Ho acquistato il libro di Jenny Diski all’inizio del 2018, perché Doris Lessing è sempre stata una dei miei scrittori preferiti e mi incuriosiva
il punto di vista dell’autrice, che da adolescente aveva vissuto con lei.
Nonostante questa curiosità, il libro della Diski è rimasto sul mio comodino con altri, in attesa per mesi.
Dopo la morte di mio padre, alcuni mesi fa, ho sentito che " In gratitudine " mi chiamava (capirete perché se lo leggerete). Ma solo quando mi sono ritrovata con la stessa malattia dell’autrice,
anche se non in forma così grave e drammatica, ho compreso che la lettura non
poteva più essere rimandata.
E mi sono trovata così di fronte a molto più di quanto
mi aspettassi, in ogni senso. Jenny
Diski, all’età di quindici anni, venne accolta in casa da Doris Lessing che ne diventò la
tutrice. Era una ragazzina con due genitori anaffettivi, incapaci di darle una
qualsiasi indicazione su come affrontare la vita. Jenny, nonostante la
giovanissima età, aveva già collezionato alcune fughe da casa, un tentativo di
suicidio e un ricovero in un ospedale psichiatrico. “Era un piccolo reparto di
psichiatria in una grande villa, popolato per lo più da giovani, anche se
nessuno era giovane quanto me. Diventai la trovatella ufficiale. Io ero
affascinata, mi sentivo quasi a casa e finalmente accudita.” Difficilmente
può risultare comprensibile quest’ultima frase a una persona che non è mai
stata ricoverata in un posto simile, provenendo da una famiglia disfunzionale.
Questa è la ragazzina che viene accolta in casa dalla
scrittrice già molto famosa, dietro suggerimento del figlio Peter che di Jenny
era compagno di scuola. Doris Lessing
pensava che Jenny avrebbe ripreso la scuola in collegio, così da doversi
occupare di lei solo durante le vacanze estive. Ma le cose non andarono così. E
la narrazione di Jenny ci mostra una
Lessing molto diversa da quella che molti lettori, e soprattutto lettrici,
possono immaginare.
Io mi sono fatta un’idea su di lei come donna anche perché sto
leggendo la sua autobiografia, pubblicata da Feltrinelli. Mi ha stupito il
fatto che avesse portato con sé a Londra solo il figlio Peter, nato dal suo
secondo matrimonio con Gottfried Lessing; gli altri due figli John e Jean,
ancora piccoli, li lasciò in Rhodesia con il primo marito Frank. E se con i due
figli del primo matrimonio Doris Lessing
non ebbe praticamente più alcun rapporto, con Peter creò invece un rapporto
simbiotico.
Un legame così totalizzante da non permettere mai a
Peter di avere una sua vita indipendente, tanto che madre e figlio, dopo aver
abitato sempre insieme, morirono a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro. “ A
quel punto Peter era diventato diabetico, e un’infermiera della zona passava a
fargli le iniezioni di insulina. Ma prima dell’ictus Doris gli dava esattamente
le stesse cose che i diabetici non dovrebbero mangiare: cioccolato, budino al
toffee, patate, zucche, stufati, torte…” uno dei tanti aneddoti narrati
da Jenny Diski che illumina sul loro
rapporto madre-figlio.
Ma “ In
gratitudine ” non è una mera raccolta di pettegolezzi, simili a quelli sui
suoi amici e amanti che la stessa Doris Lessing
raccontava alla giovanissima Jenny. L’autrice elabora un’analisi dura e
impietosa, anche se mai cinica, sui rapporti spesso tragici che possono
incatenare i figli ai loro genitori, siano essi biologici, adottivi o
affidatari, come fu Doris Lessing
per la giovane Jenny Diski.
E nel
contempo è anche il resoconto delle disavventure assurde e tragiche di una
ragazzina sbandata in una Londra anni sessanta, che non era così swinging come appariva
a me, che ne ero innamorata alla stessa età di Jenny.
A tratti l’autrice insinua il
dubbio se sia lecito per gli scrittori utilizzare nelle proprie opere le
esperienze di vita di famigliari, amici, amanti, così come se sia corretto
mentire sulla propria vita privata. “ In
gratitudine ” è anche il racconto impietosamente lucido, ma anche molto ironico,
di una scrittrice che si sottopone alla radio e alla chemioterapia, pur sapendo
di non poter guarire. Perché si può essere autoironici anche parlando delle
cadute sui marciapiedi, per colpa delle terapie, e degli acquari vuoti negli
ospedali londinesi. E la Diski
riesce magnificamente anche in questo.
Lascio a chi leggerà il libro decidere quanta verità
sia nel memoir di Jenny Diski e
quanta nei libri e nell’autobiografia di Doris
Lessing. Alla fine di tutto, rimane al lettore e soprattutto alla lettrice,
un’unica domanda, alla quale Jenny Diski,
forse, ha saputo rispondere. “Perché cazzo mi è toccata tutta questa
merda?”
Un libro da leggere per chi ancora si sta ponendo questa domanda, ma anche per chi non se l’è mai posta nella vita. Un libro necessario per chi ha letto
e amato tutti i libri della Lessing,
che troverà in Jenny Diski uno stile
narrativo rigoroso e un approccio alla vita estremamente distanti da quelli
dell’autrice premio Nobel.
Il mio rammarico è di aver conosciuto Jenny Diski solo dopo la sua morte, ma
sono grata a NN Editore che, dopo “ In gratitudine ”, pubblicherà anche i
suoi due libri reportage di viaggi “Stranger
on a Train” e “Skating to
Antarctica” .
“ In gratitudine ” di Jenny Diski, intenso e
acuto memoir di 272 pagine, tradotto magistralmente da Fabio Cremonesi, può essere acquistato anche direttamente sul sito
della NN Editore.













