telefonata di suo figlio!! Buongiorno!!! (mavaffanculo liberatorio)
La spider
procede a strappi, irrequieta, distratta. Ultimi lampi d’estate fendono a
tratti il Castello Sforzesco. D’improvviso l’auto si impenna, svolta a destra e
scalpita, poi a sinistra. Antonio ora è costretto a rientrare dall’altrove,
perso, svanito, in ritardo. Appuntamento sfumato, indirizzo sbagliato, città
ancora in vacanza, cuore senza locazione.
Rallenta,
accosta, approda al marciapiede. Antonio guarda oltre il finestrino abbassato,
la capote aperta, l’autunno non vuole arrivare, la camicia con le maniche
arrotolate. Un bar aperto, non può che essere aperto, è l’ora dell’aperitivo, per accogliere i mariti soli, tornati dal mare, le magliette
estive, senza giacca, stanchi di mostrare l’abbronzatura, la pelle avvizzita dal sole; le mogli ancora in vacanza con i bambini, e i mariti soli, per cena, alla trattoria vicino casa.
E’ quasi finito
il mese, vorrei infilare la giacca, mettermi la cravatta, chiudere la capote
perché piove, pensa Antonio. Invece scendo, maniche arrotolate, mi avvio
lentamente, mestamente, senza motivo, verso il bar degli uomini soli, per l’aperitivo. Dalla porta a
vetri di un negozio più avanti, una ragazza esce, assorta, sicura, la borsa scura, la tracolla appoggiata alla spalla, l'impermeabile, scarpe
basse, comode, da pioggia.
Che strano,
osserva Antonio, l’autunno per quella ragazza è già arrivato, cammina decisa,
ha progetti, impegni, acquisti da fare. E poi assomiglia a Lucia, se Lucia
fosse meno giovane, lontana, fuggita. Ma non può essere lei, pare dire una treccia nera,
lunga, lucida, mentre ondeggia sull’impermeabile.
E allora se non
può essere Lucia…..la rincorre, le passa avanti, la ferma per un braccio, perché le mani magre, pallide, sono strette attorno a un sacchetto bianco. La ragazza
guarda in volto Antonio, cosa vuole quest’uomo da me, non lo conosco, ho da
fare, devo andare. Poi vede gli occhi, ricorda, è sorpresa, quasi si scusa. Antonio le
stringe ancora il braccio, è l’ora dell’aperitivo, è settembre inoltrato, solo gli
uomini girano soli per Milano, non hanno nulla da fare, alla trattoria sotto casa è presto per cenare.Non può essere
Lucia. Per questo la invita a bere un aperitivo, se non ha tempo anche un caffè;
non è ancora troppo tardi per un caffè prima di cenare.
Ma lei ha un
appuntamento, prosegue per la sua strada, la mano di lui ancora stretta attorno
al gomito, lui dietro, insiste, persiste, perde la pazienza. Solo Lucia può
trattarlo così male. Intanto la treccia nera, lunga, lucida, si scuote ad ogni
passo, scandisce: non sono Lucia, ho fretta, devo andare, non ho tempo per un aperitivo, non ti conosco, Antonio.
L’aperitivo si
beve d’estate, le sere ancora chiare, gli abiti scollati, i sandali senza
calze, i capelli appena lavati, lasciati asciugare all'aria. Perché d’estate, a
Milano, l’aria è profumata, le mogli e i bambini non sono ancora tornati, magliette colorate, le auto rombanti lontane, i negozi dalle saracinesche
abbassate. E i sandali senza calze, i tacchi alti affondano nel marciapiede, l’asfalto
bollente, la voglia di immergersi in una coppa di gelato alla frutta, la panna
morbida, fredda, anestetizza la lingua.
Ma le
saracinesche abbassate, la cremeria chiusa, i tacchi affondano, il sudore
scivola lungo la schiena, gli abiti smanicati, i capelli oramai asciugati, per
fortuna c’è un tabacchino sempre aperto. Un tabacchino aperto anche ad agosto, dove vendono il cremino, il bastoncino
incollato alla carta, umida fra le dita, correndo verso l’ombra, le ascelle
bagnate, le gambe senza calze, abbronzate.
Questa è l’estate.
Tempo di gelato, di corse con i capelli bagnati, di mogli lontane, di gambe nude, abbronzate, di
storie sbagliate. Tempo di scherzi infantili, di giochi stupidi, di risate azzardate.
Ora la treccia
nera, lunga, lucida, della ragazza che non è Lucia, si ferma. Guardati attorno,
gli dice. Il tramonto sta per arrivare, tiepido, stanco, quasi a sussurrare: non
è più estate.
I lampioni si
accendono, l’asfalto si è raffreddato, l’aria sa di rimpianto, di ritorno, di
storie cancellate. A breve torneranno le mogli con i bambini, in auto chiuse staranno
i mariti, le camicie abbottonate, le giacche stirate. Sfileranno ancora i
grembiuli di scuola, frusceranno i fiocchi inamidati, i bidelli agli ingressi
parati, le saracinesche tutte alzate.
Ecco perché non
ti conosco, Antonio, devo andare, ho da fare. Anche per me è finito il tempo di giocare.
Ma Antonio non
sente, non vuole, non la lascia andare. Non è un grande sforzo, il tempo di un
caffè, un pomeriggio di settembre inoltrato, è ancora troppo presto per cenare. La
voce irrequieta si scalda, s’impenna, comincia
a gridare.
Se almeno fosse
Lucia, la potrebbe stringere, costringere, rimproverare. Nemmeno si accorge che
i mariti soli, silenziosi, lenti, escono dal bar dell’aperitivo per andare a
cenare.
E senza
pensarci, alza le mani, vorrebbe sciogliere la treccia nera, lunga, lucida,
vorrebbe baciare i capelli bagnati, le gambe nude, abbronzate, i vestiti
sbracciati. Vorrebbe sentire echeggiare i giochi stupidi, le risate azzardate,
vorrebbe indietro le storie sbagliate.
Gli occhi della
ragazza si accendono dalla paura, dalle dita scivolano via il sacchetto,
l’impegno, le cose da fare. E insieme rotolano sul marciapiede, l’asfalto raffreddato,
il lampione illuminato, un settembre inoltrato.
Antonio ha un
sussulto, si calma, preme le mani sull’impermeabile aperto, sente il ventre, rotondo, scruta il viso spaventato. Distoglie lo sguardo, ha pena,
vergogna, vorrebbe scappare. Vicino, per terra, il sacchetto finisce di
rotolare, una scarpetta piccina, timida, rosa, scivola fuori e si lascia guardare.
Qualche tempo fa, ad una riunione di amiche che non incontravo da almeno vent'anni, mi ritrovo a chiacchierare con lei, la manager di successo, la ragazza più corteggiata di tutto il liceo, la stessa che in prima aveva già una lista di ex più lunga di quella che io ho adesso.
E allora, le chiedo, hai votato per quella persona che ti avevo segnalato nella mia mail?
No, mi risponde lei, perché sarebbe stato un voto inutile. Ho preferito votare per XY del PD. A stento trattengo una risata: tu hai votato per quella scamorza? Non mi sembri il tipo.
Certo, mi dice lei, lo so che non vale nulla, ma era l'unica alternativa a Berlusconi. E poi aggiunge, guardandomi di sottecchi, con un sorrisetto fra il malizioso e lo strafottente (lo stesso di vent'anni prima), e Berlusconi è la rovina dell'Italia.
Bello sentirselo dire da una dirigente che ha fatto tutta la sua carriera, subito dopo la laurea alla Bocconi, proprio nelle aziende del cavaliere.
D'altra parte mica è colpa sua, della mia amica intendo, se in Italia c'è chi può permettersi di sputare nel piatto d'argento dove mangia, e chi invece non ha nulla da mettersi nel piatto, e gli sputi li prende in faccia tutti i giorni.
Chissà cosa avrà pensato oggi, la mia amica, alla notizia della sentenza di condanna del suo capo. Immagino solo il suo solito sorrisetto di compatimento, quello che si rivolge ad una povera sfigata (come la sottoscritta). La frase di circostanza poco importa, l'avrà trovata in qualche libro, di quelli che al liceo odiava leggere.
Fra tutti i social network, Linkedin dovrebbe offrire la possibilità di allacciare rapporti con persone che si conoscono, direttamente o indirettamente, per eventuali sviluppi lavorativi.
Insomma un sito "serio", magari non utile davvero a trovare un impiego, ma esente da perdite di tempo e cazzeggi inutili.
Compaiono, invece, anche richieste di "entra in contatto con me" da parte di persone che:
a) ritenenevi amiche e per questo avevi rintracciato su Facebook, dopo anni in cui vi eravate persi di vista. Le persone suddette, pur accettando la tua amicizia su FB, non hanno poi mai scritto una riga per chiederti dove cavolo tu fossi finito, o cosa stessi facendo, insomma nemmeno un briciolo di finta curiosità per la tua esistenza in vita. Dopo vari mesi di silenzio, avevi deciso di cancellare tale persona/e dagli amici "per vedere l'effetto che fa". Silenzio tombale, nemmeno una richiesta del perché della cancellazione. Ergo sarebbe stato meglio non perdere tempo a ricercarli nel web: credevi fosse un'amica/o, invece era un calesse. A questo punto, però, dato che la mente umana è insondabile, la stessa persona che tu hai cancellato da FB, ti chiede di entrare in contatto con te su Linkedin, nonostante il suo lavoro non abbia nulla a che fare con quello che tu stai facendo/hai fatto/farai. Insomma non gliene frega niente se sei vivo, a Roma, Londra o su FB, ma vuole aggiungerti ai suoi contatti Linkedin. Così, tanto per fare numero.
b) persone di cui ignoravi l'esistenza, e che non hanno e non avranno mai alcun tipo di rapporto o di interesse lavorativo in comune con te, ma che ti chiedono di entrare in contatto con te. Anche loro probabilmente così, tanto per fare numero.
c) persone con le quali eri in contatto in una vita precedente, parenti di ex mariti/mogli, ex colleghi di lavoro, ex vicini di casa ecc, che non hanno mai manifestato il minimo interesse per te dopo il licenziamento, divorzio, trasferimento in capo al mondo. Nemmeno un sms o una mail per anni. E improvvisamente ricompaiono, dall'altra parte del mondo, senza alcun motivo di carattere lavorativo, e chiedono di entrare in contatto con te su Linkedin. Vogliono sapere forse se stai lavorando o sei alla canna del gas, sei hai superato il trauma del licenziamento/separazione/trasloco, se vivi in una camera in affitto o in una villa con piscina, o magari se chiederai gli alimenti o stai per fare causa all'ex-datore del lavoro.
Questa terza categoria è la peggiore: non c'è alcuna sciatteria nella loro richiesta di contatto, ma una precisa strategia di indagine investigativa. Alla quale io rispondo rinviando al mittente la richiesta di contatto, precisando che non conosco la/e persona/e.
Conclusione, anche su Linkedin certe persone postano la loro foto migliore, che corrisponde al loro stesso fondoschiena...
Dopo esattamente nove mesi di ricerca per un posto di lavoro, decine e decine di cv inviati (per le posizioni più diverse, dall'assistente di direzione alla receptionist passando all'insegnante e alla commessa con conoscenza inglese),
risultato a) un colloquio lo scorso settembre per un posto interessante, ma impossibile per me da raggiungere (lo stipendio? Non si sa. La durata del contratto? Nemmeno);
risultato b) un colloquio, un mese fa, presso una società specializzata in ricerca assistenti di direzione, P.A. e affini. Previo test online prima di lingua inglese (durata circa un'ora e mezza, che nemmeno il Proficiency dell'Università di Cambridge!), poi un test di due ore sulla conoscenza programmi pc (forse qualche ingegnere informatico sarebbe potuto arrivare all'ultimo livello), e infine test psicoattitudinale (per un posto di segretaria di direzione, mica per astronauta). Consegnato esito scritto dei test in sede di colloquio: punteggi altissimi in tutti i campi attitudinali (sono troppo brava, dovrei rilegarlo e metterlo a fianco della tesi), attesa del colloquio con l'azienda interessata. Risultato: non avevano tempo di vedermi, hanno scelto qualcun altra.
Ieri, in fase di cazzeggio fra il depresso e l'irritato, fra i vari siti web di ricerca lavoro a cui sono iscritta, trovo un'offerta di un'azienda di Milano. Non cercano una segretaria né una receptionist, qualcosa di molto più interessante (lo stipendio non si sa), ma la posizione l'ho già ricoperta qui a Roma. Quasi per scherzo clicco e invio la mia candidatura, senza nemmeno la lettera di presentazione (ormai, vado sul chissenefrega).
Oggi pomeriggio mi chiamano da quell'azienda e mi chiedono se sono disponibile a fare un colloquio e, nel caso fossi scelta, ad iniziare a lavorare da luglio. Mi viene da ridere, e chiedo se hanno letto che vivo a Roma, e la risposta è "sì certo". Dico che per il colloquio non c'è problema, basta saperlo in anticipo qualche giorno prima. E poi riattacco. E mi viene da ridere per la seconda volta....
La mia amica Marta mi racconta che, seguendo le puntate di "In treatment" su Sky, ha capito sé stessa molto di più che negli incontri con la psicologa della ASL. Le chiedo se non sarà una certa sua passione per l'attore Castellitto a farle credere questo, insomma, sempre di una serie tv si tratta. Lei insiste che come spiega Castellitto i problemi genitori-figli, il senso di inadeguatezza, la paura di vivere e via discorrendo, nemmeno il suo psicoterapeuta preferito di anni fa. Ah, vedi dunque che avevi anche tu un bravo psicanalista, la incalzo, e come facevi a pagarlo con le tariffe che hanno? No, mi spiega, era uno psichiatra della ASL con il quale seguivo una terapia di gruppo e quindi non pagavo nulla, e lui era talmente intuitivo che dal primo incontro ha capito moltissimo di me. E poi che è succcesso, le domando, visto che è così in gamba? Perché adesso vai da una psicologa? Mi spiega, con una certa riluttanza, che lo psichiatra- psicanalista era malato, ma non lo aveva raccontato nemmeno ai colleghi, quindi è morto improvvisamente tre anni fa.
Dato che Marta non è certo una paziente grave, ci erano voluti mesi prima che alla ASL trovassero la disponibilità di un altro medico per lei. In seguito la sostituta, una psichiatra, alla prima visita aveva subito deciso di darle un farmaco antidepressivo (e Marta di farmaci non ne prendeva). Questo farmaco, però, a Marta aveva gravemente peggiorato la vita in pochi giorni, creando insonnia e aggressività, e lei, non riuscendo a contattare la psichiatra, aveva deciso di interromperlo. La psichiatra, alla seconda visita, si era oltremodo offesa per la decisione avventata e senza previa consultazione, e le aveva comunicato che aveva in carico casi ben più gravi e non aveva tempo per seguirla.
A questo punto era seguita un'attesa di altri mesi per trovare una nuova disponibilità di un altro medico della ASL, ma si sa, i soldi per la sanità nella Regione Lazio mancano, si smantellano le ASL e i CSM (che non sono gli organi della Magistratura, ma i Centri di Salute Mentale), quindi Marta aveva pazientato.
E quindi, le chiedo, ora finalmente hai una persona che ti segue. Veramente avevo una psicologa, con la quale mi trovavo anche bene, anche se era disponibile solo un'ora ogni due mesi circa, e alle otto del mattino, prima che io andassi in ufficio. E quindi, Marta? E' passato circa un anno, mi dice, ma la psicologa mi ha detto che non vedeva alcun miglioramento in me, e comunque alla ASL c'erano pazienti più gravi che lei doveva seguire. Quindi mi ha scaricato anche lei.
E meno male che Marta si può ancora permettere l'abbonamento a Sky, ma quando non potrà più farlo, che succederà?
Ad un appassionato di cinema bastano pochi secondi per comprendere che oggi Google celebra Saul Bass. Per chi è più giovane o meno attento un consiglio: cercate su Internet chi era Saul Bass, e scoprirete non solo che, inventando degli straordinari titoli di testa per film, è riuscito a creare un'opera d'arte nell'opera d'arte, ma anche come la sua genialità ha poi influenzato molti maestri del cinema.
Mollemente drappeggiato sopra un divano di una della sue ville, il cavaliere ci dice che "...è cosa buona e giusta eliminare l'Imu dalla prima casa degli italiani", quindi anche dalla sua, o dalle sue prime case, (perché se uno è l'Unto del Signore, mica avrà solo una prima casa...).
Ma non era stato proprio lui, il cavaliere da Arcore, che in campagna elettorale aveva dichiarato che non solo l'Imu andava abolita, ma si doveva restituire agli italiani quella già versata "....altrimenti mi impegno a farlo io.. e di tasca mia".
Forza cavaliere: mano, anzi, penna al libretto degli assegni e tutti in fila con il proprio numeretto, come al supermercato.
E dopo le interviste ai vicini di casa di Enrico Letta, al barista che gli prepara la colazione a Testaccio, al proprietario della pizzeria preferita, all'edicolante e al tabaccaio (dove non compra le sigarette, ma i biglietti per l'autobus, s'intende), aspettiamo con ansia le rivelazioni della sua maestra d'asilo e della prima fidanzatina alle elementari.