martedì 25 settembre 2018

" Una morte perfetta " di Angela Marsons, niente è come sembra anche per Kim Stone.






L’ambientazione scelta da Angela Marsons per il suo nuovo romanzo “ Una morte perfetta ”, quarto thriller con protagonista Kim Stone, non è certo delle più gradevoli. Ci troviamo al laboratorio di Westerly, sempre nella Black Country, dove si studiano all’aperto i cadaveri in decomposizione.

Ma dai cadaveri come oggetto di studio scientifico, si passa ben presto al cadavere di una giovane donna, che è stato abbandonato proprio in quel luogo, nonostante sia molto sorvegliato giorno e notte. Subito dopo un’altra giovane vittima viene ritrovata sul posto, ma stavolta si riesce a strapparla alla morte letteralmente per i capelli. Quando la ragazza si risveglierà in ospedale, non ricorderà nulla dell’accaduto e della sua vita precedente.

Sembra davvero un caso senza uscita: se si tratta di un serial killer, perché la scelta di abbandonare le vittime proprio in quel luogo, rischiando di essere scoperto e arrestato? E quale potrebbe essere il legame fra l’assassino e le sue vittime, e fra le stesse ragazze, che sembrano non avere niente in comune?

Kim Stone, ormai la conosciamo, non si perde d’animo. Al contrario si fa quasi suggestionare da Tracy Frost, la cronista di nera che le sta sempre con il fiato sul collo, fino a riaprire in contemporanea un cold case riguardante il cadavere di un uomo sconosciuto. A dire la verità il ruolo della giornalista non si limita, come nei romanzi precedenti, a quello della guastafeste che rischia di mandare all’aria le indagini delicatissime, e pericolose insieme, di Kim Stone. La quale ha, giustamente, una grande antipatia per Tracy, in parte per il suo insidioso impicciarsi nel suo lavoro, in parte per il suo modo di vestirsi e atteggiarsi.

Due primedonne dal carattere ostico, che hanno già fatto scintille a ogni contatto nei thriller di Angela Marsons. Ma allora perché stavolta Kim Stone, già indaffarata a risolvere il caso del serial killer, si lascia convincere a riaprire un caso che non dipende nemmeno dalla sua squadra? Forse perché il suo intuito le suggerisce che la Frost stavolta ha visto giusto. O forse perché, senza saperlo, le due donne hanno molto più in comune di quanto possano immaginare.

E improvvisamente Tracy Frost si trasforma, da giornalista invadente, a probabile vittima del serial killer su cui sta indagando Kim Stone. La detective dovrà, suo malgrado, lottare contro il tempo per salvare proprio Tracy Frost, e scoprirà durante le indagini qual è il segreto, anzi quali sono i segreti che la giornalista custodisce gelosamente.

Angela Marsons anche in questo romanzo ci tiene con il fiato sospeso fino all’ultimo, e i capovolgimenti di scena sono parecchi: niente è come sembra. Nello stesso tempo l’analisi psicologica dei vari personaggi è come sempre straordinaria, e i flash back nel passato delle due protagoniste non allentano la tensione, anzi la rendono più viscerale. Un ottimo, imperdibile, bestseller per tutti gli appassionati di thriller (e di Kim Stone) come la sottoscritta.



" Una morte perfetta " di Angela Marsons, edizioni Newton Compton, è un avvincente thriller di 380 pagine che leggerete in un soffio, disponibile sia in ebook sia in versione cartacea.





mercoledì 19 settembre 2018

" L'uomo sbagliato " di Salvo Toscano, e di quando in carcere finisce un innocente.







“ L’uomo sbagliato ” di Salvo Toscano è una nuova indagine affidata ai due fratelli Corsaro, l’avvocato Roberto e il giornalista Fabrizio. La coppia di protagonisti funziona bene nella narrazione: Roberto, più malinconico e riflessivo, nonostante la moglie e i figli che adora, mentre Fabrizio è un uomo che si definirebbe in siciliano “un fimminaro”, anche se a volte scivola nella depressione. E parlo di siciliano perché le vicende che narra Salvo Toscano sono ambientate a Palermo e dintorni, a riprova che il giallo siciliano gode di grande attrattiva (e successo di pubblico), in Italia e all’estero, dove i romanzi dello scrittore sono già stati tradotti.

In questo romanzo è il figlio di un ergastolano, Cosimo Pandolfo, a rivolgersi ai due fratelli per ottenere giustizia. E’ convinto che il padre, incarcerato quando lui era solo un bambino, sia innocente: non fu lui a uccidere il vicino di casa. Il colpevole, o presunto innocente, è comunque una persona assai sgradevole al di là del crimine per cui è stato condannato: alcolizzato, picchiava e maltrattava la moglie. 

Ma per questo motivo è giusto che sia condannato all’ergastolo mentre il vero colpevole è forse in circolazione? Fabrizio si sente toccato dalla vicenda, non solo come giornalista, ma perché anche lui in passato è stato ingiustamente accusato di omicidio. E se non fosse stato per il fratello avvocato, magari sarebbe stato condannato e incarcerato a vita...

I due Corsaro, indagando in modo parallelo, cominciano a credere che il figlio di Pandolfo sia nel giusto. La testimonianza di una donna in punto di morte costituisce la svolta nelle loro indagini, che però diventano sempre più complesse e pericolose. Infatti i due fratelli rischiano la loro incolumità e quella dei loro cari, perché il delitto porta a retroscena assai bui e complessi, che toccano soldati mercenari, missioni in Iraq, prostituzione minorile.

Salvo Toscano mette molta carne al fuoco in questo thriller, ma riesce a dosare il materiale con la sottile ironica malinconia che pervade i due protagonisti. Si comprende che Fabrizio (e penso anche l’autore) ha in antipatia la Juve e i suoi tifosi, grazie a un paio di sue frasi sibilline durante una sua trasferta a Genova per incontrare una collega giornalista, che l’aiuta nelle indagini. Ma lo perdono perché il giallo è brillante e si legge con piacere, la suspense è sempre elevata e si prova simpatia per i due fratelli e per gli altri personaggi che entrano nella vicenda.




" L'uomo sbagliato " di Salvo Toscano edizioni Newton Compton, 286 pagine per un romanzo giallo disponibile in cartaceo e in ebook. 


Recensione scritta originariamente per MilanoNera, la potete leggere sul sito cliccando qui




lunedì 27 agosto 2018

"Una casa troppo tranquilla" di Jane Schemilt, e una storia d'amore che non porta redenzione.







" Una casa troppo tranquilla ", il nuovo romanzo di Jane Schemilt, è nel solco del thriller psicologico e dell’ambiente medico a cui ci ha abituato con i libri precedenti. Quando scrivo thriller psicologico non intendo dire che non ci siano delitti e colpevoli in questo libro, ma la bravura dell’autrice è nel farci arrivare alla comprensione del crimine analizzando i personaggi in modo quasi chirurgico, e d’altra parte la Schemilt, oltre a essere scrittrice, è anche un neurochirurgo.

I protagonisti del romanzo sono Beth, una giovane infermiera che ha vissuto un’infanzia disastrosa a causa dei genitori alcolisti, e Albie, un brillante ma troppo timido chirurgo che non si è mai sentito apprezzato dalla sua famiglia di origine e dai suoi colleghi. I due s’innamorano e, apparentemente, sembrano la coppia perfetta dove l’uno supporta l’altro nei suoi obbiettivi.

Si prova simpatia per queste due persone, soprattutto per Beth, che dopo la morte dei genitori ha lottato per formarsi una vita ma ha conosciuto un uomo maturo che le ha letteralmente rubato il futuro. E anche Albie è il classico esempio dello studente secchione che, diventato un promettente neurochirurgo, è comunque sempre pieno di dubbi sulle sue capacità e quindi si sobbarca anche il lavoro dei colleghi meno scrupolosi, non tanto per fare carriera ma perché è abituato a ricercare la perfezione in tutto.

SPOILER: non leggete questo romanzo se siete particolarmente sensibili alle sofferenze provocate dalle ricerche scientifiche sulle cavie. Non ci sono moltissime descrizioni di questo genere nel romanzo, ma sono minuziose allo scopo di mostrarci la puntigliosità del carattere di Albie, che ha il doppio lavoro di ricercatore sui tumori infantili e di chirurgo.

Jane Shemilt è particolarmente brava non solo a creare un vortice di situazioni in cui sarete assorbiti, fino a farvi arrivare al più presto in fondo al libro per comprendere, ma soprattutto è abile nel mostrarci la “banalità del male”.  Fin dall’inizio facciamo il tifo per Beth e Albie, ci sembra che il loro incontro possa ricucire le profonde ferite nell’animo di Beth e, nello stesso tempo, dare ad Albie la spinta giusta per raggiungere i riconoscimenti scientifici e medici che si merita. 

E invece il passato di Beth non può essere dimenticato, anche perché fa parte del presente e del futuro della vita professionale di Albie. Esistono veramente le persone cattive o cattivi si diventa a seguito di dolore, meschinità, sofferenze sopportate invano? Ci si può vendicare per qualcosa che ci è stato tolto per sempre? L’autrice sembra raccontarci che a ciascuno di noi, se troppo e troppo a lungo feriti, può capitare di perdere le basi della convivenza fra esseri umani.

Da parte mia posso dire che Jane Schlemilt è riuscita a farmi immedesimare in entrambi i personaggi della coppia. E farmi arrivare alle ultime pagine del libro con la segreta speranza che tutto si risolvesse al meglio per loro. Un thriller sorprendente, che vi farà riflettere su quanti e quali sono i valori di cui potremmo fare a meno per raggiungere i nostri obiettivi. E lo spostamento delle azioni drammatiche dal paesaggio metropolitano di Londra a quello selvaggio di una sperduta isola scozzese è sicuramente una scelta indovinata dell’autrice. Mi ha fatto subito venire voglia di tornare in Scozia, dove sono già stata più di una volta, nonostante la crudeltà delle vicende narrate.


" Una casa troppo tranquilla " di Jane Schemilt, (ma il titolo originale è assai più adatto e suggestivo "How far we fall"), è ben tradotto da L. Rodinò, è lungo 336 pagine che leggerete d'un fiato e lo potete acquistare sia nella versione ebook sia nella versione cartacea.



Recensione scritta originariamente per il sito di MilanoNera: la potete leggere anche  qui








venerdì 13 luglio 2018

" Sabbia nera " di Cristina Cassar Scalia, una pioggia di cenere sopra un giallo che è anche un cold-case.






“ Sabbia nera “ di Cristina Cassar Scalia, medico chirurgo catanese, ha numerosi elementi di interesse. In primo luogo si tratta di un giallo che racconta un cosiddetto “cold case”: la vittima, infatti, è stata uccisa ben cinquant’anni anni prima del fortuito ritrovamento della suo cadavere, ormai imbalsamato. Poi c’è l’ambientazione: la città di Catania che ci descrive Cristina Cassar Scalia è molto suggestiva e non teme il confronto con Palermo.

Infine la protagonista, il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina. Una poliziotta quasi quarantenne, determinata, anche un pochino scontrosa come Rocco Schiavone e Salvo Montalbano, soprattutto nei rapporti con i suoi colleghi e sottoposti.  Vanina è però anche una donna affascinante e intuitiva, come altre figure di detective femminili italiane create negli ultimi anni e che piacciono molto ai lettori (e alle lettrici).

Il vicequestore Guarrasi ha un passato famigliare e sentimentale doloroso, che l’ha fatta partire dalla natia Palermo per approdare a Milano, e poi ritornare sull’isola a Catania. Questo passato lo scopriamo lentamente, mentre lei affronta le indagini in una città che non è la sua, ma a cui si è già affezionata, nonostante la cenere lavica, la sabbia nera del titolo, sparsa dall’Etna ovunque.E anche noi ci affezioniamo presto a Vanina Guarrasi, una donna che si porta cucita addosso una corazza di durezza per nascondere le ferite ancora aperte nel suo animo.

Il romanzo ha un bel ritmo e uno stile accattivante, e a me è piaciuto molto anche il divagare fra i piatti tipici e i modi di dire catanesi. L’indagine si scoprirà presto non essere facile, e Vanina dovrà scavare tra vecchie storie famigliari di Catania e istituzioni ormai abolite come le case chiuse.

Ma la matassa verrà sciolta da Vanina, grazie all’aiuto della sua eterogenea squadra di poliziotti, fra i quali la bellissima e nordica Marta Bonazzoli, e al provvidenziale aiuto del simpatico  e ottuagenario ex-commissario Patanè. Personaggi che l’autrice ha saputo ben disegnare non solo in funzione dell’indagine ma anche per meglio definire il carattere della protagonista.

Riesco a prevedere, con una certa sicurezza, ulteriori avventure del vicequestore Giovanna Guarrasi, anzi me la immagino già protagonista di una bella serie TV. Se leggerete “Sabbia nera” potremo immaginare insieme quale attrice potrebbe impersonarla al meglio.




" Sabbia nera " di Cristina Cassar Scalia è stato appena pubblicato da Einaudi Stile Libero e lo potete trovare sia nella versone cartacea sia in e-book.


Recensione scritta originariamente per il sito di MilanoNera: lo potete leggere anche qui







domenica 10 giugno 2018

" La borsa " di Solène Bakowski, un romanzo noir spiazzante.








E’ difficile classificare “ La borsa ”, originale romanzo di Solène Bakowki pubblicato da Edizioni Le Assassine, casa editrice nata da poco a Milano. Non è un giallo né un thriller, forse potremmo definirlo un noir dai tratti gotici. E’ ambientato nella Parigi dei giorni nostri, ma potrebbe essere in un’epoca altra. La protagonista, Anna-Marie Caravelle, più che un’eroina è una vittima che poi diventa carnefice. Ma come potrebbe essere altrimenti? Il padre si è ucciso, prima della sua nascita, e la madre ha rifiutato Anna-Marie prima ancora che nascesse, come se fosse lei la responsabile della morte dell’uomo.

Già queste prime righe ci fanno pensare a un dramma stile “ I miserabili ”, con una bambina che deve lottare contro il mondo intero per la sua sopravvivenza. Ma la vita di Anna-Marie ha un andamento grottesco che sfiora il grand-guignol: allevata da una donna vedova, che l’ha strappata alla madre ormai impazzita, vive da reclusa i primi anni della sua vita.

Incuriositi da questa insolita piega degli eventi? E lo sarete ancora di più nel seguire le gesta terribili della protagonista e di tutti i personaggi che entreranno a far parte della sua vita disperata.

Solène Bakowki descrive in modo crudo, quasi verista, le vicende della protagonista, in un monologo quasi ininterrotto come un flusso di coscienza. O come una confessione che lei, Anna-Marie, rivolge a noi lettori, con i monumenti e i parchi di Parigi a fare da testimoni. E l’autrice riesce a mantenere la tensione narrativa e le curiosità del lettore anche quando si vorrebbe dire “no, questo è troppo”, e poi chiudere il libro.

Alla fine non si riesce né a condannare la protagonista né a giustificare le sue azioni terribili. A mio parere " La borsa ” costituisce un’esperienza di lettura davvero singolare, forse più adatta a chi ama i classici francesi o russi piuttosto che i romanzi thriller e noir contemporanei. Un appunto lo voglio fare sul titolo, che quasi identico all'originale francese, pur avendo una sua motivazione, è piuttosto banale e poco accattivante per una scrittrice e una casa editrice emergenti.



" Le assassine " di Solène Bakowski, tradotto da R.Sabatini, è pubblicato dall'Editore Le Assassine, ed è disponibile sia in brossura sia in ebook. 



Recensione scritta originariamente per MilanoNera.







giovedì 12 aprile 2018

" Gli autunnali " di Luca Ricci, o dell'impossibilità di un amore duraturo all'interno di una coppia.





Luca Ricci, autore di racconti e drammaturgo, scrive sul “Messaggero “ e insegna scrittura, arriva con “ Gli autunnali “ alla sua prima prova come romanzo, dove confluiscono spunti dei suoi racconti precedenti, come spiega lui stesso nella nota al libro.

Il protagonista di “ Gli autunnali ” è un uomo senza nome e senza alcuna passione. Vaga in una Roma autunnale, dolente e sfatta. E’ l’unico periodo dell’anno nel quale un perdente si possa sentire accolto e compreso in una città che da eterna è diventata ormai morente.

Ossessionato dal disamore verso la moglie, nonostante sia ancora bella, il nostro uomo alla deriva è uno scrittore che ha smesso di scrivere, se non recensioni a pagamento sui libri altrui. Nel suo camminare attraverso una Roma distratta, il protagonista è accompagnato spesso dal suo amico Gittani, che come lui si è “ licenziato dal lavoro immane che è stato fare gli scrittori.”  

La ricerca di un amore (perché a questo mirano  le lunghe oziose passeggiate) porta il protagonista in un mercatino di libri usati, dove trova un vecchio libro sul pittore Modigliani. All’interno ecco il colpo di fulmine: una foto di Jeanne Hébuterne, la compagna di Modigliani. L’innamoramento diventa subito ossessione e il protagonista “sente” in casa la presenza della donna, mentre fa l’amore con la moglie. Ben presto incontra una donna, Gemma, cugina di sua moglie, in cui crede di trovare incarnato il fantasma della Hébuterne… (e non portiamo forse in ogni nuovo amore anche i fantasmi degli amori precedenti?)

Il fatto che Gemma abbia come compagno un pittore (fallito) di cui ben presto si scopre essere incinta, convince ancora di più il protagonista che Gemma sia la “reincarnazione” della compagna di Modigliani. Jeanne Hèbuterne, infatti, era all’ultimo mese di gravidanza quando si suicidò subito dopo la morte di Modigliani. Una storia di amor fou, l’unica che avrebbe potuto scuotere la fantasia e i sensi del nostro scrittore fallito. Così il protagonista senza nome inizia a vivere una vita segreta e parallela, prendendo il posto del pittore compagno di Gemma, fino ad accompagnarla anche agli esami di routine per la gravidanza.

In un crescendo di situazioni grottesche e oniriche, lo scrittore comprende che Gemma non è né potrebbe mai essere la reincarnazione della compagna di Modigliani. Viene abbandonato dalla donna e qui la sua ossessione amorosa prende strade oscure che lo portano verso un finale drammatico che non rivelo.

“ Gli autunnali ” è un romanzo che narra l’afasia amorosa all’interno di un rapporto affettivo di lunga durata e, nello stesso tempo, la passione che solo al di fuori di quel rapporto si può ricreare. Come ci spiega l’autore: “Ci si capiva alla perfezione unicamente tra sconosciuti, ecco perché gli inizi erano sempre belli. Ed ecco la fregatura dell’amore: c’era solo quando non c’importava davvero che ci fosse.”

L’essere umano è condannato alla ricerca di una passione che colmi il vuoto che avverte dentro di sé ogni giorno. Un vuoto che per il protagonista rappresenta il disamore per la moglie, l’impossibilità di continuare a scrivere, il fantasma del figlio nella cui stanza vuota dorme. Un figlio che se ne è andato, o è morto, e forse è anche questa la voragine di assenza inespressa in questa coppia.




“ Gli autunnali “ di Luca Ricci edito da La nave di Teseo, acquistabile sia in cartaceo sia in ebook.







giovedì 8 marzo 2018

" La ferrovia sotterranea " di Colson Whitehead, un romanzo ancora oggi necessario.







“ La ferrovia sotterranea ” è il romanzo di Colson Whitehead vincitore lo scorso anno del premio Pulitzer e del National Book Award.  

Nella Georgia della prima metà dell’Ottocento, la giovane schiava nera Cora decide di tentare la fuga dalla piantagione di cotone in cui vive e insieme all’amico Caesar inizia un duro viaggio verso il Nord e la libertà. Cora e Caesar si servono di una segreta e misteriosa ferrovia sotterranea, e fanno tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione dei neri ha forme diverse, dalle più simili alle condizioni nelle piantagioni di cotone ad altre molto più subdole ammantate di paternalismo. 

E’ singolare il motivo della ferrovia sotterranea che, portando in salvo schiavi fuggiti dalle piantagioni, attraversa il ventre degli stati del Sud. Forse metafora di una coscienza nera che scorre sotto terra come un fiume carsico per poi emergere molto lentamente cent’anni dopo. Oppure questa “Underground Railroad” (titolo originale), esistita come rete clandestina di abolizionisti che, nella prima metà dell’Ottocento, cercavano di far fuggire decine di migliaia di schiavi, è stata dall’autore semplicemente “materializzata”. 

Rendendola una creatura di ferro, binari, vagoni e scambi, stazioni fantasma, Colson Whitehead ha realizzato un romanzo storico e distopico nel contempo. Le vicende di Cora e dei suoi compagni, nelle piantagioni prima e nella fuga poi, sono verosimili. E altrettanto realistiche sono le figure dei bianchi, schiavisti crudeli e sadici da una parte, la maggioranza, e pochi illuminati abolizionisti dall’altra, a loro volta divisi fra ingenui idealisti e  furbi paternalisti preoccupati dal sopravvento numerico dei neri liberi.

Nonostante il romanzo sia colmo di avvenimenti orribili e raccapriccianti, non è riuscito ad appassionarmi o smuovere i miei sentimenti. E dire che a distanza di quasi 40 anni ricordo ancora con emozione la lettura di “Radici” (e la visione dello sceneggiato omonimo), che lasciò un marchio a fuoco nel mio animo. A favore del romanzo ascrivo la mancanza assoluta di cadute nel patetico.

Al termine della lettura di “ La ferrovia sotterranea ” ho avuto l’impressione che il romanzo sia stato ideato e costruito dall’autore, con coerenza stilistica, come “libro necessario”, e della sua necessità odierna negli Stati Uniti o nella nostra Italia non credo sia necessario argomentare. Comprendo come molti lettori afroamericani anche illustri ne siano stati toccati nel profondo, dall’ex presidente Barack Obama a Ophrah Winfrey.

Tuttavia, a malincuore, lo considero più un testo sociologico o pamphlet filosofico, in forma di romanzo, ottimamente tradotto da Martina Testa, che un capolavoro letterario come attesterebbero i vari premi conseguiti. Consiglio comunque la lettura a tutti, specialmente ai giovani.




“ La ferrovia sotterranea ” di Colson Whitehead, edizioni SUR, romanzo di 376 pagine  splendidamente tradotte da Martina Testa, è disponibile sia in versione cartacea sia in versione ebook.






sabato 17 febbraio 2018

" Era il mio migliore amico " di Gilly MacMillan e di come la verità possa avere molte facce diverse.







Gilly MacMillan con il suo terzo romanzo " Era il mio migliore amico " ci presenta un thriller davvero unico per lo stile e le tematiche che affronta all’interno della vicenda. I protagonisti sono due adolescenti: Abdi, figlio di rifugiati somali, e il suo migliore amico Noah. Quest’ultimo ha un serio problema di salute, ma non vado oltre per non creare spoiler.

La vicenda è ambientata in Inghilterra a Bristol, città dove vive l’autrice. La particolarità dello stile di questo thriller è che ci addentriamo nella vicenda attraverso vari punti di vista.  Sentiamo subito le voci di Abdi e Noah, i diretti interessati, e poi quelli di Sofia, che studia per diventare ostetrica, Nur, tassista, e Maryan, casalinga, rispettivamente sorella e genitori di Abdi. Dall’altro lato gli sguardi sono quelli dei genitori di Noah: il padre Ed è un fotografo molto famoso, sempre in giro per il mondo, mentre la madre Fiona si è dedicata alla famiglia.

Interessante è vedere le reazioni contrastanti dei vari personaggi, così come le interazioni fra le due famiglie, che velocemente si modificano con il precipitare degli eventi. O forse i rapporti fra le due famiglie erano già artificiosi in partenza: troppe differenze etniche, sociali, culturali. Il thriller prende avvio da una mostra di Ed, nella quale sono esposte molte fotografie fatte in Etiopia, anche nel campo rifugiati dove si trovavano i genitori di Abdi.

Ma sempre di un thriller con la ricerca di un colpevole si tratta: e abbiamo anche il punto di vista dell’osservatore esterno, Jim Clemo, il detective incaricato del caso. Appena rientrato in servizio dopo un congedo forzato per un caso complesso, Clemo si ritrova a gestire indagini e rapporti umani particolarmente conflittuali, anche perché i due protagonisti sono adolescenti.

Gilly MacMillian sembrerebbe mettere troppa carne al fuoco in questo romanzo: le diversità etniche e culturali, le classi sociali inglesi, le malattie gravi degli adolescenti, il problema dei rifugiati politici. Ma a fare da collante in mezzo a questi temi importanti c’è proprio l’amicizia intensa, a tratti ossessiva, fra i due ragazzi Noah e Abdi, come il titolo del romanzo indica. E questo thriller è la prova che si possono toccare temi scottanti e delicati insieme in modo incisivo, ma con sensibilità, anche in un romanzo di genere.

“Era il mio migliore amico” ha un ritmo serrato, ed è ottimamente tradotto da Tullio Dobner (non potrebbe essere diversamente, visto che Dobner è IL traduttore di Stephen King). E’ un thriller atipico che mi ha positivamente colpito per l’introspezione nei personaggi e per la profondità dei temi toccati. Lo consiglio a chi cerca un romanzo avvincente ma che faccia anche riflettere dopo averlo terminato. 




" Era il mio migliore amico " di Gilly MacMillian è un romanzo di 332 pagine che leggerete d’un fiato, domandandovi fino all’ultimo chi sia davvero il colpevole. Pubblicato da Newton Compton sia in cartaceo sia in ebook.





giovedì 16 novembre 2017

" La donna nella pioggia" di Marina Visentin e di una donna alla ricerca delle proprie radici.







“La donna nella pioggia” di Marina Visentin, è un romanzo che spariglia le carte in tavola più volte, mantenendo però la  suspense  necessaria a definirlo un thriller. In effetti la protagonista e voce narrante, Stella, ci racconta di una serie di piccoli incidenti e traumi che fanno pensare a un giallo psicologico. Lei, illustratrice di libri per bambini, è una donna apparentemente realizzata, con due bambine, un marito che la ama e una bellissima casa nel centro di Milano.

Gli incidenti apparentemente banali sembrano il campanello d’allarme di una crisi interiore, di una frustrazione irrisolta o di traumi del passato che non vogliono riemergere dall’inconscio. Stella comincia a sentirsi estranea alla sua vita quotidiana, perde contatto con la realtà, non è più in grado di svolgere il suo lavoro e seguire le bambine. Non bastano né l’aiuto psicologico di farmaci né la presenza in casa di Nina, una cameriera ucraina anche troppo efficiente, a farla stare meglio.

La pioggia incessante su Milano sembra far presagire un esaurimento nervoso al limite del borderline. Improvvisamente l’autrice vira e ci stupisce: Stella non è poi così visionaria, e la sua vita non è così perfetta come sembrava: il marito la tradisce da anni e proprio con la sua migliore amica, la scrittrice per la quale crea i suoi disegni.

In verità assistiamo solo all’apertura del vaso di Pandora, perché Stella comincia  a dubitare anche del suo padre adottivo, del passato che le è stato raccontato, della verità sulla morte di sua madre.E’ proprio qui che inizia, a parer mio, la parte più interessante e meglio riuscita del romanzo: Marina Visentin accompagna Stella a ritroso nella sua vita di bambina, facendole incontrare persone che appartengono a un passato famigliare che non ha avuto modo di conoscere. 

Per scoprire la verità sulla morte della madre, la protagonista deve anche indagare sul suo vero padre, che forse non è morto, contrariamente a quanto raccontato dal padre adottivo. Le indagini di Stella le fanno affrontare un passato storico che affonda le radici nel terrorismo nero, a volte colluso con le forze dell’ordine.

A un certo punto Stella affida le figlie al quasi ex marito e parte per l’Argentina. Quest’ennesima svolta nel romanzo mi è piaciuta molto, forse perché l’Argentina e la Terra del Fuoco sono due luoghi che desidero visitare da sempre. Marina Visentin è abile nel descriverci il cambiamento dei paesaggi in contrasto con l’evoluzione della protagonista: da mamma ansiosa e priva di fiducia in se stessa, a donna coraggiosa che non ha più paura né di viaggiare sola né di scoprire la verità sul suo passato.  I colpi di scena non mancano, e fino all’ultimo si rimane con il fiato sospeso: non aggiungo nulla sul finale a Ushuaia, perché il cerchio si chiude in maniera violenta ma perfetta.

Un romanzo che mi ha stupito davvero, per la scrittura attenta ai dettagli psicologici ma capace di mantenere un ritmo e una tensione elevati fino alla fine. E nella figura della protagonista molte donne potranno rintracciare elementi in cui rispecchiarsi.

" La donna nella pioggia " di Marina Visentin edito da PIEMME è disponibile sia in ebook sia in versione cartacea.



Recensione scritta originariamente per MilanoNera: la potete leggere anche sul sito cliccando qui



giovedì 9 novembre 2017

" Copenaghen" , verità imperfette e ricerche scientifiche che distruggono il genere umano.





“Penso che sarebbe stato un errore imperdonabile pensare di dar vita a una Compagnia teatrale che porti il mio nome senza pensare all’opportunità di rimettere in scena uno spettacolo come Copenaghen“ racconta Umberto Orsini, interprete con Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice del celebre testo di Michael Frayn. 

Con questa frase Orsini ha motivato la scelta di portare a teatro una piéce già rapresentata una decina di anni fa dallo stesso trio di attori. Il testo continua a risultare estremamente attuale per due motivi: perché analizza il dilemma etico che dilaniò (forse) gli scienziati che progettavano la bomba atomica e perché ce lo racconta attraverso tre narrazioni differenti di un evento avvenuto nel passato. L’episodio che è il fulcro della pièce è avvenuto nel 1941 a Copenhagen, nella Danimarca occupata dai nazisti.  Il fisico danese Niels Bohr e sua moglie Margrethe accolgono Werner Haisenberg, fisico tedesco dapprima allievo poi collega di Bohr.

Richiamandosi alle teorie fisiche dell’indeterminazione i tre personaggi evocano l’incontro in modo assai diverso, con un metodo che ricorda la narrazione dei testimoni di Rashomon. Chi ha impedito davvero l’utilizzo della bomba atomica da parte della Germania nazista? Heisenberg che, volontariamente o per incapacità, tergiversò su importanti scoperte di altri suoi colleghi? O Bohr, che fuggì dalla Danimarca occupata per rifugiarsi negli Stati Uniti, dove però contribuì alla costruzione della bomba atomica che distrusse Hiroshima? Il gioco dialettico fra i 3 protagonisti è intenso ma frizzante, colmo di sottintesi dove l’ironia di Popolizio fa propendere gli spettatori per la tesi di Heisenberg.


Il palcoscenico è costruito come un’aula universitaria, arredata solo con 3 sedie ed enormi lavagne dove formule incomprensibili (per chi è digiuno di fisica come la sottoscritta) vengono spiegate e poi modificate dei due fisici. 

L’impianto drammaturgico è classico, austero ma non algido grazie al ritmo e all’intensità espressiva dei tre straordinari attori. Giuliana Lojodice raccoglie l’empatia del pubblico femminile sia raccontando aneddoti sulla vita famigliare, sia mostrando un distacco critico verso entrambi gli uomini. Massimo Popolizio e Umberto Orsini, sull’altro fronte, si rimproverano errori nella ricerca e mancanze etiche, in un crescendo di dialogo fra allievo e maestro che ci lascia alla fine con il dubbio irrisolto “Chi è stato davvero sincero? “ e ancora “ Esiste un’unica verità?” ...


Uno spettacolo superbo da vedere per poi riflettere; al Teatro Argentina fino a domenica 12 novembre e poi in tournée.


Copenhagen

di Michael Frayn
traduzione Filippo Ottoni e Maria Teresa Petruzzi
regia Mauro Avogadro
con Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice 



sabato 7 ottobre 2017

" La ragazza scomparsa " di Angela Marsons, una nuova indagine di Kim Stone.







Il terzo libro con le indagini di Kim Stone arriva finalmente in Italia. “ La ragazza scomparsa “ segna una svolta nel modus operandi della spigolosa detective della Black Country. Per la prima volta deve occuparsi del rapimento di due bambine,  Charlie e Amy, su richiesta di Karen, madre di Amy, una donna che arriva dal passato di Kim.

Ma la sfida più difficile per lei è quella di doversi trasferire con tutto il suo team nella casa di una delle due famiglie delle bambine rapite. Vivere 24 ore su 24 a diretto contatto con il suo team e, soprattutto, con i genitori angosciati  e tutt’altro che entusiasti del modo di indagare, sembra essere davvero un ostacolo in più per la soluzione del caso.

In questo romanzo Angela Marsons è particolarmente brava a mostrarci come anche le amicizie più sincere o i matrimoni più felici vengono messi a dura prova quando è in gioco la vita di un figlio. E il gioco sadico dei rapitori delle due bambine è proprio quello di mettere i genitori l’uno contro l’altro, lasciando capire con sms sibillini che una sola delle bambine verrà rilasciata dopo il pagamento di un ingente riscatto.

Kim Stone si convince, leggendo i messaggi, che dietro questo crimine non ci siano solo i soldi come motivazione. E un caso analogo di duplice rapimento avvenuto nella stessa zona, risoltosi senza pagamento di alcun riscatto ma con la liberazione di una sola delle bambine, diventa il punto di partenza delle sue indagini meticolose e poco ortodosse nel contempo.

La detective deve anche fare i conti con i sensi di colpa perché durante la vicenda un testimone oculare importante viene ucciso. In aggiunta allo stress per il tempo ristretto in cui deve riuscire a salvare le bambine, è costretta a ritornare con la memoria agli anni della sua adolescenza, vissuta come Karen passando da una famiglia affidataria all’altra.

Angela Marsons ci fa penetrare nella mente e nei segreti dei vari personaggi con la sua solita maestria. Il tasso adrenalinico è così elevato che dovrete finire il libro il più in fretta possibile, per scoprire se le bambine verranno salvate e i sadici colpevoli arrestati. Alcuni colpi di scena davvero inaspettati vi lasceranno però in sospeso fino alle ultime pagine.

Brava Angela Marsons, si merita il successo di lettori anche in Italia. Aspettiamo con curiosità il capitolo n. 4 delle indagini di Kim Stone, che è diventata uno dei personaggi di crime fiction che amo di più. 



" La ragazza scomparsa " di Angela Marsons è disponibile sia in versione cartacea sia in versione ebook e lo potete acquistare anche dal sito della Newton Compton  Editori qui


Recensione scritta originariamente per MilanoNera: la potete leggere anche sul sito cliccando qui




mercoledì 27 settembre 2017

" Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone " di Maurizio de Giovanni, un audiolibro letto da Peppe Servillo !





Dopo il dibattito mai sopito fra i lettori di libri in cartaceo e i lettori di ebook, ecco che ci troviamo di fronte a una nuova (almeno in Italia) modalità di lettura: gli audiolibri. Io, che sono curiosa per natura e che ho già sperimentato l’ascolto di grandi romanzi con il programma Ad Alta Voce di Radio3, ho voluto provare. Sono stata anche molto fortunata: ho scelto “ Cuccioli per i bastardi di Pizzofalcone ” di Maurizio de Giovanni, letto da Peppe Servillo, per gli audiolibri Emons. Sono un’appassionata dei romanzi della serie di Pizzofalcone, ma sono anche un’ammiratrice di Peppe Servillo, che ho ascoltato dal vivo  più volte con i suoi Avion Travel e di cui ho tutti i CD.

Ascoltare la prosa precisa e, nello stesso tempo, calda e avvolgente dell’autore con la voce “magica” di Peppe Servillo è stata davvero una piacevole scoperta. Pareva davvero di camminare nei vicoli di Napoli o di assistere alle scaramucce fra i vari personaggi in commissariato. 

Chi non ha visto la serie televisiva può immaginarsi Lojacono, Piras e Aragona ascoltando la voce suadente di Peppe Servillo. Chi invece, come la sottoscritta, non si è persa una puntata, li rivedrà vivere davanti agli occhi esattamente come alla Tv, ma con un diverso punto di vista. Insomma leggendo il romanzo o guardando la serie vediamo i personaggi “dal di fuori”, con la voce di Servillo ci sembra di entrare, capitolo dopo capitolo, con leggerezza nella mente e nel cuore di Lojacono e di tutti gli altri.

Io non riesco a leggere ascoltando musica, le note mi distraggono, devo avere il silenzio quasi assoluto attorno a me. Con l’audiolibro Emons, mi è successo invece il contrario: ho ascoltato metà romanzo bloccata per 3 ore sul raccordo romano, e le vicende dei Bastardi di Pizzofalcone mi hanno soccorso portandomi altrove. 

L’altra metà del romanzo l’ho ascoltata camminando in spiaggia e anche lì tutta la realtà attorno a me si è volatilizzata. Quindi esperimento audiolibro riuscito: oltretutto non so più dove sistemare nuovi libri in casa, e l’audiolibro ha un ingombro assai ridotto.


Che cosa chiedere di più? Ora mi piacerebbe proprio ascoltare un altro autore che amo molto, Georges Simenon, letto da Giuseppe Battiston, o “Ragazzi di vita” letto da Fabrizio Gifuni, oppure Kundera letto dal mio attore preferito, Fabrizio Bentivoglio, oppure…. Grazie Emons audiolibri! 



Potete comprare questo e tutti gli altri audiolibri Emons anche direttamente sul sito della Casa Editrice



Recensione scritta originariamente per MilanoNera: la potete leggere sul sito cliccando qui







domenica 27 agosto 2017

" La donna di ghiaccio " di Robert Bryndza e le prime indagini dell'investigatrice Erika Foster in una Londra multiforme.







Niente di meglio per sfuggire al caldo torrido di queste settimane che tuffarsi nel gelo invernale londinese leggendo “ La donna di ghiaccio ” di Robert Bryndza. Infatti è proprio nell’acqua ghiacciata di un parco di Londra che viene trovato il cadavere di Andrea Douglas-Brown. Figlia bellissima e molto viziata di un politico laburista, pare essere stata vittima di una doppia vita di cui né il fidanzato né la famiglia erano a conoscenza.

La detective Erika Foster, però, non si lascia ingannare dalle apparenze e indaga senza farsi alcuno scrupolo anche nell’ambiente famigliare altolocato. Un bel personaggio questa Erika: non più giovane, ha visto morire davanti a sé il marito durante un’azione di polizia. Viene richiamata a lavorare a Londra in parte per la sua abilità investigativa, in parte perché è slovacca come la madre della giovane vittima. Ma entrambe queste caratteristiche diventano subito un’arma a doppio taglio. Erika, con il suo piglio deciso, si inimica subito i famigliari della vittima e anche alcuni nuovi colleghi per il suo metodo di indagini poco ortodosso.

E’ interessante vedere come l’autore riesce a mostrarci le differenze profonde e visibili fra un quartiere e l’altro di Londra, anche quando sono abbastanza contigui. Nello stesso tempo proprio perché Erika Foster, la protagonista, è inglese ma di origine straniera, attraverso le sue vicissitudini comprendiamo le disparità di trattamento, anche da parte della polizia, verso le classi sociali elevate rispetto ai meno abbienti, che finiscono spesso ai margini della società.

Il thriller comunque ha un notevole ritmo narrativo e vari colpi di scena inaspettati prima di arrivare alla cattura del colpevole (o dei colpevoli, lascio in sospeso per i lettori…). La figura anonima che segue la protagonista per buona parte del romanzo è sicuramente un escamotage che aggiunge suspense alla vicenda. 

Quello che forse manca è un maggiore approfondimento sul carattere e sul passato di Erika Foster, ma essendo il primo giallo di Robert Bryndza con questa protagonista e visto il grande successo fra i lettori inglesi e le numerose traduzioni in altri paesi, mi aspetto di trovare un personaggio più definito nel prossimo libro con la stessa protagonista.


" La donna di ghiaccio " di Robert Bryndza tradotto dall'inglese da Sandro Ristori è pubblicato in Italia da Newton Compton Editori: 370 pagine di brividi che potete leggere sia in versione cartacea sia in versione ebook. 

Robert Bryndza è uno scrittore inglese che, dopo aver scritto vari romanzi di genere rosa, ha esordito nel thriller con " La donna di ghiaccio ", il primo di una serie con Erika Foster protagonista. 



Recensione scritta originariamente per MilanoNera: la potete leggere sul sito cliccando qui